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Recensione

DOOM Classic: maciniamo demoni su console con la trilogia originale

I primi tre capitoli di DOOM sbarcano sulle console last-gen: la nostra sull'Operazione Nostalgia di Bethesda.

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a cura di Pasquale Fusco

I festeggiamenti sono stati inaugurati il 10 dicembre 2018, ma è a tutti gli effetti il 2019 l’anno in cui celebriamo il 25esimo anniversario di DOOM. A ricordarcelo è la stessa Bethesda, che per l’occasione ha sdoppiato la sua convention annuale importandola anche nel Vecchio Continente: al QuakeCon di Londra abbiamo quindi messo le mani su Eternal, assaporando un infernale mix di budella e proiettili in vista del suo attesissimo lancio, previsto per quest’autunno.

Nella capitale inglese abbiamo però assistito a un altro importante reveal, quello che ha visto curiosamente protagonisti i primi tre episodi della saga in questione, tali DOOM (1993), DOOM II (1994) e DOOM 3 (2004). La leggendaria trilogia approda così sulle console di ultima generazione – PlayStation 4, Xbox One e Nintendo Switch – e persino sulle piattaforme mobile, regalando agli utenti Android e iOS una rinfrescante dose di brutalità. Abbiamo colto quest’occasione per sviscerare ancora una volta i tre FPS, un po’ per ingannare la snervante attesa di Eternal, un po’ per scoprire com’è giocarli con trigger e stick analogici.

DOOM e DOOM II, ovvero le gemelline di Shining

“Vieni a giocare con noi?”, mentre declineremmo volentieri l’invito delle gemelle Grady, nel caso dei primi due capitoli di DOOM saremo noi ad aggiungere il “Per sempre” al dialogo che aveva terrorizzato il piccolo Danny Torrance; in entrambi i casi, comunque, l’esito sarà un bagno di sangue. Del resto parliamo dei titoli che hanno rivoluzionato un intero genere, quello dei first-person shooter, grazie alle brillanti idee dei due John (Carmack e Romero) e al lavoro degli altri membri di id Software.

Un quarto di secolo fa la software house texana aveva concepito una formula che tutt’oggi appare innovativa: un approccio immediato al gameplay, un sapiente utilizzo della grafica 3D e tanta, tanta violenza; insomma, un gioco veloce e divertente, quanto basta per tenerci incollati al PC per ore ed ore, annullando ogni possibile concezione temporale. Aggiungi al miscuglio un’abbondante spolverata di heavy metal e ottieni l’intramontabile DOOM. Da mouse e tastiera, tuttavia, oggi ci spostiamo sui più ‘articolati’ comandi dei controller, impugnando il DualShock di PS4 per affacciarci al mondo di questi FPS da una finestra inedita, ‘next-gen’ diremmo. Per nostra fortuna il risultato non cambia: DOOM e DOOM II sono ancora capaci di divertire e ammaliare i veterani della serie e rappresentano, al tempo stesso, un’intrigante sfida per i fan degli sparatutto più moderni – questi ultimi non esisterebbero senza DOOM, ma non c’è bisogno che ve lo dica… vero?

Prima di buttarsi nella mischia di DOOM basterà memorizzare i pochi essenziali comandi e due regole fondamentali: corri e spara. Proprio come nell’esperienza originale, ci muoveremo unicamente sull’asse orizzontale per puntare ai bersagli – siano essi demoni o membri dell’UAC posseduti dalle forze infernali – e per scovare munizioni, kit medici e pezzi di armatura; con le levette analogiche, scatti e strafe (gli spostamenti laterali) possono essere eseguiti con estrema naturalezza, il che ci agevolerà nelle situazioni più concitate in cui dovremo schivare i proiettili dei nemici o raggiungere rapidamente il medikit più vicino. C’è anche una marcata componente esplorativa, che ci catapulterà in veri e propri dedali le cui vie d’uscita potranno essere rintracciate solo mediante l’uso di speciali chiavi e l’attivazione di alcuni interruttori. Se avrete fatto abbastanza strada, alla fine del percorso prenderete anche parte a una spettacolare boss fight.

