beh d'altronde le aziende sono aziende
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Ciao Marcello, grazie per la tua riflessione.
Sicuramente il sistema che, anche con le nostre scelte, abbiamo contribuito a consolidare non mi entusiasma. Premetto che sono un fan del modello americano che premia la flessibilità con cui le aziende possono assumere / ridurre la forza lavoro, perché se uno sviluppatore è molto bravo troverà facilmente un altro impiego nel settore.
Il mercato complesso di oggi porta inevitabilmente a momenti come questo, in cui vengono lasciate a casa molte persone, anche per l'esplosione dei costi a cui stiamo vivendo tutti.
Alla base però credo che il problema non nasca da chi ne parla, quanto invece dalle strategie sbagliate di chi è stato messo ai vertici delle rispettive aziende, e ha provato ad imporre la propria visione scommettendo su un'idea che si è poi rivelata sbagliata. Penso ad esempio a Microsoft, che con il precedente boss aveva puntato tutto sul far giocare le proprie esclusive anche su altre piattaforme, rendendo molto meno appetibile l'acquisto di una Xbox, o a Sony che negli ultimi anni ce la mena con i live service e pare abbia dimenticato che la differenza in fondo la fanno non tanto i giochi AAAAAA, quanto i grandi titoli esclusivi per quella specifica piattaforma, che nascono a volte anche da produzioni indie o comunque a budget relativamente ridotto (come alcune delle uscite dell'ultimo anno). Lasciare a piedi Kojima veramente è stata una mossa inconcepibile.
Anche perché in fondo decidiamo di comprare una console per un insieme di fattori: il prezzo è uno solo, ma il primo - almeno nel mio caso - è la presenza di titoli che trovo solo su quel sistema.
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beh d'altronde le aziende sono aziende
Grandissimo 😂, purtroppo non credo che coglierà mai la sua stessa citazione profondissima
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Grandissimo 😂, purtroppo non credo che coglierà mai la sua stessa citazione profondissima
Esatto, come quella di altrettanto successo in cui dicevo - parlando di certi anonimi nei commenti - che "i disagiati restano disagiati".
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Ciao Marcello, grazie per la tua riflessione. Sicuramente il sistema che, anche con le nostre scelte, abbiamo contribuito a consolidare non mi entusiasma. Premetto che sono un fan del modello americano che premia la flessibilità con cui le aziende possono assumere / ridurre la forza lavoro, perché se uno sviluppatore è molto bravo troverà facilmente un altro impiego nel settore. Il mercato complesso di oggi porta inevitabilmente a momenti come questo, in cui vengono lasciate a casa molte persone, anche per l'esplosione dei costi a cui stiamo vivendo tutti. Alla base però credo che il problema non nasca da chi ne parla, quanto invece dalle strategie sbagliate di chi è stato messo ai vertici delle rispettive aziende, e ha provato ad imporre la propria visione scommettendo su un'idea che si è poi rivelata sbagliata. Penso ad esempio a Microsoft, che con il precedente boss aveva puntato tutto sul far giocare le proprie esclusive anche su altre piattaforme, rendendo molto meno appetibile l'acquisto di una Xbox, o a Sony che negli ultimi anni ce la mena con i live service e pare abbia dimenticato che la differenza in fondo la fanno non tanto i giochi AAAAAA, quanto i grandi titoli esclusivi per quella specifica piattaforma, che nascono a volte anche da produzioni indie o comunque a budget relativamente ridotto (come alcune delle uscite dell'ultimo anno). Lasciare a piedi Kojima veramente è stata una mossa inconcepibile. Anche perché in fondo decidiamo di comprare una console per un insieme di fattori: il prezzo è uno solo, ma il primo - almeno nel mio caso - è la presenza di titoli che trovo solo su quel sistema.
I giochi fanno la macchina, sempre.
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Potresti mettere uno screen del commento ?
Io credo di aver letto la questione ma mi pare che il commento diceva che questi problemi ci sono da sempre e non che il mercato non è in salute, poi magari ti riferisci ad altri commenti
In ogni caso il giudizio sull’amministratrice di Xbox è fuori luogo e per niente professionale
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Grandissimo 😂, purtroppo non credo che coglierà mai la sua stessa citazione profondissima
ma chi ti ha chiesto qualcosa?
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Potresti mettere uno screen del commento ? Io credo di aver letto la questione ma mi pare che il commento diceva che questi problemi ci sono da sempre e non che il mercato non è in salute, poi magari ti riferisci ad altri commenti In ogni caso il giudizio sull’amministratrice di Xbox è fuori luogo e per niente professionale
Giudizio su chi? Eh? L’unico accenno ad Asha Sharma è una didascalia in una foto in cui domando se sappia cosa sta facendo, in modo del tutto imparziale. Boh.

