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Immagine di La foresta soffocante e malevola di Darkwood - Recensione

Recensione

La foresta soffocante e malevola di Darkwood - Recensione

Rispettate la foresta

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Avatar di Gianluca Arena

a cura di Gianluca Arena

Editor @SpazioGames

Pubblicato il 17/05/2019 alle 12:29
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  • Pro
    • Malato e disturbante
    • Eccellente sound design
    • Sistema di crafting semplice ma funzionale
    • Atmosfera da brividi
  • Contro
    • Combat system un po' legnoso
    • A volte esagera nel non dare indicazioni al giocatore

Il Verdetto di SpazioGames

8
Sebbene non rappresenti una sorpresa per quanti si siano persi nei meandri della sua terribile foresta già su PC due anni or sono, Darkwood arriva a scuotere il panorama dei giochi horror indipendenti su console, grazie ad un buon lavoro di adattamento, capace di mantenere quanto di buono c'era nella versione originaria, senza che il gameplay risenta eccessivamente della mancanza dell'acoppiata mouse – tastiera. Anche su PS4, quindi, perdere l'orientamento nella fitta boscaglia, con qualcosa che ci rincorre e il tramonto che incombe, mantiene quel fascino sadomasochistico che pochi altri titoli al momento possono vantare.Se siete alla ricerca di qualcosa di marcio, insano ed opprimente, avete trovato pane per i vostri denti.

Disponibile su: PC, PS4, XONE, SWITCH

Informazioni sul prodotto

A quasi due anni dal debutto su PC, bagnato da un’accoglienza molto positiva, Darkwood giunge finalmente anche su console, grazie al lavoro di adattamento dei ragazzi di Crunching Koalas, che avevano una bella gatta da pelare a convertire i controlli tramite mouse e tastiera su un gamepad.

Siamo morti innumerevoli volte, ci siamo imbattuti in deformità che avrebbero fatto impallidire Lovecraft e abbiamo rovistato ovunque alla ricerca di indizi e risposte: eccovi la nostra recensione della versione PS4 di Darkwood.

Darkwood 2

Ode alla foresta

“Rispettate la foresta”, suggerisce Darkwood nelle sue battute iniziali, ma quello che sembra un consiglio, e lo scoprirete già al primo calar delle tenebre, è in realtà un avvertimento, un pietoso monito di uno spettatore disinteressato, ma a conoscenza di cosa la foresta è capace di fare. Già dal prologo, appare chiaro come la coproduzione Acid Wizard – Crunching Koalas non intenda fare prigionieri, nè si preoccupi troppo di autocensurarsi o di non sfociare nel territorio del disturbante: siamo dinanzi ad un horror psicologico, malato, che preferisce entrare sotto pelle piuttosto che far saltare sulla sedia, logorando la mente (e le orecchie) del giocatore cosicché questi non riesca mai a sentirsi al sicuro, per quante assi rinforzate abbia affastellato sulle finestre del suo rifugio.

Il giocatore veste i panni di un sopravvissuto, o meglio di un non ancora morto, alle prese con una foresta demoniaca, che ha ricoperto completamente un piccolo villaggio della Polonia degli anni ’80, immerso tra la nebbia, il freddo e una serie di aberrazioni che movimenterebbero le notti di Edgar Allan Poe. La parte peggiore è rappresentata dal fatto che anche l’umanità, o quel poco che ne rimane, sembra sia completamente votata al lato oscuro: tra mercanti con teste da lupo, ex-medici che si divertono ad incarcerare i loro pazienti di un tempo, e insospettabili cultisti, gli incontri con personaggi non giocanti in Darkwood possono rivelarsi letali quanto quelli con i mostri che popolano il circondario, sebbene in una maniera differente.

