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Pro
- Un classico senza tempo finalmente a portata di tutti...
- Doppiaggio di grande qualità.
- Nuova interfaccia e avanzamento rapido durante le battaglie.
- Versione originale inclusa.
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Contro
- ... a patto di avere una buona conoscenza della lingua inglese.
- Un'occasione persa sotto vari aspetti.
Il Verdetto di SpazioGames
Disponibile su: PS4, PS5, SWITCH2, SWITCH, XSX, PC
Informazioni sul prodotto
Siano benedetti i fan di Final Fantasy Tactics perchè, per stessa ammissione di Kazutoyo Maehiro, director di Final Fantasy Tactics The Ivalice Chronicles, senza il loro aiuto Square Enix avrebbe avuto grosse difficoltà a proporre questa nuova versione del gioco, visto che il codice sorgente era andato perduto nel processo di sovrapposizione e riscrittura tipico dei porting da oriente ad occidente di qualche decennio fa.
Pensate che sfacelo sarebbe stato per la comunità tutta se un gioco della qualità dell'originale Final Fantasy Tactics fosse andato perduto per sempre: parliamo, dopotutto, di uno dei capisaldi del suo genere, nonché di uno degli episodi più amati di una tra le serie più popolari e vendute di tutti i tempi.
Abbiamo riscoperto per voi questo classico intramontabile nella sua nuova incarnazione (specificatamente, in versione PS5), e siamo pronti a dirvi cosa essa contiene di nuovo, cosa manca e se valga la pena tuffarsi di nuovo nel bel mezzo della Guerra dei Due Leoni.
C'è del marcio ad Ivalice
La tragicità dei conflitti di classe, le disuguaglianze di genere, la stupida crudeltà della guerra (argomento più che mai attuale, purtroppo per noi): questi sono solamente alcuni dei temi toccati da Final Fantasy Tactics, capace ancora oggi di far vibrare le corde di tutti i giocatori appassionati non solo di un fantasy con le radici quanto mai piantate nel mondo reale, ma anche di tematiche universali e, per questo, mai fuori tempo.
A voler essere succinti si potrebbe dire che il gioco racconta la storia di due amici d'infanzia, l'uno di nobili natali (sebbene bastardo) come Ramza Beoulve, il protagonista che impersoneremo per tutta la durata della campagna principale, e l'altro di umili origini, Delita Heiral, preso sotto l'ala della famiglia Beoulve in tenerissima età.
Tanto la loro amicizia quanto la loro adolescenza saranno messi a dura prova ad una Ivalice martoriata dalla guerra, appena uscita da un conflitto lungo e sanguinoso e pronta a rituffarvisi senza alcun ritegno per le vite dei deboli, degli affamati e dei bambini.
Due fazioni nobiliari spingono (l'una da nord, l'altra da sud) per porre la corona in testa al loro candidato, in uno scenario in cui il re morente non è mai stato così debole e senza seguito da parte della gente comune, e con la Chiesa, che sulla carta dovrebbe invece occuparsi degli indigenti, a fare da terzo incomodo, nel tentativo di prendere il potere confidando in misteriose pietre tramandate da secoli di generazione in generazione.
Bastano pochi capitoli perché l'innocenza dei due giovani protagonista vada persa per sempre, e per fare emergere lo sporco che c'è sotto il tappeto: Ivalice è un regno marcescente, in cui ognuna delle casate nobiliari pensa solamente al suo tornaconto, in cui un fratello può essere tranquillamente sacrificato sull'altare di un accordo politico ed in cui la vita delle persone, in particolare quelle di umili natali, conta meno di una spada arrugginita.
Se Tactics Ogre, serie gemella, si faceva forse preferire per la compiutezza delle meccaniche di gioco, Final Fantasy Tactics rimane uno degli episodi meglio scritti e più duri da digerire dell'intero franchise, e questo è un complimento non da poco vista la qualità media degli altri titoli della serie.
Tanto è stato fatto, ma anche no
Per quanto concerne le migliorie al gameplay, crediamo che il nuovo team in seno a Square Enix abbia perso una ghiotta occasione di rimediare ad alcune delle (poche) storture di uno dei migliori giochi di ruolo tattici a turni di sempre, a partire dal bilanciamento della difficoltà, uno degli aspetti più spinosi dell'originale, cui si era parzialmente posto rimedio nella riedizione per la prima macchina portatile di mamma Sony.
