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Pro
- Un'interessante reinterpretazione dell'immaginario dantesco.
- Ambientazioni evocative e artisticamente caratterizzate.
- Enigmi stimolanti, basati sull'osservazione e sull'interpretazione.
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Contro
- La narrazione perde incisività nella seconda parte.
- Alcuni enigmi possono risultare frustranti in assenza di suggerimenti.
- Una varietà di puzzle limitata e una durata contenuta.
Il Verdetto di SpazioGames
L'idea che l'Inferno raccontato da Dante Alighieri non sia soltanto il frutto della sua immaginazione è affascinante. E se dietro i versi della Divina Commedia si nascondesse una verità che nessuno avrebbe mai dovuto conoscere? È proprio da questa suggestione che prende forma The Alighieri Circle: Dante's Bloodline, la nuova avventura di One O One Games, studio romano già conosciuto per The Suicide of Rachel Foster.
Il progetto sceglie di confrontarsi con uno dei patrimoni culturali più importanti della letteratura italiana, evitando di trasformarlo nell'ennesimo pretesto per mettere in scena combattimenti contro creature demoniache.
Qui l'Inferno non è un territorio da conquistare, ma un luogo da comprendere, nel quale ogni elemento sembra nascondere un significato e ogni passo in avanti comporta un prezzo da pagare.
Il risultato è un'avventura che privilegia l'osservazione e la capacità di ragionamento, accompagnando il giocatore in un percorso che alterna ambientazioni suggestive, enigmi articolati e un dramma familiare che si sviluppa attorno all'eredità lasciata dal Sommo Poeta.
Un'eredità che attraversa i secoli
Al centro della vicenda troviamo Gabriele Alighieri, ultimo discendente di una famiglia che da generazioni porta sulle proprie spalle un compito tanto importante quanto terribile. La permanenza di Dante nell'Inferno avrebbe infatti legato indissolubilmente il destino della sua stirpe a quello dell'Abisso, una dimensione che minaccia costantemente di riversarsi nel mondo dei vivi.
Il compito di ogni generazione è quello di recuperare le pagine originali della cantica dell'Inferno, affrontando un rituale che si tramanda da secoli. Gabriele si prepara a raccogliere questa responsabilità, consapevole di dover lasciare a casa la moglie Dalila e la figlia Ginevra, ma ancora incapace di comprendere fino in fondo le conseguenze della missione.
L'elemento più interessante della premessa è proprio il rapporto tra il dovere familiare e il sacrificio individuale. Gli Alighieri non sono semplicemente i custodi di un segreto, ma persone costrette a convivere con le conseguenze di una scelta che non hanno mai avuto la possibilità di compiere. Il viaggio di Gabriele diventa così anche una riflessione sul peso delle tradizioni e sulla possibilità di sottrarsi a un destino già scritto.
La narrazione si sviluppa tra la villa di famiglia, dove è possibile raccogliere informazioni sul passato dei propri antenati, e l'Abisso, che rappresenta la dimensione più enigmatica dell'intera esperienza. I diari e le testimonianze lasciate dai precedenti membri della famiglia contribuiscono a ricostruire un quadro sempre più complesso, mentre le certezze iniziali del protagonista vengono progressivamente messe alla prova.
È una premessa che riesce a dare una precisa identità all'avventura, anche se il racconto non approfondisce sempre con la necessaria attenzione tutti i personaggi coinvolti.
Il cuore dell'esperienza è rappresentato da tre prove principali, ciascuna legata al recupero delle pagine necessarie per completare il rituale. Gli enigmi si basano su simboli, meccanismi e indizi disseminati negli ambienti, con soluzioni che non vengono mai suggerite in maniera esplicita.
La varietà delle situazioni proposte è uno degli aspetti più interessanti. Alcune prove richiedono una particolare attenzione ai dettagli visivi, altre si affidano alla percezione sonora, mentre determinate soluzioni presuppongono una certa familiarità con argomenti e riferimenti culturali. Il gioco cerca così di stimolare un approccio attivo, nel quale la comprensione degli elementi presenti nello scenario è fondamentale per procedere.
