Sekiro: Shadows Die Twice – Un viaggio tra mito e leggenda: prima parte

un viaggio nel background narrativo di Sekiro e nei miti e leggende del Giappone che lo hanno ispirato

Speciale
A cura di Silvio Mazzitelli - 29 Maggio 2019 - 5:51

From Software ci ha sorpresi di nuovo. Sekiro: Shadows Die Twice è giunto a noi in maniera silenziosa, nascondendo le sue vere intenzioni proprio come fa il suo protagonista, l’esperto ninja Lupo, che ci ha trafitti dritto al cuore senza che ce ne accorgessimo. Questa volta però non parliamo di un colpo letale con la seguente comparsa del kanji legato al significato di morte, ma di un’esperienza che si è impressa a fuoco nel nostro spirito temprato da mille battaglie sin dai tempi dell’8 bit.

Sekiro è riuscito a invertire le parti: sfida dopo sfida siamo noi giocatori a livellare le nostre abilità e non il nostro personaggio. Chi ha giocato a uno o più New Game Plus si è potuto rendere conto di quanto certe boss battle siano state più semplici da vincere rispetto alle pene patite nella prima run. Questo non è dovuto solo a un miglioramento di statistiche ed equipaggiamento, ma il merito va soprattutto all’aver assimilato il sistema di combattimento scontro dopo scontro e morte dopo morte. Uno dei grandi pregi di Sekiro è stato dunque quello di essere riuscito a far riscoprire emozioni sopite sin dai tempi di Demon’s Soul prima e di Dark Souls poi, grazie a una difficoltà ben calibrata e punitiva, che non concede sconti né permettere raggiri tramite un level up esagerato o aiuti da parte di altri giocatori.

Sekiro però non è solo gameplay. Un altro aspetto meritevole è la sua splendida atmosfera, che cala il giocatore in una delle ambientazioni nipponiche più affascinanti degli ultimi anni. Per una volta la storia di base realizzata da Miyazaki è piuttosto comprensibile, ma ciò non vuol dire che il titolo non sia pregno di misteri e aspetti poco chiari su cui già miriadi di giocatori stanno formulando le teorie più disparate. La lore di Sekiro è infatti profonda e piena di sfaccettature, tanto che non ha nulla da invidiare a quanto visto con i vari Dark Souls o con Bloodborne. Miyazaki stavolta gioca in casa e i riferimenti, a volte piuttosto vaghi, a leggende e miti della cultura nipponica sono tanti e spesso legati a dettagli all’apparenza poco importanti.

Tali riferimenti alla mitologia e al folklore nipponico sono così numerosi che ci vorrebbero fiumi e fiumi d’inchiostro virtuale per elencarli tutti, considerando che, probabilmente, non sono nemmeno stati individuati nella loro totalità. Vogliamo accompagnarvi in questo viaggio e farvi conoscere alcuni dei miti più interessanti della cultura giapponese citati in Sekiro, così che possiate vedere alcuni aspetti della trama con occhi diversi. È importante avvisarvi sin da ora che da qui in avanti ci saranno degli inevitabili spoiler sulla storia, quindi, se non avete ancora giocato al nuovo capolavoro di From Software, tornate a questo articolo solo dopo aver completato l’avventura.

Alcuni cenni di storia

A dispetto degli altri titoli realizzati da From Software, Sekiro è ambientato in un preciso momento della storia: la famosa epoca Sengoku (1467 – 1600), che molti appassionati di anime e videogiochi del Sol Levante conosceranno di certo. Questa fase storica, il cui nome significa “Periodo degli Stati Belligeranti“, fu un’epoca di guerre continue tra i diversi feudi del paese per la conquista del potere assoluto, a seguito della caduta dello shogunato Ashikaga. Il Giappone fu poi unito da tre personaggi storici che verranno ricordati proprio come i tre unificatori: Oda Nobunaga, che molti di voi ricorderanno per essere stato uno dei villain principali in Onimusha e in Sengoku Basara; Toyotomi Hideyoshi, che proseguì l’operato del suo signore Nobunaga; Ieyasu Tokugawa, che portò a termine il processo di unificazione delle diverse province vincendo la famosa battaglia di Sekigahara nel 1600.

Ovviamente Sekiro non si rifà meticolosamente alla storia del Giappone (è improbabile che siano esistiti serpenti giganti o demoni senza testa in quel periodo!), ma contestualizzare il momento storico in cui è ambientato è interessante per capire in che mondo si muovono Lupo e gli altri personaggi. Durante il gioco, infatti, il feudo di Ashina è attaccato dal Governo Centrale; Miyazaki in un’intervista ha dichiarato che il gioco è ambientato nel tardo periodo Sengoku, dunque possiamo supporre che l’unificazione del Giappone sia quasi completa e che il clan Ashina sia uno dei pochi ancora non sottomessi dalle forze dello Shogun. I guerrieri che invadono il castello di Ashina sono caratterizzati da armature di colore rosso, un colore portato anche dalle truppe d’avanguardia del clan Tokugawa capitanate da Ii Naomasa e conosciute proprio come “I Diavoli Rossi”. Il Governo Centrale è preoccupato per le forze misteriose che si celano ad Ashina e che potrebbero mettere in serio pericolo un’eventuale unificazione del Giappone, senza contare che, informato dalla rete di spie e “ratti” sparsi per il territorio, anche il Governo potrebbe essere interessato al segreto dell’immortalità dell’Erede Divino.

