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Pro
- Pacchetto ricchissimo di contenuti, tra DLC, mod e armi esclusive.
- Gameplay che premia la libertà di esplorazione e approccio personale.
- Ottimo punto d’ingresso per chi non ha mai giocato.
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Contro
- Problemi tecnici irrisolti, audio-video a disagio e bug ancora presenti.
- Companion con intelligenza artificiale poco affinata, fonte di frustrazione.
- Ancora poco o nulla di nuovo sul piano narrativo e di gameplay, rispetto all’originale.
Il Verdetto di SpazioGames
Disponibile su: PC, PS4, XONE, PS5, XSX
Informazioni sul prodotto
Fallout 4 Anniversary Edition è esattamente quel tipo di gioco che ti mette davanti a una domanda semplice: sei disposto a tornare nella Zona Contaminata con tutte le sue imperfezioni e le sue nostalgie appiccicose addosso?
Perché questa riedizione non è un capolavoro reinventato, né una scalfittura sulla carriera di Bethesda, ma un contenitore rimpinzato di DLC e modifiche che, per quanto interessanti, non riescono a cancellare un passato tecnico difficile da dimenticare.
Eppure, nonostante tutto, il gioco continua a esercitare un richiamo magnetico con la sua miscela unica di esplorazione, crafting e quella spavalda promessa di libertà che solo un mondo post-apocalittico sa dare.
Diciamolo subito: tra alti e bassi, questa Anniversary Edition si rivolge in primis ai fan di vecchia data, ma offre a chi non ha mai messo piede nel Commonwealth un’occasione ambigua e sfaccettata per entrare in scena.
Bentornati nella Zona Contaminata
Chi ha vissuto il lancio originale nel 2015 ricorderà bene il mix di entusiasmo e delusione. Fallout 4 era uno di quei titoli che volevano tanto, anzi troppo, e finivano per inciampare in bug clamorosi, clipping fastidiosi e un’intelligenza artificiale dei compagni che sembrava uscita da un incubo di programmazione.
Bene, dopo un decennio, la Anniversary Edition sembra aver fatto un passo avanti solo in superficie. Perché sotto il cofano la situazione non è cambiata granché: sebbene i DLC aggiungano carne al fuoco, i problemi tecnici restano una compagnia di viaggio ingombrante, con desincronizzazioni audio-video che ti fanno inciampare nelle battaglie, companion che si incastrano dietro un angolo come se avessero un appuntamento segreto da non perdere e un frame rate altalenante che ti ricorda che la “war never changes” vale anche per i bug. ù
E ti ritrovi a pensare: ma non avevano fatto passi avanti con Fallout 76? Evidentemente, nel Commonwealth, il tempo scorre in modo diverso.
E non è tutto: la straordinaria quantità di 150 contenuti extra dal Creation Club, che spaziano da armi futuristiche come quelle al plasma e a ioni fino a skin esclusive per Dogmeat e il Pip-Boy, sono una vera e propria manna per chi adora personalizzare e scavare a fondo nell’aspetto e nel gameplay.
Peccato soltanto che tutta questa abbondanza rischi di far sembrare il cuore del gioco, ossia quel mix di narrazione, esplorazione e costruzione di insediamenti, un guscio stanco, perché alla fine della fiera, Fallout 4 resta quello di sempre, con tutte le sue luci e ombre.
La narrativa, brandita come un mantra dalla Vault-Tec nella cutscene iniziale, con quel "La guerra non cambia mai" che sembra un pugno nello stomaco prima di essere spinto in un Vault per un sonno di sospensione, rimane forse l'aspetto più divisivo. Se da una parte c’è chi apprezza la semplicità e l’immediatezza della trama, incentrata sul ritrovamento del figlio rapito, dall’altra si percepisce una certa piattezza e un’impalcatura narrativa che ha diviso critica e pubblico sin dal lancio originale.
Fallout 4 tenta di ampliare l’epopea del Commonwealth con una manciata di nuove mappe e fazioni, ma fa poco per rinnovare realmente quel sentimento di scoperta e imprevedibilità, lasciandolo piuttosto ancorato a quello che abbiamo conosciuto. È un viaggio familiare, che rassicura ma non brilla di novità.
Il gameplay, poi, è sempre quel vecchio amico con cui litighi spesso ma non smetti mai di frequentare. La costruzione di insediamenti, pur se ampliata dai vari DLC, è rimasta essenzialmente quella: un sistema certamente apprezzato dagli amanti del crafting e della gestione, ma che può risultare ripetitivo e poco gratificante per chi desidera un’evoluzione più dinamica.
La vera star è l’esplorazione libera, che continua a tirarti fuori dalle mura di cemento e a spingerti tra rovine radioattive, piccoli villaggi dissestati e insediamenti di fortuna, dove ogni angolo nasconde segreti da scoprire. Forse è proprio in questi momenti che Fallout 4 riesce a ricordarci perché vale la pena tornare a giocarlo, perché quel senso di meraviglia e tensione è ancora intatto, nonostante tutto.
È tuttavia doveroso sottolineare che questa riedizione è più un’operazione di celebrazione (un modo per far riscoprire ai nuovi arrivati un gioco che compie dieci anni, e per mettere insieme tutte le versioni finora sparse) piuttosto che un vero passo avanti nella saga.
Bethesda non è nuova a riproporre i suoi classici, e chiunque abbia già una libreria piena di versioni di Skyrim sa bene che il mercato delle remaster è una miniera d’oro per la casa di sviluppo. Ma per chi si aspetta mordente nel gameplay o una pulizia tecnica consistente, potrebbe essere una delusione.
Nonostante ciò, c’è qualcosa in questa Zona Contaminata che continua a catturare, una miscela fra imperfezioni tecniche e fascino narrativo che ti rende difficile staccarti dallo schermo.
Alla fine, ne vale la pena?
Quindi, cari avventurieri post-apocalittici, se siete fan di Fallout 4, questa Anniversary Edition è un’ottima occasione per riscoprire il gioco con tutti i suoi contenuti in un unico pacchetto, necessario e appagante.
Se invece siete alle prime armi o scettici verso la saga, sappiate che non troverete qui la rivoluzione, ma una monumentale celebrazione con tutte le sue contraddizioni.
Perché dopotutto, in un mondo che vorrebbe cambiare, Fallout 4 ci ricorda che “la guerra non cambia mai”, né per gli eroi né per i bug.