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Pro
- Mondo di gioco affascinante e curatissimo.
- Doppio protagonista con stili di gioco realmente diversi.
- Porting tecnicamente ambizioso e generalmente solido.
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Contro
- Struttura di alcune missioni troppo diluita.
- Calo di frame rate nelle aree più affollate.
- Compromessi visivi evidenti rispetto alle altre versioni.
Conclusioni Finali di SpazioGames
Informazioni sul prodotto
Assassin’s Creed è una di quelle serie che non ha bisogno di presentazioni. Da oltre vent’anni accompagna i giocatori in viaggi attraverso epoche e luoghi iconici, costruendo un universo narrativo che, nel tempo, si è espanso a dismisura tra capitoli principali e media collaterali.
Una crescita che ha portato con sé successi enormi, ma anche una certa stanchezza strutturale, culminata negli ultimi anni in un’accoglienza sempre più tiepida da parte di una sempre più grossa fetta del pubblico.
Assassin’s Creed Shadows arriva in un momento delicato per Ubisoft e per il franchise. Dopo un capitolo accolto senza particolare entusiasmo e una fiducia nei confronti della software house francese non più granitica come un tempo, l’approdo tanto atteso nel Giappone feudale ha assunto fin da subito il sapore di una scommessa decisiva che, però, non è stata vinta pienamente da Ubisoft.
Il fatto che tutta questa ambizione sia arrivata anche su Nintendo Switch 2 rende il tutto ancora più interessante.
Di nuovo in Giappone
L’ambientazione è quella del Giappone sul finire del periodo Sengoku, una fase storica complessa e violentissima, segnata da conflitti, tradimenti e figure leggendarie come Oda Nobunaga, qui presente non solo come elemento storico ma come motore narrativo delle vicende. La storia segue due percorsi paralleli che finiscono, inevitabilmente, per intrecciarsi.
Da una parte c’è Naoe, spinta dal desiderio di recuperare un misterioso cimelio di famiglia e vendicare la morte del padre. La sua caccia è rivolta agli Onryo, un clan mascherato di antagonisti che rappresenta il cuore oscuro del racconto.
Dall’altra troviamo Yasuke, uno schiavo mozambicano che diventa samurai al servizio di Nobunaga, impegnato in un percorso di scoperta personale e conflitto morale. Due personaggi lontanissimi per background, fisicità e approccio al mondo, ma destinati a diventare alleati contro una corruzione che si diffonde in tutto il Kansai.
L’elemento dell’Animus, ormai sempre più marginale nella serie, rimane anche in questo episodio sullo sfondo. C’è ancora una voce onnisciente che di tanto in tanto ricorda al giocatore la stratificazione dei livelli di controllo, ma è chiaro che Ubisoft ha scelto di dare priorità alla narrazione storica e ai personaggi, piuttosto che all’intreccio meta-narrativo ambientato ai giorni nostri.
Il vero tratto distintivo di Shadows, però, è il gameplay. La differenza tra Naoe e Yasuke non è solo narrativa, ma si percepisce soprattutto nelle meccaniche di gioco. Naoe incarna l’archetipo dell’assassino classico: agile, silenziosa, letale. Muoversi tra le ombre, spegnere le fonti di luce per aumentare la furtività, arrampicarsi sui tetti, usare gadget e strumenti per evitare lo scontro diretto è il suo pane quotidiano. È il personaggio che più si avvicina all’anima storica della serie.
Yasuke è l’esatto opposto. Un colosso corazzato, un muro che avanza senza curarsi troppo delle conseguenze. Sfonda cancelli, affronta gruppi di nemici a viso aperto e utilizza le opzioni più rumorose per risolvere le situazioni. A differenza di quanto visto in Assassin’s Creed Syndicate, qui non esiste una vera parità tra i protagonisti. I due stili di gioco rimangono sempre distinti e gli alberi delle abilità, anch'essi individuali, non fanno che accentuare questa distanza.
Quello che sorprende è che tutto funziona sorprendentemente bene. Yasuke è volutamente goffo nei movimenti più acrobatici, incapace di utilizzare molte opzioni di stealth e spesso protagonista di cadute rovinose durante i salti della fede. Naoe, al contrario, soffre negli scontri prolungati contro più avversari, dove la sua fragilità emerge chiaramente. Questa asimmetria costringe il giocatore a pensare, a scegliere come affrontare ogni situazione e, soprattutto, con quale personaggio affrontarla.
Alcune missioni sono progettate specificamente per uno dei due personaggi e in diversi momenti della storia si è obbligati a utilizzarne uno in particolare. Nella maggior parte dei casi, però, è possibile passare liberamente dall’uno all’altro. Guardare un avamposto nemico e decidere se infiltrarsi silenziosamente o affrontarlo come un esercito di un solo uomo è una sensazione nuova per la serie, e aggiunge una varietà che mancava da tempo.
Il sistema di combattimento è solido e versatile. Entrambi i protagonisti possono contare su diverse armi principali e opzioni a distanza. Tra le soluzioni più riuscite spiccano il kusarigama di Naoe e la build basata su teppo, armi da fuoco ed esplosivi per Yasuke. A questo si aggiunge una quantità enorme di equipaggiamento da raccogliere, potenziare e personalizzare esteticamente.
