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Crysis Remastered Trilogy, questa volta vi girerà di sicuro | Recensione

Un piacevolissimo viaggio nel tempo, alla riscoperta di una saga fondamentale per il genere degli FPS

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a cura di Lorenzo Kobe Fazio

Informazioni sul prodotto

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Crysis Remastered Trilogy
  • Sviluppatore: Saber Interactive, Crytek
  • Produttore: Crytek
  • Distributore: Crytek
  • Piattaforme: PC , PS4 , XONE , XSX , SWITCH , PS5
  • Generi: Sparatutto
  • Data di uscita: 15 ottobre 2021

Il tempo passa per tutti e Crysis Remastered Trilogy ne è la più schiacciante, e per certi versi drammatica, conferma. Temibile boss di fine livello per le schede grafiche d’un tempo, discriminante per antonomasia con cui giudicare perentoriamente le specifiche del proprio PC, metro di paragone che per anni ha dettato il non plus ultra dello standard grafico raggiungibile dall’abilità informatica umana, soprattutto il primo capitolo della saga fece storia, tracciando un solco profondo tra ciò che lo precedette e ciò che venne dopo, ennesima tappa evolutiva di un genere, quello degli FPS, che intorno a quegli anni, parliamo del 2007, stava vivendo un periodo d’oro.

Se il compianto Sean Connery è migliorato con l’età, generando un adagio che è entrato nel linguaggio comune, con i videogiochi poche volte si può dire altrettanto.

Come avrete già intuito dal cappello dell’articolo, anche in questo caso siamo di fronte ad un terzetto di produzioni che palesano i segni del tempo, complice qualche imperfezione di questo riadattamento.

Tuttavia, sia chiaro, non è tutto da buttare, tutt’altro. Sebbene ora sia praticamente certo che anche sul vostro PC (o console) Crysis ci giri, il viaggio attraverso le generazioni di hardware proposto da Crytek è assolutamente affascinante e persino quasi imperdibile per gli amanti del genere, soprattutto per quelli con una spiccata curiosità per certi reperti archeologici.

I poteri della nanosuit

Il punto di partenza di un’analisi critica di questo genere, del resto, non può che essere uno ed uno soltanto: Crysis Remastered Trilogy è un prodotto dotato di una propria dignità o stiamo parlando di un qualcosa che dovrebbe essere rinchiuso nell'ospizio dei videogiochi?

Senza alcun dubbio, per motivi diversi, ognuno dei tre capitoli di cui si compone la saga ha tuttora qualcosa da dare all’utente in cerca di un’esperienza adrenalinica e globalmente stuzzicante in termini narrativi. L’uso del termine “globalmente” è figlio, da una parte, di una trama ricca di colpi di scena, dall’altra di tecniche narrative abbastanza superate, applicate ora a scene d’intermezzo che registicamente reggono ancora, ora a dialoghi in-game raffazzonati e spesso recitati da modelli poligonali dalle espressioni facciali piuttosto ingessate.

A tratti insomma, Crysis Remastered Trilogy fa quasi tenerezza, uno spaccato di un tempo che non esiste più, cancellato dalle nuove frontiere, tecnologiche e di scrittura, conquistate da team di sviluppo come Naughty Dog e Quantic Dream.

Eppure, potendo contare tra l’altro sull’intero arco narrativo incluso in un unico pacchetto, è facile appassionarsi a questa storia di alieni e cospirazioni internazionali che ruota attorno all’utilizzo della portentosa nanosuit, esoscheletro che rende i protagonisti dei giochi delle implacabili macchine da guerra.

L’armatura non è unicamente il fulcro della storia, l’elemento che alimenta di continuo l’intreccio, ma è il motore del gameplay, ciò che all’epoca rendeva così caratteristico il gameplay della saga.

In ogni episodio di Crysis, la nanosuit dona una velocità superiore all’avatar, gli permette di saltare più in alto del normale, all’occorrenza si irrigidisce così da assorbire l’eventuale danno subito, oppure rende il soldato praticamente invisibile. Attorno a queste abilità, i ragazzi di Crytek hanno organizzato level e mission design, offrendo una certa libertà d’azione al videogiocatore che, di volta in volta, salvo casi specifici, poteva e potrà decidere se approcciarsi ai nemici con sfrontatezza o se preferire un basso profilo, eseguendo esecuzioni silenziose o raggirando semplicemente le linee nemiche.

Da questo punto di vista, ogni capitolo offre riletture specifiche al concept di base. Il capostipite, per esempio, mette in campo un’ambientazione di discrete dimensioni liberamente esplorabile, teatro tra le altre cose di missioni secondarie e di micro-habitat che presentano ostacoli (ma anche opportunità) diverse tra loro.

Tra villaggi pronti ad essere rasi al suolo da potenti scariche di mitra, in cui si apprezza tutt’ora la distruttibilità degli ambienti, e bunker fortificati, dovrete adattarvi ed adattare di continuo le vostre strategie.

Il sequel, dal canto suo, propone una struttura più lineare, che concede una maggior libertà di movimento solo in alcune zone. D’altro canto, è anche vero che una maggior precisione nel sistema di input, oltre che la complessità di alcune strutture che esplorerete, rendono particolarmente gustosi certi scontri ed infiltrazioni.

Il terzo capitolo, infine, si pone a metà strada tra i due approcci, guadagnando ulteriore appeal grazie all’arco, nuova arma tanto inflazionata (ad oggi, beninteso), quanto in grado di ampliare ulteriormente gli approcci tattici consentiti al videogiocatore, freccia in più nella faretra dell’utente, e scusate il gioco di parole, sfidato da un’I.A. ancor’oggi a tratti sorprendente.

