Lo sviluppo di un videogioco è un percorso fragile, spesso imprevedibile. Basta un cambio di leadership, un budget che evapora, una ristrutturazione interna o un pivot creativo per trasformare un progetto promettente in fumo totale, e un annuncio pieno di hype in un nome che sopravvive soltanto nei thread dei fan. Purtroppo, l’era PS4 non è stata diversa: per quanto abbia regalato alcuni dei titoli più importanti della storia PlayStation, è stata anche la generazione delle occasioni mancate, dei trailer spettacolari senza un gioco dietro, dei progetti che si sono persi nella nebbia.
Dalle collaborazioni da sogno che si sono sbriciolate sotto il peso delle tensioni interne, ai titoli ambiziosi destinati a essere troppo grandi per la loro epoca, fino ai ritorni annunciati e poi dissolti nel silenzio: in questo articolo vi abbiamo racchiuso una lista dei giochi che avrebbero dovuto arrivare su PS4 ma non lo hanno mai fatto, quelli che oggi esistono solo come demo, prototipi o testimonianze di un’industria dove non sempre talento e visione bastano a portare un progetto al traguardo.
Alcuni sono stati cancellati esplicitamente, altri si sono trasformati in un enigma senza risposta, altri ancora continuano a esistere in un limbo produttivo che sembra eterno. In tutti i casi, rappresentano una finestra su ciò che avrebbe potuto essere e non sarà... almeno non sulla vecchia generazione PlayStation.
Silent Hills
La storia di Silent Hills è quella di un sogno che si sgretola in diretta mondiale. Tutto nasce da P.T., il “Playable Teaser” pubblicata a sorpresa nel 2014, che in pochi minuti riesce a ridefinire il concetto stesso di horror interattivo. Un corridoio, un loop infinito, un design audio da incubo: bastarono questi elementi per scatenare l’immaginazione dei fan e per rivelare, solo al completamento della demo, che dietro il progetto c’erano Hideo Kojima, Guillermo del Toro e Norman Reedus. Una combinazione così incredibile da sembrare finta.
E infatti lo è diventata. Nel 2015, dopo le tensioni fra Kojima e Konami, il progetto venne cancellato e P.T. rimossa dallo store, diventando uno dei “reperti” digitali più ricercati di sempre. Di Silent Hills non sapremo mai davvero cosa sarebbe stato: una rivoluzione del genere? Una visione horror autoriale? L’erede spirituale di Silent Hill 2? Quel che resta è un rimpianto collettivo e la consapevolezza che un team di quel calibro difficilmente tornerà insieme.
Star Wars 1313
Star Wars 1313 rappresenta uno dei più grandi “what if” dell’intera galassia lontana lontana. Sviluppato da LucasArts e ambientato nei meandri criminali dei livelli inferiori di Coruscant, il gioco avrebbe messo i giocatori nei panni di un giovane Boba Fett. Il tono era maturo, sporco, più vicino a Blade Runner che ai classici Jedi contro Sith. I trailer mostrati all’E3 2012 fecero impazzire i fan: sembrava finalmente arrivato lo Star Wars narrativo e cinematografico che tutti desideravano.
Ma nel 2013 arrivò la scure dell’acquisizione Disney. LucasArts venne ristrutturata, molti progetti cancellati e 1313 sparì senza un vero saluto. Negli anni è riaffiorata qualche clip, qualche concept art, perfino dichiarazioni entusiaste da parte dello stesso Lucasfilm, ma mai nulla di concreto. Oggi è chiaro: Star Wars 1313 non tornerà. Rimane solo il rimpianto per un gioco che avrebbe potuto raccontare il lato più oscuro e affascinante dell’universo di George Lucas.
Little Devil Inside
Di Little Devil Inside si parla dal 2014, è uno di quei casi in cui l’estetica irresistibile e la creatività sembravano destinate a sfociare in un piccolo capolavoro. Il progetto di Neostream Interactive voleva mescolare action-adventure, sopravvivenza, umorismo surreale e un mondo pienissimo di personalità, tutto con una direzione artistica minimalista ma sorprendentemente evocativa. Ogni trailer faceva innamorare e alimentava la speranza di vederlo presto su PS4.
Dieci anni dopo, quel momento non è mai arrivato. Rimandato più volte, passato attraverso una riduzione del team e un approdo su Unreal Engine 5, Little Devil Inside è ancora in sviluppo, ma sempre più lontano dalla vecchia generazione PlayStation. Ogni nuova apparizione sembra un miraggio che si dissolve subito dopo, e ormai è chiaro a tutti: se mai uscirà, lo farà su PC e console moderne. Per PS4 resterà un simbolo della generazione… mancata.
