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Six Days in Fallujah, autori sulle polemiche: “nessun coinvolgimento del governo USA”

Il ritorno di Six Days in Fallujah ha scatenato molte polemiche, ma gli sviluppatori non ci stanno e rispediscono le accuse al mittente.

È di qualche ora fa l’annuncio del ritorno in vita di Six Days in Fallujah, il controverso videogioco cancellato anni fa da Konami. Tuttavia, in molti si sono scagliati contro questo risorto progetto, per diversi motivi: il primo è che racconta terribili eventi storici realmente accaduti, e che il primo team di sviluppo che ci lavorava – Atomic Games – era impegnato anche su delle simulazioni di addestramento per le forze militari statunitensi.

Facendo due più due, molti avevano così immaginato un videogioco propagandistico che raccontasse a modo suo i fatti di Fallujah, magari incoraggiando nuovi giovani ad arruolarsi e finanziato dal governo degli Stati Uniti. Pubblicando delle FAQ sul sito ufficiale del loro progetto, fanno notare i colleghi del sito GameSpot, gli sviluppatori del team Highwire Games hanno voluto subito evidenziare che non è così.

Six Days in Fallujah arriverà a fine 2021

Sul sito leggiamo che il gioco non è inteso come uno strumento di reclutamento per nuovi soldati USA e che «i Marine e i civili iracheni che ci hanno aiutato lo hanno fatto in veste di privati cittadini, e il gioco sta venendo finanziato indipendentemente» – senza, quindi, che siano coinvolti fondi governativi.

Alla domanda specifica sul coinvolgimento del governo USA, viene replicato:

Il governo degli Stati Uniti non è coinvolto nella realizzazione del gioco, né ci sono piani per utilizzarlo a fini di reclutamento.

A chi si domanda, allora, il perché realizzare un videogioco su un evento simile, viene replicato:

Abbiamo deciso di iniziare originariamente questo progetto per condividere alcune storie straordinarie che ci sono state narrate, in merito a persone memorabili ed eventi legati a questa battaglia. Abbiamo dato ascolto a queste storie, abbiamo iniziato a renderci conto di quanto fosse diverso il combattimento nei videogiochi rispetto alla controparte reale, e ci siamo anche resi conto di quanto i videogiochi possano comunicare delle verità forti su eventi che hanno cambiato il mondo, in un modo che altri media non possono.

Gli sviluppatori hanno anche anticipato che nel gioco ci saranno momenti in cui sarete un soldato americano e altri momenti in cui sarete un civile iracheno – con meccaniche ovviamente differenti. Oltretutto, ci saranno anche forze di Paesi diversi dagli USA:

Molteplici Paesi avevano forze all’interno della città, non tutte sono state riconosciute pubblicamente. Inoltre, la campagna in singolo giocatore include delle missioni stealth ad alta intensità, dove giochi nei panni di un civile iracheno disarmato.

Sulle delicate tematiche trattate dal gioco è intervenuto anche Jaime Grisemer, che fu già senior developer per Halo, che ha sottolineato come «vale la pena narrare delle storie, il nostro medium può fare in un modo unico e potente»anche se ha raccomandato a un appassionato che ha ammesso di soffrire di disturbo da stress post-traumatico di guardare con attenzione a Six Days in Fallujah, perché «potrebbe essere troppo per te».

Vedremo, a questo punto, come saranno trattati i fatti di Fallujah all’interno del videogioco. La città è diventata sfortunatamente nota tra il 2004 e il 2005 quando, durante la Seconda Guerra del Golfo, i giornalisti svelarono l’utilizzo di bombe al fosforo bianco da parte delle forze americane, che colpirono indistintamente anche i civili.

Se volete recuperare la serie Halo, a cui lavorare Grisemer in passato, approfittate del prezzo di Amazon sulla Master Chief Collection.