Comunque no, il commento è stato silurato avendo bannato l’utente. La vita è troppo breve per perdere tempo con utenti anonimi.
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Giudizio su chi? Eh? L’unico accenno ad Asha Sharma è una didascalia in una foto in cui domando se sappia cosa sta facendo, in modo del tutto imparziale. Boh. Comunque no, il commento è stato silurato avendo bannato l’utente. La vita è troppo breve per perdere tempo con utenti anonimi.
Però ci fai un articolo a riguardo…
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«La scorsa settimana un brillante e arguto gamer anonimo mi accusava, in un commento sotto a un articolo, di costruire una narrazione volutamente faziosa sul fatto che il mondo del gaming sia in crisi nera. Secondo lui, in realtà, le cose non andrebbero poi così male e sarei io a essere disfattista, a dipingere un’industria sull’orlo dell’apocalisse soltanto per generare engagement.»

Il MAGA è arrivato anche nei videogiochi ormai...
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«La scorsa settimana un brillante e arguto gamer anonimo mi accusava, in un commento sotto a un articolo, di costruire una narrazione volutamente faziosa sul fatto che il mondo del gaming sia in crisi nera. Secondo lui, in realtà, le cose non andrebbero poi così male e sarei io a essere disfattista, a dipingere un’industria sull’orlo dell’apocalisse soltanto per generare engagement.» Il MAGA è arrivato anche nei videogiochi ormai...
eh ma "il MAGA ci salverà" come disse un altro utente tossico poi successivamente bannato.

comunque Pavo, in quale notizia c'era il commento dell'utente bannato? basta il titolo così me la cerco da sola
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«La scorsa settimana un brillante e arguto gamer anonimo mi accusava, in un commento sotto a un articolo, di costruire una narrazione volutamente faziosa sul fatto che il mondo del gaming sia in crisi nera. Secondo lui, in realtà, le cose non andrebbero poi così male e sarei io a essere disfattista, a dipingere un’industria sull’orlo dell’apocalisse soltanto per generare engagement.» Il MAGA è arrivato anche nei videogiochi ormai...
Sì al contrario però
L’autore sostiene che gli sia stato fatto un commento del genere ma non lo mostra
Poi dice che non ha tempo da perdere con questi soggetti ma poi ci scrive un articolo a riguardo
Dispiace tanto che la gente non si renda conto di quanto manchi un filo logico o un discorso coerente di base
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gli affari sono affari
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Però ci fai un articolo a riguardo…
Rispondo a te e all’altro fenomeno: sapete cos’è un incipit? Nel caso, googla.
Ecco, al massimo ho usato quel commento per questo motivo, visto che il mio pezzo verte su tutt’altro. Basta leggere oltre la quinta riga.
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Io non credo di aver costruito una crisi videoludica e a seconda del tipo di videogioco a cui ci riferiamo, sono bene contento della crisi e del potenziale affossamento del settore, se esiste. Secondo me, la crisi sta nella società intera, purtroppo, e si localizza nel passaggio da capitalismo a turbocapitalismo, dove non si cerca più un prodotto ed un guadagno, ma un guadagno maggiore, minore prodotto e maggiore velocità di produzione. A questo scopo, in un ottica globale, nasce l'IA, per accellerare numerose operazioni, di fatto accellerando il lavoro e togliendo lavoratori, che nel settore videoludico già vanno a cercare a ribasso in Cina o India. Il videogioco si apre alla simile crisi del cinema, proprio dei tempi Netflix, dove un prodotto è un prodotto, nel senso che viene obbligato a seguire delle regole, viene prodotto seguendo parole chiave, non possiede più libertà espressiva a livello artistico, quantomeno politico, nonchè, come il cinema, si fa anche mezzo ideologico. Credo che se esista una crisi videoludica, sia proprio in questi termini e la colpa risiede dal lato produttivo, considerando che questo detiene oggi di mezzi pubblicitari incontrastabili e che il giocatore possiede solo la scelta di comprare o non comprare, giocare o non giocare.
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Io mi permetto una cosa... la colpa è tantissimo anche della critica videoludica, anche vostra. Negli ultimi 15 anni almeno il gaming è diventato una roba "seria"... troppo per quello che il gaming è per davvero. Gossip, informazioni su autori, produttori... recensioni al centro di bufere, articoli clickbait... ci avete marciato non poco, mettendo in piedi una struttura molto parassiataria nei confronti di un mercato ricco come pochi.

Prima o poi doveva succedere, rosicando rosicando, non è rimasto più niente.