La ciliegina che sormonta questa torta dall’aroma vintage non poteva che essere la soundtrack, la raccolta originale composta da Robert Prince, con brani hard rock e metal ispirati (in parte) alle più celebri canzoni degli anni ’90. Eppure non finisce qui. Le edizioni di DOOM e DOOM II destinate agli store digitali includono due espansioni – Episodio IV: Thy Flesh Consumed, per il primo, e The Masters Levels, per il secondo – per un totale di 29 livelli aggiuntivi, 20 dei quali creati dalla community di giocatori; dulcis in fundo, il multiplayer locale che permette a 4 giocatori di sfidarsi in Deathmatch sulla stessa console o di cooperare nei classici livelli dei due shooter.

NB: nel momento in cui vi scriviamo, entrambi DOOM e DOOM II richiederanno l’accesso a internet – e, più precisamente, ad un account Bethesda.net – per poter essere giocati su console, Switch inclusa. Il publisher ha già annunciato una patch che, nelle prossime settimane, renderà il login opzionale.

…e poi c’è DOOM 3.

Considerato da molti fan la ‘pecora nera’ della famiglia, DOOM 3 è in realtà un episodio innovativo del franchise di id Software e, per certi versi, il più audace. La doppia regola del ‘corri e spara’ di cui sopra è qui soppiantata da un gunplay più lento e metodico, che meglio si sposa con le (eccezionali) atmosfere horror di una claustrofobica base spaziale.

Si torna a vestire i panni del Doomguy e si torna su Marte, dove un portale collegato con l’Inferno viene riaperto per far fuoriuscire orde di spaventose creature pronte a massacrare chiunque oserà batter ciglio. Il nostro alter ego non sfreccerà più a 92 km/h (a piedi) e dovrà prestare attenzione a ogni angolo in cui potrebbe annidarsi un demone o un’altra mostruosità dagli innesti cibernetici – insomma, preparatevi a qualche jumpscare. Niente mirini metallici o zoom ottici: lo shooting si baserà ancora sulla formula ‘punta e spara’, ma, questa volta, ci permetterà di sfruttare liberamente le visuali 3D del nuovo comparto tecnico.

A proposito di grafica, DOOM 3 è il primo capitolo della serie ad abbandonare il tradizionale engine a favore dell’id Tech 4, precursore di quell’id Tech 7 che vedremo presto in azione con DOOM Eternal. L’alta definizione e il framerate – ancorato ai 60 fps – contribuiscono a (ri)creare un’esperienza di gioco coinvolgente e, a tratti, ansiogena, che non ha nulla da invidiare agli sparatutto/horror meno antiquati. In parole povere: nonostante i 15 anni sul groppone, DOOM 3 vi farà cambiare le mutande.

Per quanto concerne i contenuti aggiuntivi, anche in questo caso troviamo due add-on che faranno felici i veterani (e non) del terzo capitolo, ovvero le espansioni Resurrection of Evil e The Lost Mission. Concludiamo con una piccola curiosità: il porting di DOOM 3 per Nintendo Switch è stato realizzato da Panic Button, team che si è occupato della conversione di DOOM (2016) e che si occuperà del porting di Eternal per la console ibrida.

+ Da 'WASD' agli stick analogici: esperimento riuscito

+ Una marea di contenuti aggiuntivi

+ DOOM in formato portatile (su Switch)

- Comandi talvolta poco accurati

Quella di DOOM è una trilogia che non smette di appassionare e tanto vi basterebbe sapere per convincervi a rigiocare, o recuperare, gli storici sparatutto di id Software. L’Operazione Nostalgia di Bethesda è per noi promossa, in primis per la buona trasposizione del sistema di comandi su controller, ma anche per i numerosi contenuti aggiuntivi inclusi in ciascuno dei tre episodi che compongono questo ghiotto pacchetto. In vista di DOOM Eternal, non ci saranno opzioni migliori per ingannare l’attesa.

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Voto Finale

Il Verdetto di SpazioGames

Pro

  • Da 'WASD' agli stick analogici: esperimento riuscito

  • Una marea di contenuti aggiuntivi

  • DOOM in formato portatile (su Switch)

Contro

  • Comandi talvolta poco accurati

Commento

Quella di DOOM è una trilogia che non smette di appassionare e tanto vi basterebbe sapere per convincervi a rigiocare, o recuperare, gli storici sparatutto di id Software. L'Operazione Nostalgia di Bethesda è per noi promossa, in primis per la buona trasposizione del sistema di comandi su controller, ma anche per i numerosi contenuti aggiuntivi inclusi in ciascuno dei tre episodi che compongono questo ghiotto pacchetto. In vista di DOOM Eternal, non ci saranno opzioni migliori per ingannare l'attesa.
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