Sekiro su un tetto

I riferimenti storici però non finiscono qui, anzi, si addentrano ancor più nel passato della storia giapponese. In Giappone, infatti, è realmente esistito, nell’epoca Sengoku, un clan Ashina che occupava l’antica provincia di Mutsu, più o meno a nord di Tokyo, dove ora si trovano le province di Fukushima, Sendai e Aomori. Il clan Ashina venne sconfitto definitivamente nel 1589 da Masamune Date, altro famoso condottiero con una certa popolarità nel mondo dei videogiochi. La cosa interessante è che il clan Ashina dichiarava di discendere dal clan Taira, il più potente dell’epoca Heian (794-1185). Famosa è stata la guerra Genpei in cui il clan Taira fu definitivamente sconfitto dal clan Minamoto che diede vita al primo shogunato. Da allora fino al 1868 il ruolo di Shogun divenne quello politicamente più rilevante in Giappone.

La cosa interessante è che il kanji utilizzato per il clan Minamoto (源) significa anche “sorgente” e l’ultima area prima della fine del gioco, quella che contiene anche gli aspetti della lore più affascinanti e misteriosi, si chiama proprio Palazzo della Sorgente. Non c’è nessun esplicito legame fra gli abitanti di questo luogo mistico e il clan storico, ma gli edifici che sorgono in quest’area e le armature e l’abbigliamento utilizzato dai nobili e dalle guerriere Okami rispecchiano proprio lo stile dell’epoca Heian.

Ci sono due particolari che collegano la zona e i suoi abitanti al periodo storico: alcune guerriere Okami utilizzano come arma una sorta di pallone, (calciandolo meglio di Mark Lenders, se si considerano i danni ricevuti se colpiti da questo bolide!). Nei momenti di pace, vedrete le guerriere palleggiare questa strana sfera, con altre combattenti a fare da pubblico. È un gioco chiamato Kemari e lo scopo era quello di mantenere in aria il pallone il più a lungo possibile. Questa sorta di sport rituale veniva praticato (e lo è tutt’ora) nei santuari shintoisti e raggiunse l’apice della popolarità proprio nel periodo Heian.

Altro indizio è dato sempre dalle guerriere Okami. Una volta arrivati nei pressi del grande albero, possiamo notare una guerriera danzare, mentre molte altre assistono allo spettacolo. La danza che esegue è molto simile al Gagaku, un tipo di ballo molto raffinato giunto dalla Cina intorno al 600 d.C. Questo tipo di danza raggiunse la massima popolarità nel periodo Heian, quando spesso venivano organizzati degli spettacoli alla corte imperiale di Kyoto. La Maschera del Drago Danzante, ricostruibile dopo averne trovato le tre parti, è legata alle guerriere Okami e lo stile è proprio quello delle maschere utilizzate nelle danze del Gagaku.

Gakaku

Infine, la famosa Tomoe, uno dei personaggi più influenti e misteriosi del gioco, si dice appartenesse proprio a questo gruppo di donne combattenti, probabilmente prima che queste assumessero una forma, diciamo, poco umana. Tomoe, secondo quanto raccontato da Isshin, aveva uno stile di combattimento simile a una danza e inoltre insegna a Genichiro l’utilizzo del fulmine sacro che possiamo vedere adoperato anche dalle guerriere Okami. Storicamente è esistita Tomoe Gozen, una donna guerriera le cui gesta sconfinano nella leggenda e che era sposata con Minamoto no Yoshinaka, uno dei generali del clan durante la guerra Genpei. Le gesta di Tomoe sono molto famose in Giappone, tanto che furono assai numerose le storie ispirate dal coraggio di questa condottiera che vinse diverse importanti battaglie. Tomoe, inoltre, è sempre raffigurata con un arco e una spada…vi ricorda qualcosa?

Tomoe

Ultima curiosità su Tomoe: con la parola Tomoe si indica anche il simbolo simile a tre virgole disposte in cerchio presente sui tamburi di Raijin, un importante Kami che incarna i fulmini.

Il Monte Kongo

La zona dove sorge il Tempio Senpou è sicuramente una delle più suggestive di Sekiro, dove possiamo ammirare la contrapposizione tra i bellissimi paesaggi e la corruzione che serpeggia (letteralmente) tra i monaci e gli edifici fatiscenti del tempio. Esiste realmente un Monte Kongo in Giappone, situato a sud della città di Osaka, anche se è molto più probabile che la fonte di ispirazione per quest’area sia il Monte Koya, che sorge nella stessa zona del rilievo citato in precedenza.

