Dieci anni dopo la sua uscita, The Witcher 3: Wild Hunt continua a fare rumore. Non solo perché ancora oggi resta stabilmente nelle classifiche dei più giocati, il che sarebbe già una rarità per un RPG single-player nel 2026, e che diventa ancor più incredibile se pensiamo che è uscito originariamente nel 2015, ma perché, se i rumor dovessero trovare conferma, CD Projekt RED starebbe per riportarci sul Continente con un nuovo DLC.
Una mossa che ha il sapore del déjà-vu, della nostalgia, e di un’operazione strategica molto più complessa di quanto possa sembrare.
Le indiscrezioni non arrivano da un tweet sperduto o da un fan troppo entusiasta: parliamo di analisti finanziari, insider dell’industria polacca e commenti sfuggiti in conference call che, pur senza dire nulla esplicitamente, suggeriscono un “qualcosa” in arrivo nel 2026.
Qualcosa che, stando ai report, potrebbe essere sviluppato da Fool’s Theory, ovvero lo stesso team che sta lavorando al remake del primo The Witcher e guidato da figure che hanno firmato quest design su The Witcher 2 e 3. Non esattamente degli estranei.
Perché ora? E perché The Witcher 3?
La domanda più ovvia è anche la più interessante: cosa spinge CD Projekt Red a tornare su un gioco del 2015, quando ha già in cantiere The Witcher 4, il remake del primo capitolo e un progetto multiplayer? Ebbene, la risposta potrebbe essere meno banale di quanto sembri.
Da un lato c’è la strategia. Un nuovo DLC di The Witcher 3 sarebbe un modo potentissimo per riaccendere l’hype in vista dell’arrivo della nuova generazione di Witcher, che sappiamo già essere guidata da Ciri. Le stime degli analisti parlano di 11 milioni di copie vendute, una cifra che da sola chiarisce perché l’idea sia così appetibile.
Dall’altro c’è la narrativa. Per quanto conclusivo e poetico sia stato il finale di Blood and Wine, sappiamo che non tutto è stato chiuso definitivamente, e CDPR potrebbe voler creare un ponte ideale verso The Witcher 4. E un ponte, per definizione, collega ma soprattutto trasforma. Ed è qui che iniziano le preoccupazioni.
Il Lupo Bianco è sempre stato un protagonista sui generis: vecchio, stanco, grigio dentro più che nei capelli, ma incredibilmente testardo nel continuare a vivere il suo mestiere.
E proprio per questo Blood and Wine aveva funzionato così bene: non imponeva una fine, la suggeriva. Corvo Bianco era un epilogo, non un epitaffio.
Un DLC nel 2026, però, rischierebbe di ribaltare quel delicato equilibrio: se la sua funzione è davvero quella di “preparare il terreno” per The Witcher 4, allora potrebbe dover chiarire perché Ciri è ufficialmente il futuro della saga e che ruolo (o non-ruolo) avrà Geralt nella storia che verrà... e le possibilità non sono particolarmente rassicuranti.
Insomma, per i giocatori sarebbe un regalo; per la saga sarebbe un tassello importante. Ma per Geralt potrebbe essere una condanna.
Ritorno in un luogo che abbiamo solo immaginato
La voce più insistente lega il nuovo DLC alla regione di Zerrikania, terra quasi mitologica che nei libri prende forma attraverso riferimenti sparsi e atmosfere esotiche, lontane dagli scenari più cupi dei Regni del Nord. Un luogo dove i draghi non sono solo creature da abbattere ma divinità da venerare.
Sarebbe il primo viaggio realmente “oltre” i confini storici della saga videoludica, e questo ha perfettamente senso se lo scopo è aprire nuovi orizzonti. Un ultimo capitolo per Geralt, ambientato in una terra che non porta il peso dei suoi ricordi, dei suoi nemici e dei suoi affetti, sarebbe un modo elegante per slegarlo dal continente che, di fatto, sta passando nelle mani di Ciri. E questo ci porta all’altro punto caldo della vicenda: Cyberpunk 2077.
Vi starete chiedendo "ma che diavolo c'entra Cyberpunk 2077 con The Witcher?" Ebbene, se The Witcher 3 torna, Cyberpunk potrebbe fare lo stesso. CD Projekt Red ha più volte detto che Phantom Liberty sarebbe stato l’unico DLC di Cyberpunk 2077; peccato che abbia già dimostrato più volte che “ultimo aggiornamento” non significa necessariamente quello che sembra. Patch 2.1 doveva essere l’ultima corposa. Poi sono arrivate 2.2 e 2.3.
Se un DLC tardivo per The Witcher 3 dovesse funzionare, non è folle immaginare un contenuto ponte anche tra Cyberpunk 2077 e Project Orion. Ancora più se consideriamo che nessuno degli attuali finali di V offre un punto di partenza chiaro per un sequel e che CDPR, dopo il disastroso lancio del 2020, ha tutto l’interesse nel continuare la sua lenta ma costante opera di redenzione.
Una mossa brillante… ma non senza rischi
Che il DLC di The Witcher 3 sia reale o meno, la sola idea ha acceso un dibattito enorme. Per molti è l’occasione perfetta di tornare in un mondo che ha definito un’epoca del gaming; per CD Projekt potrebbe essere una masterclass di strategia commerciale e narrativa.
Ogni ponte, però, ha un pedaggio, e nel nostro caso potrebbe essere Geralt di Rivia: non più il Witcher vagabondo che sceglie quando combattere, ma una figura il cui destino viene finalmente, forse dolorosamente, scritto.
Se questo DLC esiste davvero, nel 2026 non torneremo solo a cacciare mostri, bensì torneremo a chiudere un capitolo. Forse l’ultimo.