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Immagine di Two Point Museum | Recensione - Visite guidate

Recensione

Two Point Museum | Recensione - Visite guidate

Two Point Museum è un gestionale folle e divertente, ottimo se avete amato gli altri due episodi della serie: quello che manca è pizzico di novità.

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Avatar di Daniele Spelta

a cura di Daniele Spelta

Redattore @SpazioGames

Pubblicato il 25/02/2025 alle 15:00
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In sintesi

  • Nel bene e nel male, il classico senso dell'umorismo senza senso della serie.
  • In molti casi c'è un forte senso di già visto.
  • Un ottimo punto di ingresso per chi ha voglia di approcciarsi ai gestionali.
  • Pro
    • I reperti e le esposizioni sono molto diverse da quelle che siete abituati a vedere.
    • Interfaccia chiara e pulita, si sa sempre come comportarsi.
    • La meccanica delle spedizioni funziona bene.
    • Ha il suo giusto livello di sfida.
  • Contro
    • Fin troppi elementi sono ripresi dal passato.
    • L'intelligenza artificiale si comporta spesso in modo strano.

Il Verdetto di SpazioGames

7.5
Dopo ospedali e campus universitari, i cittadini della contea di Two Point hanno a loro disposizione anche dei musei dove ammirare floppy disk fossilizzati, manichini demoniaci e i resti di Atlantide. Il gestionale creato da Two Point Studios è tutt'altro che una rivoluzione e ha molto in comune con i suoi predecessori, come un un senso dell'umorismo tutto suo ma anche molti elementi di gameplay. Le poche novità, per fortuna, sono anche la parte più riuscita – e mandare degli esploratori ai quattro angoli del mondo per recuperare strani artefatti è divertente e appagante, così come esporre e valorizzare tutti i reperti estratti. 

Disponibile su: PC, XSX, PS5

Informazioni sul prodotto

Un visitatore è appena stato divorato da una pianta carnivora, un altro è stato trasformato in pagliaccio, una famiglia è fuggita terrorizzata da dei fantasmi provenienti dal diciannovesimo secolo londinese e un non si hanno più notizie di un archeologo disperso nella Frontiera Primitiva. Forse un kit di pronto soccorso poteva essergli utile.

Per fortuna l’esperto botanico Joey Rampant è tornato tutto intero dal suo viaggio alle Fonti Curative. Ci sarebbe dispiaciuto doverlo licenziare a causa della sua fobia per i bagni. La solita routine di Two Point Museum.

Dopo aver costruito improbabili ospedali e curato altrettanto improbabili malattie, dopo aver gestito campus universitari con campi di cheeseball e feste deprimenti, è ora giunto il momento di dedicare la nostra attenzione ai musei delle contea, in quello che è il più classico dei gestionali creati dall’omonimo studio di sviluppo Two Point Studios.

Classico, sia nel bene che nel male.

Se non apprezzate lo strano senso dell’umorismo dei precedenti episodi qui non troverete validi motivi che vi faranno cambiare idea. Al contrario, se amate gli spazi claustrofobici in cui incastrare bagni e caffetterie e non avete problemi con dei clown che infestano le mostre, Two Point Museum è il titolo perfetto per voi.

I primi passi nel museo

Come da tradizione per la serie, anche in questa ultima iterazione è presente la campagna, che funziona inizialmente da ottimo tutorial.

In questa fase preliminare si conosce meglio l’interfaccia, si capisce come gestire il personale, si leggono le emozioni dei visitatori e si costruiscono le varie stanze che poco alla volta si accumulano dentro le strette pareti del museo. Tutto fila liscio, i menù si leggono facilmente e in pochi click si intuisce dove eventualmente intervenire.

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Nei negozi di souvenir si trova davvero di tutto.

In realtà, chi ha già accumulato un po’ di ore fra Two Point Hospital e Two Point Campus non avrà bisogno di una lunga introduzione.

Anzi, al primo impatto sembra solo di trovarsi al cospetto di un reskin, una semplice variazione estetica. Per fortuna, dopo qualche reperto recuperato si scopre che non è così, ma è difficile superare quella sensazione iniziale di déjà-vu. 

Un tuffo nel passato

Dal punto di vista strutturale ci sono parecchi rimandi al passato. Molte delle strutture da piazzare nell’edificio sono infatti praticamente identiche a quelle già viste, come gli immancabili ambiente per fare riposare lo staff, il laboratorio per le ricerche e la stanza per la formazione, utile per migliorare le performance del personale.

Anche gli addetti svolgono in buona parte le stesse mansioni. Gli inservienti svuotano i cestini e riparano i danni provocati dai visitatori indisciplinati, gli assistenti strappano i biglietti all’ingresso e le guardie di sicurezza raccolgono le donazioni e arrestano quei ladri-talpa che ogni tanto sbucano da sotto il pavimento.

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I musei possono diventare un lungo labirinto di stanze e incredibili reperti.

Gli oggetti con cui abbellire l’ambiente sono anche esse delle variazioni a tema museale di quanto già appariva nei menù di Two Point Hospital e Two Point Campus, tra panchine per far riposare le gambe del personale e dei visitatori, macchinette di snack e bibite e poster con cui tappezzare ogni centimetro dell’edificio per far aumentare l’appeal del museo.

Le spedizioni sono una parte fondamentale del gioco e diventano via via più centrali.
Naturalmente tutto si sblocca con i soliti Kudos, una valuta che si accumula mano a mano che si avanza nella campagna e si completano degli obiettivi.

Basta poi un rapido sguardo per accorgersi che la stessa grafica è rimasta identica a quella degli altri due episodi. Capiamo il conservare la stessa direzione artistica, ottima e che ben si sposa con le assurdità della serie, ma qui siamo al cospetto di un vero e proprio stallo tecnologico.

