In un mondo che sogna gli influencer, Fortnite è diventato definitivamente un “videogioco pubblicitario”

Il fascino pubblicitario di Fortnite nel mondo che vuole essere influencer

Speciale
A cura di Valentino Cinefra - 29 Maggio 2019 - 5:52

C’è stato un sondaggio che, la settimana scorsa, ha fatto discutere. L’agenzia di comunicazione Klaus Davi & Co ha costruito un’analisi sulle aspirazioni lavorative dei giovani italiani, ed è venuto fuori che sopra ad occupazioni come (in ordine inverso di popolarità) avvocato, designer d’auto, chef, stilista di moda e fashion blogger, svetta con il 71% delle preferenze il lavoro da influencer. È difficile al giorno d’oggi non sapere cosa sia un influencer, ma vi diamo il beneficio del dubbio e ci affidiamo alla definizione dell’inossidabile Treccani: “Personaggio popolare in Rete, che ha la capacità di influenzare i comportamenti e le scelte di un determinato gruppo di utenti e, in particolare, di potenziali consumatori, e viene utilizzato nell’ambito delle strategie di comunicazione e di marketing.”. I più maliziosi lo definirebbero un lavoro da “markettaro”, ma la realtà dei fatti è che si tratta – con buona pace dei detrattori – di un’occupazione che oggi offre reali possibilità.

Il fascino dell’influencer

Potreste obiettare che questi siano dati solamente relativi all’Italia, ed è vero, ma il resto del mondo non è che sia immune dal fascino della vita da influencer. Sebbene sia difficile recuperare dei dati ufficiali per ogni paese o zona geografica, basti pensare a quanti personaggi da Instagram nascono e/o diventano famosi ogni settimana nel mondo, e quanto soprattutto coloro i quali sono anglofoni riescono a spopolare anche al di fuori del proprio paese di appartenenza. Il solito discorso per cui un contenuto in italiano rimane nei confini del Bel Paese, mentre uno in inglese arriva a toccare ogni angolo del globo.

Tutti vogliono fare gli influencer, mentre una decina di anni fa probabilmente era l’attore, o la generica ed infantile figura della “rockstar” a farla da padrone. Il mondo è cambiato decisamente, e nel momento storico in cui i ragazzi sognano di fare i markettari (rubo la definizione di cui sopra per fornirvi un rapido gancio su cui riflettere), Fortnite si è trasformato definitivamente in un cartellone pubblicitario, un’agenzia di marketing al limite col videogioco-pubblicità.

Ed è sorprendente quanto del tutto normale, allo stesso tempo.

Mario Kart e la mercedes

Product Placement, una storia lunga decenni

Il product placement nei videogiochi non è certo una novità. Esiste da ben prima di Fortnite, tra tentativi più o meno goffi di inserire in maniera coerente un prodotto all’interno di un videogioco. Di recente mi viene in mente la collaborazione tra Harley-Davidson e Capcom, con Claire Redfield che viaggia proprio su una moto dello storico marchio, tra gli esempi più eleganti, perché di fatto all’interno del remake di Resident Evil 2 non viene mai menzionato né mostrato in maniera palese il marchio in questione. Tra i più discutibili c’è la collaborazione tra Mercedes e Nintendo con i kart di Mario Kart 8 del marchio tedesco usati dai personaggi come veicoli, che per estetica e dimensioni stridono assai, oppure quella tra Cup Noodle e Final Fantasy XV, dove c’è addirittura una missione secondaria dedicata alla scoperta dei gustosi (così almeno vengono definiti nel gioco) tagliolini istantanei. Gli esempi che si potrebbero fare sono veramente una miriade: dalla campagna pubblicitaria pro-Obama in Burnout Paradise, Subway ed Uncharted 3, Apple e Sony Ericsson rispettivamente in alcuni Metal Gear Solid e Splinter Cell: Pandora Tomorrow, e tantissimi altri. Ma ciò che fa Fortnite è, ad oggi, qualcosa di unico.