Darkwood 4

Laddove i mostri caricano a testa bassa, riducendo in un istante la distanza tra essi e il nostro malcapitato avatar, gli umani si rivelano subdoli, mendaci, e non esitano a mettere il nostro fuori strada o a voltargli le spalle nel momento del bisogno. Di pari passo con il ritmo generale del gioco, la narrativa è lenta, non particolarmente chiara e, a tratti, soffre di una certa mancanza di direzione, lasciando il giocatore alla mercè della foresta senza avergli fornito indizi sufficienti sulla prossima destinazione: d’altronde, prima ancora dei titoli di testa, il prodotto pubblicato da Crunching Koalas mette subito in chiaro che di tenere il giocatore per meno proprio non ne vuole sapere. Se, in certi frangenti, questa scelta di game design ha portato ad errare senza meta, trovando, immancabilmente, la morte, in altri ha contribuito all’alone di mistero e di precarietà che rappresentano due dei maggiori punti di forza della produzione. Di certo, questo non è il titolo adatto a voi se avete lo stomaco debole o siete facilmente suggestionabili: non dite che non vi avevamo avvisato.

Darkwood 3

Armi di fortuna

Le tre colonne su cui poggia il gameplay del titolo sono rappresentate dall’esplorazione, dal crafting e dal combattimento, in questo preciso ordine di importanza: due delle tre ci hanno convinto appieno, e le remore che abbiamo sul combat system, che analizzeremo a breve, non sono comunque sufficienti a rovinare un quadro assai ben composto. L’esplorazione ricopre la maggior parte del tempo in-game, e diviene fondamentale per sbrogliare la sanguinosa matassa rappresentata dal mistero di Darkwood: in accordo con il sistema giorno-notte interno, che regola i flussi e l’aggressività dei nemici, il giocatore è chiamato ad allargare, giorno dopo giorno, il proprio raggio di azione, scoprendo nuove zone (ognuna delle quali è disegnata a mano ma disposta in maniera procedurale all’interno della mappa), nuovi personaggi e, fatalmente, nuove minacce alla propria sopravvivenza. Grazie alla possibilità di vedere chiaramente solamente oggetti e nemici compresi nel proprio campo visivo, che si restringe ulteriormente al diminuire della luce solare fino a coincidere al fascio di luce della nostra lampada portatile, le fasi di esplorazione sono sempre estremamente tese, anche per merito dell’eccellente sound design e di una direzione artistica corrotta, malsana, disturbante.

Nondimeno, il giocatore è chiamato a non farsi intimorire, perchè solamente tramite l’esplorazione troverà le chiavi adatte ad aprire molte delle porte che gli sbarreranno la via, e, soprattutto, gli ingredienti per realizzare strumenti di vitale importanza. E qui veniamo al crafting, altra parte fondamentale del gameplay: raccogliendo in giro per le mappe oggetti di varia natura, da semplici funghi ad assi di legno, passando per armi di fortuna, chiodi mezzi arrugginiti e taniche di benzina quasi vuote, il giocatore potrà costruire, con un sistema di crafting immediato e molto rapido, una serie di oggetti utili a prolungare la sua esperienza all’interno del gioco, o, per meglio dire, a rimandarne la morte.

Fortificare il proprio rifugio, ad esempio, non mette del tutto al riparo dall’assalto notturno di un branco di cani famelici, ma può ritardarne l’ingresso o costringerli in un dato corridoio, così da sventrarli ad uno ad uno con il fido fucile.

Ammesso che si siano conservate le pallottole, ovviamente.

Darkwood 5

Le possibilità sono molteplici, ma nessuna di queste, nemmeno nelle fasi finali dell’avventura, riuscirà a far davvero sentire il giocatore padrone della situazione: cucinare i funghi rinvenuti può portare bonus temporanei, ma anche dei malus sul lungo periodo, e, in generale, tanto per la scarsità di risorse, quanto per la costante inferiorità numerica, si dovrebbe ricorrere al combattimento diretto solamente come ultima risorsa. E questo, considerando la natura un po’ approssimativa e legnosa del combat system, non può che giovare alla produzione: regolato da una barra della stamina che si svuota molto più velocemente dei già bastardissimi giochi di Miyazaki, il sistema di combattimento prevede sì una buona varietà di nemici e di armi con cui provare a difendersi, ma anche delle hitbox non sempre precise e delle animazioni lente e goffe, che sottolineano l’inadeguatezza del nostro alter ego.

