-
Pro
- Ottimo porting.
- Performance limitate ma molto solide.
- Ricchissimo di contenuti..
- Divertente soprattutto in compagnia.
-
Contro
- Qualche sbavatura tecnica incomprensibile.
- I 30 fps potrebbero far storcere il naso
Il Verdetto di SpazioGames
Disponibile su: PC, PS5, XSX, SWITCH2, SWITCH
Informazioni sul prodotto
Quando ho rimesso le mani su Dragon Ball: Sparking! Zero in occasione del suo arrivo su Nintendo Switch 2, ho subito ripensato al momento in cui lo provai lo scorso anno sulle piattaforme non-Nintendo (qui trovate la nostra recensione).
Mi colpì allora quanto tempo fosse passato dall’ultimo capitolo della serie, eppure ricordavo perfettamente il feeling inconfondibile dei Budokai Tenkaichi originali. Ritrovare quello spirito dopo così tanti anni fu quasi straniante, ma fu soprattutto un segnale chiaro di come Bandai Namco non volesse fare un semplice revival per noi nostalgici, ma un ritorno in grande stile per uno dei picchiaduro più celebri della nostra generazione.
Un ritorno che, per via degli anni che sono passati nel mentre, non ho potuto godere appieno. Troppi impegni per poter spendere decine e decine di ore sul divano a sbloccare l'abnorme roster e tutti gli amici di un tempo che, oramai, non sono più a "un citofono di distanza". E così, mentre nei mesi le nuove generazioni hanno raccolto il testimone di quei pomeriggi fatti di urla selvagge e litigate con gli amici per l'ennesimo match finito in maniera inaspettata, io speravo di ritrovare almeno qualche ora da dedicare a quello che, per me, rimarrà sempre Budokai Tenkaichi 4.
A venirmi in soccorso è stata proprio la nuova versione per Nintendo Switch 2. Portatile e sempre disponibile nei momenti morti, insomma la soluzione perfetta per poterci giocare maggiormente, ma la domanda era inevitabile: quanto si sarebbe adattato un picchiaduro così frenetico al nuovo hardware ibrido di Nintendo?
Tecnicamente convincente
La risposta, dopo aver finalmente passato diverse ore a menarmi contro i Saiyan, è stata sorprendentemente positiva. Switch 2 si rivela infatti un terreno fertile per un titolo così ricco di contenuti e così fisico nelle sue animazioni, pur con i dovuti compromessi tecnici.
Giocato in modalità dock, Sparking! Zero sfoggia una resa più pulita e vibrante, con colori che esplodono letteralmente sullo schermo quel tratto artistico che sa essere fedele all’anime e una resa complessiva che, pur essendo meno ricca di dettagli rispetto alla controparte per PlayStation, Xbox e PC, nonnmostra mai il fianco a brutture evidenti.
In portatile, invece, la situazione è meno elegante: l’aliasing sui modelli dei personaggi risulta maggiormente evidente e, nelle scene più movimentate, distrae un po’ dall’azione di gioco. Nulla di drammatico, sia chiaro, ma abbastanza da far notare che sono stati compiuti dei compromessi per riuscire a infilare Sparking! Zero non solo su Switch 2, ma anche sulla precedente console ibrida di Nintendo.
Il frame rate limitato a 30 frame al secondo è un altro aspetto che inizialmente mi aveva lasciato perplesso, soprattutto perché sulle altre console il gioco riesce a toccare tranquillamente i 60 fps. Però mi sono anche ricordato di come la versione PC, giocata su handheld, non garantisse i 60 fps stabili nemmeno scendendo a pesantissimi compromessi grafici.
Eppure, dopo qualche combattimento, mi sono reso conto che la velocità del gameplay, unita alla regia delle inquadrature e allo stile di combattimento tipico della serie, rende molto meno evidente la limitazione.
Sparking! Zero è uno di quei titoli che vivono di adrenalina continua: ti lancia da un lato all’altro dell’arena, ti spinge a teletrasportarti, a parare all’ultimo secondo, a scatenare super attacchi che trasformano ogni duello in una piccola scena cinematografica, eppure tutto funziona egregiamente anche a 30 fps.
Ovvio, tutto risulta più convincente in modalità portatile rispetto che su uno schermo da 55 pollici, ma se si vuole fruire del gioco in portabilità, Switch 2 è al momento la migliore piattaforma per poterlo fare.
Venendo a Sparking! Zero, in caso qualcuno non ne avesse sentito parlare nell'ultimo anno, si tratta di un picchiaduro altamente scenografico che come arma più potente ha un roster con oltre 180 personaggi giocabili.
Presi da praticamente ogni epoca, e ogni angolo, del franchise (film compresi) il gioco è un vero museo interattivo per chiunque ami la saga e voglia dilettarsi nel ricreare scontri celebri, battaglie meno note o lotte al limite dell'assurdo.
Certo, la presenza di ben diciannove versioni di Goku può far sorridere, ma la verità è che ciascuna riflette in dettaglio il periodo narrativo a cui appartiene, includendo mosse specifiche e una cura del dettaglio incredibile per quanto riguarda i dettagli dell'abbigliamento e del personaggio.
Le mosse, la postura, la gestione dell’energia: tutto cambia in base alla trasformazione scelta, costringendo ad approcciare lo stesso personaggio con modalità di gioco diverse.
Contenutisticamente invariato
Allo stesso modo, le differenze fra androidi, giganti e combattenti più tradizionali conferiscono una varietà estrema al roster senza complicare troppo i comandi, che restano volutamente unificati per rendere il titolo sempre accessibile ma mai superficiale.
Non aspettatevi un picchiaduro bilanciato, anche se è passato un anno dall'uscita, e lo studio ha lavorato alacremente per limare le "rotture" più grosse, si tratta comunque di un titolo che richiede di essere padroneggiato per vincere, ma con troppi personaggi talmente differenti fra loro che è impossibile pretendere che il meta rimanga stabile.
Sulla modalità principale, ovvero il cuore narrativo dell’esperienza, vi rimando nuovamente alla nostra recensione originale ma volevo spendere due righe in merito al fronte tecnico di tale modalità di gioco, visto che è l'unica dove l'hardware di nintendo Switch 2 sembra cedere.
Non parlo, ovviamente, delle performance durante gli scontri, ma durante le cutscene a pannelli stile fumetto, dove i cambi scena sono frequenti, il frame rate cede e si assiste a qualche calo tanto importante quanto inspiegabile.
Per il resto siamo di fronte allo stesso gioco uscito precedentemente, senza aggiunte di sorta e con tutti i DLC da acquistare separatamente. La presenza di microtransazioni non è mai predominante, e questo è un sollievo raro per una produzione moderna, e la progressione risulta sempre costante e gratificante.
In definitiva, Dragon Ball: Sparking! Zero su Switch 2 è lo stesso picchiaduro pieno di energia, contenuti e personalità che, pur mostrando qualche compromesso tecnico, riesce a restituire tutta la magia del franchise offrendo ai fan qualcosa di davvero importante: la possibilità di giocarlo dappertutto.