La storia recente di Fortnite è ormai nota, il battle royale di Epic Games è il fenomeno culturale-videoludico più importante di sempre, e questo non poteva che attirare il mondo della pubblicità e del marketing in modo definitivo, prima o poi. Dall’inizio del 2019, quasi non passa settimana per cui in Fortnite non ci sia una collaborazione con marchi (spesso non-videoludici) volti a promuovere qualcosa. Nel 2018 c’è stata la collaborazione in occasione della Coppa del Mondo di calcio con le skin delle squadre nazionali, ma dopo l’incredibile crossover in occasione di Avengers Infinity War con la modalità di gioco in cui poter “sbloccare” Thanos e seminare scompiglio nei suoi panni, nel 2019 le occasioni di questo genere sono aumentate esponenzialmente.

Captain Fortnite e gli avengers

Oltre il videogames

A febbraio c’è stato il concerto di Marshmello all’interno del gioco, seguito da 10.7 milioni di giocatori, più tutti gli spettatori di Twitch e YouTube. Un evento a cui è stata aperta la strada dal fatto che lo stesso Marshmello ha giocato più volte a Fortnite durante eventi promozionali pubblici, diventando quindi una figura già riconoscibile per il pubblico di giocatori. Poi, completamente a caso, all’interno del gioco è stata creata un’isola a tema Weezer. In questo caso il collegamento con la band era decisamente meno forte che con Marshmello (a parte qualche tweet sporadico di Rivers Cuomo), ma questo non ha impedito ad Epic Games di andare avanti con la sua iniziativa.

Proseguendo poi nel 2019 sono ritornare le skin della NFL, così come le armi dei Vendicatori per seguire la promozione di Avengers: Endgame, con lo scudo di Captain America ed i repulsori di Iron Man tra le armi presenti all’interno del gioco (e, nel film, Fortnite compare in maniera abbastanza palese). Sempre riguardo al cinema, John Wick è tornato ufficialmente in Fortnite per promuovere ovviamente John Wick 3: Para Bellum. La cosa curiosa, in questo frangente, è che una skin non ufficiale del personaggio di Keanu Reeves era già presente da tempo all’interno del gioco (e qualcuno di voi si ricorderà il personaggio presente nei DLC di Payday 2, tra l’altro), solo che Epic Games ha deciso stavolta di ufficializzare la cosa e rendere il tutto un nuovo evento promozionale.

Finora si è trattato di collaborazioni importanti sì, ma “timide” per certi versi. Collaborare con Avengers significa andare a colpo sicuro considerato il pubblico medio di entrambi i medium di intrattenimento e franchise, così come gli altri film e franchise sportivi o musicale. In generale, c’è un brand tra i tanti il cui ingresso in campo significa, da sempre, che le cose sono diventate definitivamente serie: Nike.

Adidas e gli skateboard dalla partnership con EPIC

Anche Hollywood non è immune al fascino di Fortnite

Subito dopo la promozione di John Wick di cui sopra, lo storico marchio di abbigliamento ha fatto il suo ingresso all’interno di Fortnite. Si possono comprare delle Jordan per il proprio avatar virtuale, così come partecipare ad una modalità di gioco a tema chiamata Downtown Drop. Potrà sembrare qualcosa da niente per i più distratti, ma bisogna ricordare anche che contestualmente Epic ha cominciato a collaborare con i content creator, anche ricompensandoli qualora portino un contributo reale all’espansione di Fortnite (come ad esempio la creazione di modalità di gioco di successo con il nuovo editor di partite e scenari).

Tutto ciò fa sì che, come mai nella storia videoludica, Fortnite sia una macchina da soldi nell’accezione più letterale possibile del termine. E tornando a monte con l’idea che i giovani vogliono fare gli influencer, potremmo dire che questo risultato sia la conseguenza ideale del momento storico attuale.

La ruota composta da content creator, utenti ed inserzionisti è qualcosa che esiste su più livelli da sempre nell’industria videoludica, ma mai era consolidata e veloce come per il battle royale di Epic Games. Fortnite è diventato il punto di riferimento su cui investire per la promozione nel mercato videoludico, con una potenza di fuoco finale che fa impallidire molti franchise di molti medium diversi. Da grandi i ragazzi, tra cui quelli che giocano a Fortnite ovviamente, vogliono fare gli influencer, e Fortnite è diventato il videogioco “markettaro” per eccellenza. E giocare al titolo Epic Games potrebbe essere la strada giusta, perché tra i qualificati alla Fortnite World Cup con 30 milioni di dollari di premio in palio ci sono due giocatori brasiliani 13enni, che con quella cifra nella vita potranno fare probabilmente ciò che vogliono. Anche investire su degli influencer, più che diventarlo.




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