Nonostante la bontà del lavoro di adattamento ai pad rispetto alla versione PC, giocabile con tastiera, quindi, Darkwood offre il meglio di sè quando viene vissuto come un’inquietante avventura di esplorazione e resistenza piuttosto che come un horror game chiassoso e sanguinolento, in cui armarsi fino ai denti per affrontare orrori indicibili. Considerando le intenzioni del team di sviluppo, che aveva sottolineato fin dalla fase di early access su Steam come il combattimento non fosse centrale nell’economia di gioco, e le esigue dimensioni dello stesso (parliamo di tre persone – tre), si può comunque chiudere un occhio sulla limitatezza degli scontri, anche alla luce delle continue patch fin qui rilasciate, che potrebbero migliorare anche le collisioni e l’impatto di molte armi bianche.

Darkwood 6

Preparate gli auricolari

Nonostante la limitatezza del budget a disposizione e del numero di persone al lavoro sul titolo, l’aspetto audiovisivo di Darkwood rappresenta uno dei suoi punti di forza, soprattutto per quanto concerne il sound design, uno dei migliori in cui ci siamo imbattuti negli ultimi mesi. Urla e gemiti continui, oltre a grugniti non meglio identificati, accompagnano il girovagare del giocatore, mentre sullo sfondo si alternano interminabili silenzi e fasi in cui il violino graffia come nemmeno un gatto costretto a rifarsi le unghie: mai come questa volta un buon paio di auricolari è consigliatissimo, sia che giochiate alla versione PS4 (quella oggetto di questa recensione) sia che vi cimentiate su Xbox One e, ancora di più, su Switch.

La gestione delle fonti di illuminazione ci è piaciuta molto, ed aumenterà a dismisura il senso di angoscia e di vulnerabilità, e il cambiamento della luce in prossimità dell’alba (mai tanto agognata) e del tramonto contribuisce incredibilmente all’atmosfera generale e alla credibilità di una storia altrimenti degna del peggior incubo. Come per le meccaniche di gioco, il team di sviluppo ha saputo focalizzare la propria attenzione sugli elementi centrali in un titolo horror, curando oltremodo il design degli abomini di cui è disseminata la mappa e stilizzando alcune ambientazioni e personaggi non giocanti, così da restituire un quadro sempre tendente all’oscuro. Nonostante la (quasi) totale assenza di jump scare, quantomeno intesi nell’accezione hollywoodiana del termine, quindi, giocato al buio ed in solitudine Darkwood richiederà di tenere un cambio mutande sempre nei paraggi, e questo è proprio l’obiettivo che tanto i ragazzi di Acid Wizard quanto quelli di Crunching Koalas si prefiggevano.

+ Malato e disturbante

+ Eccellente sound design

+ Sistema di crafting semplice ma funzionale

+ Atmosfera da brividi

- Combat system un po' legnoso

- A volte esagera nel non dare indicazioni al giocatore

8.0

Sebbene non rappresenti una sorpresa per quanti si siano persi nei meandri della sua terribile foresta già su PC due anni or sono, Darkwood arriva a scuotere il panorama dei giochi horror indipendenti su console, grazie ad un buon lavoro di adattamento, capace di mantenere quanto di buono c’era nella versione originaria, senza che il gameplay risenta eccessivamente della mancanza dell’acoppiata mouse – tastiera. Anche su PS4, quindi, perdere l’orientamento nella fitta boscaglia, con qualcosa che ci rincorre e il tramonto che incombe, mantiene quel fascino sadomasochistico che pochi altri titoli al momento possono vantare.Se siete alla ricerca di qualcosa di marcio, insano ed opprimente, avete trovato pane per i vostri denti.

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