Il Monte Koya è tra i luoghi nipponici considerati più sacri e lì sorge un complesso di templi sede del Buddhismo Shingon, basato su insegnamenti esoterici e ritenuto una delle scuole più misteriose fra quelle legate alla religione di origine indiana. Questa scuola fu fondata nell’804 dal monaco Kukai, che si era avvicinato al sapere buddhista durante la sua permanenza in Cina. Tornato in Giappone, l’uomo aveva fondato la sede di questa dottrina proprio sul Monte Koya.

Tra gli insegnamenti del Buddhismo Shingon c’è la consapevolezza che l’illuminazione non è una meta distante, raggiungibile solo dopo molte incarnazioni, ma è alla portata di mano di ciascuno anche in un solo ciclo vitale, purché siano eseguiti i giusti rituali e meditazioni corrette.

Shugendo

Altra importante figura legata alle montagne sacre è lo Shugendo, un asceta che vede nella montagna un luogo sacro tra i due mondi e che è pronto a sottoporsi a prove molto dure ritirandosi nelle grotte montane pur di raggiungere l’illuminazione. Questa figura era in qualche modo legata allo Shingon, anche se uno Shugendo non era necessariamente un praticante di questa scuola. Agli Shugendo si fa riferimento anche in Sekiro, infatti le mummie che vediamo in alcune grotte del Monte Kongo rimandano proprio a queste estreme pratiche ascetiche.

Come si vede nel gioco, in un lontano passato i monaci del Tempio Senpou abbandonarono gli insegnamenti del Buddha, traviati dalla ricerca di un’immortalità effimera, che li spinse a compiere atti sacrileghi e contro il rispetto della vita umana. I monaci arrivarono persino a sacrificare innumerevoli bambini pur di raggiungere l’immortalità e, infine, lasciarono che i propri corpi venissero letteralmente occupati da insetti mostruosi simili alle scolopendre, divenendo in questo modo sì immortali, ma con la perdita della loro natura umana.

L'immortale

Non a caso Miyazaki ha scelto la scolopendra come simbolo di questa immortalità corrotta. Oltre a esserci un vago riferimento al manga L’Immortale, dove il protagonista Mugen è tenuto in vita da alcune creature vermiformi che guariscono le ferite inflitte, esiste infatti una leggenda legata a questo tipo di insetti.

La storia parla di Omukade, un gigantesco centopiedi talmente grande da potersi attorcigliare intorno a una montagna. L’enorme creatura aveva preso possesso del Monte Mikami nei pressi del lago Biwa, vicino Kyoto (area non troppo lontana dal Monte Kongo, tra l’altro). Ora, i Mukade sono una specie di centopiedi autoctoni del Giappone, dall’aspetto molto simile a quelli visti in Sekiro, e sono insetti noti per essere particolarmente coriacei, prediligere i luoghi umidi e bui e per avere un morso molto doloroso; si può dire che l’Omukade è la versione XXL di questi centopiedi.

Il mostro della leggenda era solito tormentare i draghi, uccidendone i cuccioli indifesi. Il Re dei Draghi allora mando la sua bellissima figlia a incontrare Fujiwara no Hidesato, prode guerriero di uno dei clan più potenti dell’epoca Heian, prima dell’avvento dei Taira. Hidesato diede ascolto alla richiesta di aiuto della fanciulla e si lanciò in combattimento contro il mostruoso centopiedi, ma le sue frecce rimbalzavano sulla corazza naturale della creatura, talmente coriacea che nemmeno le zanne dei draghi riuscivano a scalfirla. Allora l’eroe inumidì la punta delle frecce con la sua saliva e invocò l’aiuto del dio dei guerrieri Hachiman prima di scagliarle: questa volta i dardi trafissero Omukade uccidendolo. La fanciulla figlia dei draghi ricompensò allora Hidesato con oggetti incredibili, tra cui la borsa del riso inesauribile.

I parallelismi con Sekiro sono tanti: benché nel gioco non esista un centopiedi gigante, si può dire che la montagna è ormai dominata dagli insetti mostruosi siti all’interno dei corpi dei monaci, ma l’arrivo di Lupo cambia le cose, grazie all’ottenimento della Lama Mortale, arma in grado di uccidere questi centopiedi altrimenti indistruttibili. Come ricompensa libereremo dal suo ritiro forzato la Fanciulla Celeste, che ormai preferiva rimanere segregata nel suo tempio, piuttosto che assistere agli orrori compiuti dai monaci. La giovane ci ringrazierà donandoci del riso nato probabilmente dal suo sangue e, come nella leggenda, inesauribile. Inoltre, nelle vene della Fanciulla scorre il sangue del Drago Divino (artificialmente riprodotto dai monaci con i loro esperimenti), il che la rende, dopo Lord Kuro, la persona più vicina al Drago Divino stesso.




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