La saga non ha mai fatto della potenza grafica la sua ragion d’essere, ma un piccolo sforzo per migliorare qualche texture ci sembra il minimo sindacale.

Un museo alla volta

La progressione procede attraverso obiettivi via via più complessi, che culminano con la valutazione complessiva del museo. Insomma, le solite stelle da accumulare per sbloccare nuovi punti di interesse sulla mappa e accedere così a nuove esposizioni e diversi tipi di strampalati oggetti da mettere in vetrina.

A spezzare il ritmo ci pensano delle brevi missioni con valutazioni più particolari. Ad esempio, in un caso abbiamo fronteggiato un'ondata di criminali che voleva saccheggiare tutti i reperti e siamo stati costretti a investire pesantemente su guardie, telecamere e stanze di sicurezza per cercare di arginare i furti.

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Solo un sub che ammira le ossa di un dinosauro.

In un secondo caso l’obiettivo era la massimizzazione dei profitti tramite campagne di marketing. Questi scenari rappresentano delle piacevoli variazioni sul tema, sono qualcosa di effettivamente diverso rispetto ai soliti compiti tipici di ogni gestionale e soprattutto allungano una campagna che, al netto dei probabili DLC futuri, prevede al lancio un numero di musei giusto sufficiente.

Oltre alla campagna c'è per fortuna l'immancabile partita sandbox. In questa modalità di gioco si possono impostare liberamente le varie opzioni e si può decidere cosa, come e dove costruire, così come scegliere un livello di difficoltà più o meno abbordabile, magari annullando completamente il fattore economico e attivando sin da subito tutti gli oggetti utili per abbellire il museo.

A spasso per il mondo

Two Point Museum è tutt’altro che una rivoluzione, ma sarebbe comunque ingiusto parlare di svogliata operazione copia-e-incolla.

Tenere in ordine un acquario con dei pesci toro, dare una comoda casa a dei fantasmi e recuperare delle ossa di dinosauro non è la stessa cosa che curare pazienti con delle teste di lampadine. 

Il fulcro di Two Point Museum sono le spedizioni. Questi viaggi diventano via via più complessi e sono indispensabili per recuperare reperti di ogni genere, come bambole infestate, misteriosi artefatti marini, fossili e piante gigantesche.

Le missioni richiedono del personale specializzato in materie materie che spaziano dalla botanica ai viaggi tra le stelle e se inizialmente basta un archeologo per trafugare qualche scheletro, con il passare delle ore saranno necessari più esperti, assistenti e meccanici da far collaborare, così come requisiti sempre più complessi da soddisfare prima di accedere ad un nuovo sito da esplorare.

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Le esplorazioni sono la parte più divertente del gioco.

Una volta riportate in superficie, queste scoperte vanno esposte nei vari musei e soprattutto devono essere valorizzate sia dal punto di vista estetico – con abbellimenti e decorazioni specifiche – sia dal punto di vista informativo, tramite cartelloni contenenti preziose spiegazioni. Solo in questo modo i visitatori saranno ben felici di prolungare la loro visita e di lasciare una lauta offerta nei vari raccoglitori per le donazioni.

Le mostre vengono poi arricchite con progetti creati nei laboratori, come scivoli a forma di dinosauri, tonni musicali, studi di registrazione o, ancora, strani macchinari per aiutare le piante con la loro fotosintesi. Non chiedeteci come funzionino queste robe.

Ci sono poi i negozi di souvenir, la trappola perfetta per quei visitatori che amano spendere i loro risparmi in libri maledetti, pupazzi, poster e ninnoli di ogni genere. Se poi serve una pausa, la tappa alla caffetteria è d'obbligo.

Un museo deve fatturare

La componente economica è uno tra gli aspetti gestionali più articolati in Two Point Museum. Il personale ha il suo costo di reclutamento e, mano a mano che vengono acquisite competenze, anche gli stipendi devono aumentare di conseguenza.

Inoltre, l’espansione del museo richiede nuovi specialisti per curare i manufatti e tutte le altre opere, le cassette delle donazioni diventano sempre più numerose e vanno svuotate di frequente e qualche guardia in più non fa mai male con tutti i ladri che ci sono in giro. Insomma, se non si sta bene attenti alle entrate e alle uscite è piuttosto facile finire in rosso.

Al di là del lato economico, Two Point Museum resta comunque un gestionale abbordabile e le difficoltà hanno sempre delle soluzioni a portata di pochi click. Alle volte sembra di giocare a Tetris con le stanze e i manufatti, visto che gli spazi sono sempre stretti e occorre un po’ di pianificazione per posizionare al meglio tutti gli ingranaggi del museo.

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Una casa infestata può diventare un perfetto museo degli orrori

Il risultato finale è un claustrofobico labirinto fatto di porte, finestre, cestini, panchine ed infiniti poster. Purtroppo il gusto estetico è un necessario sacrificio, nonostante ci siano molti modi per decorare i musei.

Ritornano anche i classici parametri da tenere in considerazione, sia per lo staff che per il pubblico, come la fame, la sete, l'energia e anche la necessità di correre immediatamente in bagno.

Purtroppo un’intelligenza artificiale abbastanza strana ha spesso mandato all’aria la nostra attenta gestione. In molti casi i visitatori preferivano fare interminabili file davanti ad una fontanella dell’acqua quando ce n'era una identica accanto, mentre un inserviente si lamentava per lo stomaco vuoto nonostante avesse vicino a lui un tavolo stracolmo di cibo.

Insomma, Two Point Museum è un gestionale leggero, divertente e con un pizzico di sfida che non guasta mai, ma questa terzo capitolo fatica a far compiere alla serie un vero passo in avanti e, strano a dirsi davanti a tutte le sue assurdità, pecca forse di fantasia

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