L'introduzione di tre differenti livelli di difficoltà lasciava presagire un'esperienza di gioco adatta a tutti, capace tanto di introdurre i neofiti al genere quanto di soddisfare i veterani, ma la nostra prova, con due run differenti basate sul secondo e sul terzo dei tre livelli di difficoltà, ha raccontato una storia diversa.
Se il primo dei tre livelli si completa praticamente da solo, con un'enfasi finanche smodata sulla storia e combattimenti semplicissimi, quello intermedio ha visto un sostanziale abbassamento del livello di sfida dell'originale, che, lo ricordiamo, era decisamente impegnativo.
Purtroppo, però, se le cose funzionano bene fino a circa la metà dell'avventura, l'ingresso nel party di un dato personaggio sbilancia tutto proprio come nell'originale, vista la potenza smisurata delle sue abilità, le quali, essendo innate, non consumano punti magici, e sono quindi ripetibili ad nauseam ad ogni turno, con effetti devastanti sulle truppe nemiche.
La curva, mediamente ripida per la prima quindicina di ore, crolla rapidamente (proprio come nel titolo del 1997), lasciando l'amaro in bocca a chi, al contrario, si aspettasse una graduale crescita del livello di sfida nell'ultimo terzo.
Di contro, le modifiche apportate al livello di difficoltà "Tactician", il più alto dei tre disponibili, lo rendono assai sbilanciato per altri motivi: a meno di optare per classi corazzate, scelta percorribile solamente fino ad un certo punto, i nemici sono spesso capaci di uccidere un membro del nostro party con un singolo colpo o due al massimo, e ad aggravare la situazione ci sono delle scomode eredità del titolo originale di cui avremmo volentieri fatto a meno, come la concreta possibilità che le magie di resurrezione falliscano (solo per il giocatore, ovviamente) e l'impossibilità da parte di molte classi di utilizzare oggetti curativi.
Ne viene fuori un livello di sfida schizofrenico, capace di stendere un tappeto rosso al giocatore in contesti inaspettati e massacrarlo inopinatamente durante la battaglia successiva, in un'anonima palude sulla strada per il prossimo obiettivo.
Sotto questo punto di vista il discorso di lasciare tutto com'era nel titolo originale per non alienare i puristi non regge: se Tactics Ogre rimane mezzo gradino sopra in termini di puro gameplay è proprio per queste mancanze nel bilanciamento della difficoltà, che già si faticava ad accettare nel 1997 e che oggi appaiono francamente incomprensibili.
Siamo rimasti perplessi anche per quanto concerne il salvataggio automatico, che non consente mai di andare indietro di più di un turno completo: per andare incontro alla sensibilità odierna dei giocatori, sarebbe bastato che il gioco non sovrapponesse i salvataggi automatici e ne generasse uno ad intervalli fissi, da esempio dopo il terzo turno completo del party, dopo il sesto e così via.
Invece, per come è stato implementato, l'autosave è utile solamente qualora vi foste accorti di aver sbagliato l'approccio all'ultimo turno giocato, e quindi costringe a ricaricare comunque il salvataggio da subito prima dello scontro qualora si sia incappati in una circostanza sfortunata, o, banalmente, in un Revive che ha fallito quando non avrebbe dovuto.
Nondimeno, anche per non restituire la fallace impressione che il gameplay sia problematico, Final Fantasy Tactics The Ivalice Chronicles conserva tutto il fascino del titolo originale, che pur con i suoi sbilanciamenti e una IA nemica ed alleata piuttosto ondivaga, ha scritto la storia del genere e si pone ancora ai suoi vertici nonostante i quasi trent'anni intercorsi dalla prima pubblicazione.
La pletora di classi disponibili, con abilità specifiche e diverse dalla maggior parte dei congeneri (dal geomante al dragoon, passando per il mago del tempo che manipola la linea temporale degli scontri) e la possibilità di creare una build unica rimangono inadulterate anche in questa versione, e sicuramente faranno la felicità degli appassionati, nonostante l'ottima qualità della concorrenza, da Triangle Strategy a Fire Emblem.