La soddisfazione deriva soprattutto dalla possibilità di collegare autonomamente gli indizi e individuare la logica che si cela dietro ogni meccanismo. In alcune occasioni, inoltre, gli enigmi si richiamano reciprocamente, creando un interessante dialogo tra le diverse prove.
Questa scelta comporta inevitabilmente anche qualche limite. L'assenza di suggerimenti può trasformare un passaggio particolarmente ostico in un ostacolo frustrante, soprattutto quando non si riesce a individuare l'elemento necessario per proseguire. La difficoltà non è sempre sinonimo di complessità ben calibrata e, in alcuni momenti, la ricerca della soluzione rischia di interrompere il ritmo dell'avventura.
Considerata una durata complessiva di circa quattro ore, una maggiore varietà di enigmi avrebbe inoltre contribuito ad arricchire un impianto ludico che, pur funzionando, non si evolve in maniera particolarmente significativa nel corso dell'esperienza.
Un viaggio tra suggestione e inquietudine
Se la componente enigmistica costituisce l'ossatura del gioco, è soprattutto la rappresentazione dell'Abisso a conferirgli personalità. One O One Games costruisce un mondo che si allontana progressivamente dalla realtà, abbandonando gli ambienti più concreti della villa per lasciare spazio a scenari dalle forme innaturali e dalle atmosfere disturbanti.
L'Inferno immaginato dallo studio non punta sull'orrore esplicito, ma su una dimensione più ambigua, nella quale la materia organica si mescola con il paesaggio e le figure umane sembrano diventare parte integrante dell'ambiente. Alberi dalle sembianze inquietanti, distese di sangue e strutture dalle forme insolite contribuiscono a creare un immaginario che dialoga con la tradizione dantesca senza limitarsi a riprodurne le rappresentazioni più conosciute.
L'Abisso assume anche una funzione narrativa, diventando una sorta di riflesso interiore del protagonista. La sua natura mutevole e le sue manifestazioni sembrano infatti legate alla dimensione psicologica del viaggio, contribuendo a mantenere costante una sensazione di incertezza.
I riferimenti alla Divina Commedia sono distribuiti lungo il percorso attraverso creature, personaggi e situazioni che richiamano l'opera originale. Il gioco non cerca tuttavia di trasformare ogni incontro in una lezione di letteratura, lasciando che siano soprattutto gli ambienti e gli elementi simbolici a evocare il materiale di partenza.
Il risultato è un'atmosfera che si colloca a metà strada tra l'avventura fantastica e il racconto dalle tinte horror. La tensione rimane prevalentemente suggerita, senza che l'esperienza si trasformi in un vero e proprio survival horror. Una direzione coerente con la volontà di mettere al centro l'esplorazione e la scoperta.
Il prezzo di una scelta
La componente narrativa acquista progressivamente maggiore importanza, soprattutto quando il viaggio di Gabriele comincia a intrecciarsi con il destino di Dalila e Ginevra. Il conflitto non riguarda più soltanto la salvaguardia dell'umanità, ma anche le conseguenze personali di un sacrificio che rischia di compromettere il futuro della sua famiglia.
È in questa fase che emergono alcune delle maggiori debolezze della produzione. La sceneggiatura introduce temi interessanti, ma non sempre riesce a concedere ai personaggi lo spazio necessario per svilupparli. Gabriele, in particolare, attraversa un percorso di trasformazione che avrebbe meritato una progressione più graduale, soprattutto considerando il peso delle decisioni che è chiamato ad affrontare.
Nella parte conclusiva, il ritmo accelera sensibilmente e alcuni passaggi narrativi finiscono per risultare sbrigativi. Le implicazioni emotive del racconto sono evidenti, ma non sempre vengono accompagnate da un approfondimento sufficiente, lasciando alcune dinamiche familiari meno incisive di quanto potrebbero essere.
Il doppiaggio italiano contribuisce in ogni caso a rendere più coinvolgenti le interazioni, offrendo interpretazioni convincenti che accompagnano una storia dalle premesse indubbiamente interessanti. Resta però la sensazione che il potenziale della vicenda non venga sfruttato fino in fondo, soprattutto nel momento in cui il racconto avrebbe bisogno di maggiore respiro.