Il vero problema di Shadows, risiede nel suo volersi ancorare, nuovamente, al nuovo corso intrapreso dalla serie con Origins, proponendo una mole di contenuti sterminata e, ben presto ridondante. La campagna principale può richiedere tranquillamente 80 ore per essere portata a termine con la dovuta calma e a quest'ultima si affiancano centinaia di missioni secondarie, attività opzionali e incarichi Animus che si rinnovano praticamente all’infinito, presentando una bacheca degli obiettivi costantemente affollata di nuovi bersagli e missioni da portare a termine.
Questa abbondanza ha, ovviamente, il più ovvio dei rovesci della medaglia, ovvero che tutto sembra ben presto diluirsi in un tergiversare costante che fa chiaramente percepire quanto Shadows voglia a tutti i costi essere prolisso quasi come se dovesse giustificare il "prezzo del bilgietto".
Lunghi spostamenti sulla mappa solo per parlare con un NPC e poi tornare indietro per sbloccare l’incarico successivo. Minigiochi dedicati alla pittura con animali adorabili, meccaniche di costruzione della base piacevoli ma allo stesso tempo superficiali e, soprattutto, tante, tantissime, missioni molto simili tra loro, se non addirittura identiche nella struttura.
Ed è proprio questo che fa scricchiolare tutta la struttura di Shadows. Se Ubisoft avesse proposto questo gameplay, questa storia, questo scenario così maniacalmente curato in un'avventura contenuta come quelle storiche di Ezio e Altair, probabilmente ora staremmo parlando id un ritorno in pompa magna per la serie.
Invece ci troviamo di fronte solo a un buon gioco e indubbiamente a un buon Assassin's Creed (ovviamente considerando il nuovo corso cominciato con Origins), ma non a un buon open world. Ubisoft dovrebbe imparare da Sony e offrire esperienze che per quanto ripetitive e semplici, sanno bene come intrattenere con una buona storia ma, soprattutto, sanno bene quando tirare il freno a mano e "chiudere baracca e burattini prima di tediare il giocatore".
È assurdo come proprio gli open world di Sony si rifacciano a quella "forma perfetta" (perdonatemi il termine fin troppo pomposo) realizzata proprio da Ubisoft con i primi capitoli di Assasin's Creed e il terzo, storico, Far Cry, mentre Ubisoft sembra oramai prigioniera, da un decennio abbondante, di quella enorme bugia che sostiene che "tanto = bello".
Com'è il gioco su Switch 2?
Arriviamo però al punto più delicato: le prestazioni su Nintendo Switch 2. Shadows è un titolo tecnicamente imponente, uno di quelli pensati per mettere alla prova quasi ogni configurazione hardware. Ubisoft, va detto, è stata sorprendentemente trasparente sul lavoro svolto per adattare il gioco alla console Nintendo. Come nel caso dell’ottimo porting di Cyberpunk 2077 svolta da CD Projekt RED e dell'ottima versione per Switch 2 di Star Wars: Outlaws, anche qui vengono utilizzati DLSS per l’upscaling e VRR per mantenere una maggiore stabilità in modalità portatile.
I compromessi visivi ci sono. I dettagli sono stati ridotti rispetto alle versioni che girano su hardware più potente e chi le conosce noterà la differenza. Alcuni modelli dei personaggi appaiono leggermente cerosi nelle scene di dialogo e, sporadicamente, si notano problemi di texture ambientali. Nulla di costante o di compromettente, ma sono difetti presenti e maggiormente evidenti rispetto a Outlaws.
Le aree più affollate, come Osaka, possono mettere in difficoltà il frame rate, che talvolta scende sotto i 30 fps, soprattutto in modalità portatile. Considerando che si passa molto tempo in città dense di NPC, queste flessioni risultano evidenti. In compenso, il combattimento, anche nelle situazioni più caotiche con fumo ed esplosioni, regge bene, così come le sezioni stealth con Naoe, che beneficiano di una gestione della telecamera sempre fluida e precisa.
Nel complesso, Shadows su Switch 2 è un porting meno impressionante rispetto ad Outlaws, ma rimane un operazione ammirevole. Ripensando allo stupore provato nel 2017 giocando a DOOM su Switch, è impossibile non riconoscere lo stesso tipo di ambizione. Correre attraverso la campagna del Kansai, con il vento che solleva foglie e detriti attorno al cavallo, è un’esperienza suggestiva già di per se, poterlo fare con così tanta naturalezza su Switch 2 è letteralmente stupefacente.
A completare il pacchetto troviamo i controlli touch, limitati però ai menu e alla costruzione della base e la possibilità di condividere i progressi di gioco con le altre piattaforme tramite Ubisoft Connect. Manca il supporto ai controlli mouse e per quanto la versione Switch 2 includa giù tutte le patch rilasciate precedentemente, dispiace che Ubisoft non abbia "giustificato il ritardo" includendo nel pacchetto la prima espansione del gioco.