Beyond Good and Evil 2
Ci sono sviluppi complicati… e poi c’è Beyond Good and Evil 2. Annunciato nel 2008, scomparso, riapparso nel 2017 con un trailer spaziale, e poi di nuovo inghiottito nel buio, questo progetto Ubisoft è diventato un’odissea che supera persino Duke Nukem Forever. Prequel del cult del 2003, prometteva pianeti esplorabili, sistemi di gioco profondi, libertà totale: un sogno troppo grande per qualunque console.
Le tragedie interne (inclusa l'ahimé scomparsa del creative director Emile Morel) e l’ambizione smisurata hanno trasformato lo sviluppo in un percorso interminabile. Ubisoft continua a sostenere che il progetto è vivo, ma a oggi è impossibile immaginare che possa ancora arrivare su PS4. È diventato un mito, una promessa ripetuta negli anni senza prove reali di esistenza. Insomma, per molti fan, Beyond Good and Evil 2 è ormai più vicino a una leggenda che a un videogioco.
The Wolf Among Us 2
Quando Telltale chiuse nel 2018, uno dei rimpianti più grandi fu la cancellazione di The Wolf Among Us 2, seguito dell’acclamata avventura noir ambientata nel mondo di Fables. La rinascita dello studio sotto LCG Entertainment accese una scintilla di speranza: nel 2019 il gioco venne riannunciato, con grafica rinnovata e un tono ancora più maturo. La promessa? Continuare la storia di Bigby Wolf con un nuovo motore e una produzione più curata.
Da allora, però, il silenzio è quasi totale. Lo sviluppo continua, almeno ufficialmente, ma senza gameplay, senza finestre di lancio, senza conferme tangibili. Quel che è certo è che, con Unreal Engine 5 e i tempi sempre più lunghi, il gioco non arriverà mai su PS4. Il rischio è che The Wolf Among Us 2 diventi una fiaba senza lieto fine, o peggio, un’altra promessa che svanisce nell’ombra, lasciando Bigby intrappolato in un limbo narrativo.
Agent
Agent è uno dei casi più enigmatici della storia Rockstar. Annunciato nel 2007 come esclusiva PS3, prometteva un thriller di spionaggio ambientato negli anni ’70, fra assassinii politici, intrighi internazionali e atmosfere da Guerra Fredda. Dopo l’annuncio, però? Silenzio totale. Nessun trailer, nessun aggiornamento, solo rinnovamenti del marchio e una serie di voci secondo cui il progetto era vivo... forse.
Il pubblico sperava che la PS4 fosse la generazione buona per riportare Agent alla luce, ma nel 2018 arrivò la conferma: il progetto era stato abbandonato. E nel 2025, lo stesso Dan Houser ha ammesso che Agent, per come era stato concepito, non avrebbe mai funzionato con il modello open world di Rockstar. Così, un gioco che poteva diventare il “GTA delle spie” è rimasto solo un nome su una lista di progetti morti troppo presto.
The Last of Us Online
Quando Naughty Dog annunciò che The Last of Us Part II avrebbe ricevuto una modalità multiplayer standalone, i fan esplosero di entusiasmo. Factions del primo capitolo era amatissimo, e l’idea di una versione moderna e ampliata, con elementi survival e una struttura da live-service, sembrava perfetta per dare nuova linfa alla formula. Nel 2018 il progetto venne confermato ufficialmente: il sogno di un The Last of Us Online era reale.
Poi arrivarono i problemi. Lo scope divenne troppo grande, il mercato live-service iniziò a collassare e, dopo cinque anni di sviluppo complicato, nel 2023 Naughty Dog annunciò la cancellazione del progetto. Un colpo durissimo per i fan, che speravano di portare la tensione tattica e brutale del gameplay di TLOU in un contesto competitivo moderno. Per PS4 resta solo Factions del 2014: un grande ricordo, senza erede.
Deep Down
Quando Capcom presentò Deep Down nel 2013, lo fece con un trailer che sembrava quasi una dichiarazione d’intenti: dungeon medievali, mostri colossali, loot, cooperativa fino a quattro giocatori e una forte componente procedurale. L’idea era quella di un “Dark Souls generativo” da vivere insieme, sostenuto dal nuovo motore Panta Rhei. Per l’epoca, una promessa enorme.
Poi… più nulla. Il marchio è stato rinnovato per anni senza novità concrete, fino alla sua scadenza nel 2020; con l’uscita di Yoshinori Ono da Capcom e la mancanza totale di comunicazioni ufficiali, Deep Down è diventato il simbolo dei progetti destinati a spegnersi lentamente. Un’idea affascinante rimasta intrappolata nel passato, troppo legata alla visione di una generazione che ormai non c’è più.