La possibilità di acelerare i turni tanto delle truppe nemiche quanto di quelle alleate, introdotta in questa riedizione, azzera i tempi morti e giova sicuramente al ritmo del titolo, piuttosto lento a prescindere ma sempre in linea con gli standard del genere di riferimento.
Nuovo look
Tra le note positive spiccano la vecchia/nuova introduzione, e, ancora di più, il doppiaggio integrale di tutti i dialoghi di gioco: nel primo caso, parliamo di un filmato pastellato di rara bellezza che cattura il design originale dei personaggi e lo trasporta in maniera indolore ai giorni moderni, cogliendo perfettamente lo spirito e l'atmosfera del titolo originale.
Ma se la bellezza della nuova intro svanisce dopo poco più di un minuto, la ricercatezza delle voci, il tono shakespeariano dei dialoghi, le ottime prove attoriali che contraddistinguono il doppiaggio elevano l'esperienza di gioco rispetto tanto all'originale quanto alla versione per PlayStation Portable.
Un plauso alla scelta di includere la traduzione effettuata in occasione del lancio di War of the Lions per PSP: gli scambi di battute tra i protagonisti rimangono densi, spesso veicolati tramite un inglese aulico o comunque inconsueto nella scelta dei termini e delle figure, e quindi, se da un lato sottolineano il rispetto per lo script originale e fotografano in maniera impeccabile il taglio che Matsuno e compagnia scelsero di dare all'opera, dall'altro acuiscono i rimpianti per l'assenza della localizzazione nella nostra lingua.
Chi ci legge con assiduità sa che non abbiamo mai opposto muri o veti ai titoli nella sola lingua d'Albione, ma in questo caso la scelta di non sottotitolare nemmeno il titolo nella nostra lingua appare quanto mai rischiosa, alla luce della complessità della trama, della scelta di termini talvolta desueti e del gran numero di personaggi e fazioni chiamati in causa dallo script.
Qui più che altrove, allora, la godibilità dell'opera dipende dalla vostra conoscenza della lingua inglese, che in un gioco d'azione o in un racing game sarebbero trascurabili, e questo, inevitabilmente, lascia chiusa una delle porte che impedirono a Final Fantasy Tactics di entrare nella sala dei maggiori successi commerciali di Square Enix.
Idolatrato sì, e più che giustamente, per quanto ci riguarda, ma campione d'incassi purtroppo no. A livello tecnico è sicuramente apprezzabile, anche se non sconvolgente, il lavoro fatto sulle ambientazioni, sui modelli poligonali, sull'arrotondamento di alcune texture spigolose e su alcuni effetti grafici legati alle magie più potenti, ma questo è essenzialmente lo stesso gioco del 1997, a cui è stato fatto un maquillage per non sfigurare su televisori dalla diagonale piuttosto ampia, a partire dal passaggio al formato 16/9.
Piaccia o meno, filologicamente parlando questa era proprio l'intenzione di partenza del team di sviluppo, e quindi non possiamo che promuovere la ripulitura meticolosa seppure periferica di quanto portato su schermo ormai ventotto anni fa, anche alla luce della presenza del codice originale di gioco, selezionabile dal menu iniziale e pronto a far rivivere gli orrendi campionamenti audio delle morti tratti dal titolo originariamente pubblicato sulla prima PlayStation.
La scelta di non includere alcuno dei personaggi aggiuntivi della riedizione per PSP né tantomeno i contenuti secondari dedicati non ci trova particolarmente d'accordo: sebbene tesa a preservare il pacchetto originale, questa scelta assottiglia l'offerta contenutistica e costringe, in un certo qual modo, a scegliere tra due versioni del gioco entrambe migliorate: The Ivalice Chronicles per le migliorie alla quality of life e per il doppiaggio, e The War of the Lions per le missioni secondarie aggiuntive e la presenza di un paio di personaggi molto amati dal pubblico.
Probabilmente, se costretti a scegliere forzatamente, propenderemmo ancora per la versione PSP, per chi se lo stesse chiedendo, ma non va sottovalutata la convenienza di avere un Final Fantasy di questa qualità disponibile su una console di attuale generazione.