Sia ben chiaro ho detto ANCHE, non che io pensi ci sia una colpa unica, ma critica e giocatori (gli stessi che ora realizzano) sono parte di un implosione incredibile.
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Io mi permetto una cosa... la colpa è tantissimo anche della critica videoludica, anche vostra. Negli ultimi 15 anni almeno il gaming è diventato una roba "seria"... troppo per quello che il gaming è per davvero. Gossip, informazioni su autori, produttori... recensioni al centro di bufere, articoli clickbait... ci avete marciato non poco, mettendo in piedi una struttura molto parassiataria nei confronti di un mercato ricco come pochi. Prima o poi doveva succedere, rosicando rosicando, non è rimasto più niente. Sia ben chiaro ho detto ANCHE, non che io pensi ci sia una colpa unica, ma critica e giocatori (gli stessi che ora realizzano) sono parte di un implosione incredibile.
Sì esatto, credo fosse questa la critica che sia stata sostenuta o almeno è quello che leggo più spesso fra i commenti sotto questi articoli
Invece viene detto senza dimostrare nulla che qualcuno gli ha detto che non esiste nessuna crisi
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Pavo che diventa un Ironscutter-wannabe non era decisamente nella mia bingo card
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Rispettosamente, non sono d'accordo con il tuo punto di vista, e secondo me la colpa resta delle aziende.
Tra l'altro, alcuni degli elementi da te citati rientrano (a mia percezione) tra "i problemi", piuttosto che tra "le feature" richieste dai giocatori.
Ad esempio: battlepass, microtransazioni, always online, protezioni anticopia che castrano le performance e/o limitano l'accessibilità a determinate piattaforme, launcher terze parti obbligatori, diatribe sulla proprietà dei giochi e sulla conservazione, utilizzo di IA nei prodotti finali, raccolta dati, condizioni dei lavoratori, prezzi in costante aumento (che per quel che mi riguarda sono più che raddoppiati rispetto a 20 anni fa), promesse non mantenute al lancio, prodotti altamente politicizzati, mai rifiniti, mai ottimizzati, privi di visone creativa, remake che snaturano gli originali, e tanto altro ancora. Non elenco casi specifici per ogni voce, ma chi è nell'ambiente sono sicuro che riuscirà a trovarne almeno uno per ognuna. Per come la vedo io, tutti questi elementi hanno minato la fiducia del giocatore nelle case di sviluppo, cosa che ha determinato il fallimento di diverse IP, anche quelle già consolidate da tempo. Contestualmente, piccoli studi hanno dato prova di poter realizzare molto più con relativamente meno, e sono stati premiati dal pubblico per questo. Non va dimenticato, comunque, che esistono ancora grandi nomi che continuano a mietere successi, questo perchè hanno scelto (a differenza di altri) di concentrarsi sull'aspetto qualitativo anzichè quantitativo della produzione.
Ci tengo inoltre a sottolineare quanto questo mercato, per quanto possa essere aperto a tutti, stia lentamente e inesorabilmente diventando un hobby da "ricchi", poichè gli aumenti dei prezzi (per hardware e software) precludono a molti l'accesso (le console principali si avvicinano inesorabilmente ai 1000€, e l'hardware per PC è meglio se non lo consideriamo proprio). L'esperienza stessa del gamer è cambiata, trasformandosi da svago a "impegno mentale". Una volta i consolari dicevano "Compro la Play perchè non posso permettermi un PC e non ho voglia di smanettare con aggiornamenti, installazioni, ecc. Voglio solo inserire il gioco, avviarlo e giocare.", ma questo non è più, perchè appena accendi qualsiasi cosa, c'è un roundup di aggiornamenti da fare, e se sei anche nato disgraziato, e in un Paese dove non arriva la fibra, significa che "domani si gioca se tutto va bene".
Tutto questo perchè, sempre secondo la mia imperfetta interpretazione, le analisi di mercato si sono fatte su giochi in stile Fortnite, e quel modello è stato poi applicato da chi di videogames non capisce una fava, a IP essenzialmente diverse e incompatibili con esso. Per carità, non dico che se i giochi fossero fatti e finiti, senza microtransazioni, senza always online, accessibili a costi umani, con delle buone performance, multipiattaforma, una grafica decente, senza launcher terze parti, pubblicità, spyware, e fatti da persone e non da bot in condizioni di pieno rispetto del diritto del lavoratore, allora si avrebbe la ricetta per un successo (l'idea di fondo deve rimanere vincente), ma sicuramente la gente non li boccerebbe prima ancora di averli provati "perchè il publisher è Tiziovision o Ubicaio".
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