Alla prova del tempo, strano a dirsi, l’episodio che ne esce meglio è proprio il primo. La componente open-world, pur non offrendo il ventaglio di attività secondarie o di luoghi d’interesse a cui ci ha inesorabilmente abituati la contemporaneità, concede al videogiocatore una varietà di situazioni davvero allettante, caratteristica che infonde all’avventura un’insospettabile trasversalità ancora apprezzabile. I due sequel, invece, barattano questa freschezza, con sistemi di controllo enormemente più precisi e reattivi, rendendo ogni sparatoria un autentico piacere.

Le qualità del riadattamento

Constatato che ci troviamo di fronte a tre FPS sicuramente invecchiati, ma ancora perfettamente in grado di divertire, resta da capire il reale valore di Crysis Remastered Trilogy in quanto a puro e semplice riadattamento.

Il discorso, in questi termini, si fa lievemente controverso soprattutto per un motivo: nonostante abbiamo testato il gioco sia su PlayStation 5, che su Xbox Series X, abbiamo constatato che le versioni attualmente disponibili sono solo quelle old-gen.

Nessun dubbio sulla piattaforma Sony, dove il codice riscattato era dichiaratamente per PlayStation 4. Più incerta la situazione sull’ammiraglia di Microsoft, dove manca una netta distinzione tra generazioni di hardware, ma vista l’assoluta somiglianza tra le due edizioni, possiamo concludere che anche in quel caso manchi l’effettivo upgrade alla next-gen.

Ad oggi non ci è dato sapere se il power-up in termini grafici ci sarà effettivamente o meno, eventualmente provvederemo ad aggiornare questo articolo, ma siamo comunque stati testimoni di uno spettacolo generalmente soddisfacente.

Il primo Crysis evidenzia più dei sequel l’appartenenza ad un altro tempo storico. Nonostante l’isola su cui è ambientato sia ancora in grado di affascinare l’utente, oggi più che mai si notano certe texture poco definite, certe animazioni raffazzonate, la mancanza di chissà quali dettagli a riempire il pur vasto scenario.

Inoltre, nonostante la presenza di due impostazioni grafiche, gli ormai classici Prestazione e Performance, non abbiamo notato alcuna differenza tra le due. Solo decidendo di attivare il Ray Tracing, terza opzione disponibile, abbiamo notato qualche (piccolo) cambiamento in una gestione più convincente di alcuni effetti luce.

Crysis 2 e 3, invece, privi di settaggi grafici alternativi, si difendono ancora piuttosto bene, proprio grazie ad ambientazioni ricche di particolari che aumentano l’impatto scenografico di ogni sezione dell’avventura. Incomprensibilmente, tuttavia, Crysis 3 soffre una pessima calibrazione del sonoro, problematica che al momento rende estremamente difficile ascoltare alcuni dialoghi in-game, inspiegabilmente troppo bassi rispetto a musica ed effetti.

Il capostipite, insomma, appare chiaramente più rozzo rispetto agli altri due giochi di cui si compone la collection. Soprattutto facendo paragoni diretti con le controparti dell'epoca, si nota come Crytek si sia concentrata molto di più nel restauro dei due sequel, che beneficiano di effetti luce più convincenti e di una generale ripassata in termini di definizione delle texture e della resa dei modelli poligonali.

Lo scarto grafico, insomma, è piuttosto evidente, segno che il titolo originale, pur conservando il fascino "retrò" che pur lo contraddistingue, avrebbe necessitato di un lifting più intensivo.

Tirando le somme, nonostante qualche piccola sbavatura e nonostante il dubbio sulla reale versione next-gen del gioco debba essere risolto, Crysis Remastered Trilogy non sfigurerà affatto sui vostri pannelli di ultima generazione, riadattamento che, tra l’altro, si fregia di un frame rate che in nessuna occasione conosce inciampi e che grazie ad una direzione artistica generalmente ispirata saprà ancora titillare i palati degli amanti di fantascienza.

Versione recensita: PlayStation 5 e Xbox Series X

Se volete vivere le emozioni di Crysis anche fuori casa, la trilogia arriva anche su Nintendo Switch.

Voto Recensione di Crysis Remastered Trilogy - Recensione


7

Voto Finale

Il Verdetto di SpazioGames

Pro

  • Trama ancora intrigante

  • Graficamente i tre giochi reggono bene

  • Tutta la saga (spin

  • off esclusi) in un unico pacchetto

Contro

  • Attualmente disponibili solo le versioni old

  • gen

  • Terzetto di FPS invecchiati, per quanto invecchiati bene

  • Piccole sbavature nei riadattamenti

Commento

Crysis Remastered Trilogy è un acquisto doppiamente valido per gli amanti degli FPS. Da una parte, difatti, rappresenta l’occasione ideale per (ri)scoprire una saga che ha rappresentato una tappa evolutiva importante per il genere di appartenenza e non solo in termini grafici. Dall’altra, perché – nonostante tutti e tre i giochi tradiscano la loro appartenenza ad un’altra epoca – ognuno di essi riesce in qualche modo a tenere incollato il videogiocatore sino ai titoli di coda. La libertà d’azione concessa al videogiocatore, soprattutto nel capostipite, unita alle potenzialità tattiche offerte dai poteri della nanosuit, compongono un mix tuttora funzionante e sufficientemente gratificante. Anche come semplice riadattamento, il gioco supera il test, nonostante qualche reticenza in più, dovuta a qualche sbavatura e, soprattutto, all’assenza (momentanea?) di una vera e propria versione next-gen. Soprattutto per i neofiti, guai ad aspettarsi qualcosa di originale o che possa settare nuovi standard del genere. Tuttavia, se ciò che desiderate è un po’ di sana azione e tanta adrenalina, Crysis Remastered Trilogy ha (ancora) quello che serve.
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