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Recensione

Uncanny Valley

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Avatar di Francesco Ursino

a cura di Francesco Ursino

Pubblicato il 20/05/2015 alle 00:00
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Il Verdetto di SpazioGames

6.5

Se si va sulla pagina Steam di Uncanny Valley, survival horror sviluppato da Cowardly Creations, ci si imbatte in una descrizione che ha dei toni importanti, per non dire ambiziosi; il passo più interessante della breve introduzione spiega come il team di sviluppo, durante la creazione del gioco, ha cercato di ”preservare la tradizionale tipologia di gameplay dei vecchi survival horror, piuttosto che seguire il trend moderno che prevede la creazione di third person shooter con elementi horror.” Vediamo allora se questa premessa così interessante viene seguita da un titolo di un certo spessore.

”I don’t belong here”Il protagonista di Uncanny Valley, Tom, è un individuo che passa intere nottate insonni, preda delle sue paure e di immagini spaventose che lo rincorrono ovunque vada. Durante le ore illuminate dal sole, però, al nostro le cose non sembrano andare così male; all’inizio del gioco, infatti, il protagonista sta per cominciare un nuovo lavoro come custode di un laboratorio di ricerca ormai inutilizzato. Trattandosi di un survival horror, si direbbe che dal punto di vista della location non si sia scelta proprio la strada più originale, ma i motivi di interesse in questo breve incipit non mancano; per prima cosa, l’ambientazione è estremamente peculiare. Immersa in una foresta cupa, a sua volta circondata da campi innevati, la struttura che dovremo sorvegliare è silenziosa e senza vita e in secondo luogo, l’assoluto immobilismo dell’ambiente viene spezzato solo da due presenze umane, ovvero Buck, un collega indolente e scontroso, e Eve, la donna delle pulizie dello stabilimento in cui alloggia Tom; insomma, considerato il genere di titolo il giocatore si aspetta già che qualcosa andrà terribilmente storto, ma il fatto di non sapere esattamente da dove venga il pericolo da alla vicenda un certo fascino.Tutto questo accade perché, in effetti, il titolo è fortemente legato alle scelte del giocatore, sebbene l’intero processo di adattamento delle situazioni di gioco alle nostre decisioni sia pressoché invisibile. Questo significa che ogni piccola azione da noi compiuta avrà una sua ripercussione, e la somma di tutte le nostre scelte (volute o meno) sfocerà in uno dei diversi finali previsti. Da questo punto di vista, Uncanny Valley è sì un titolo molto breve (della durata di circa due ore), ma che può vantare anche una certa rigiocabilità grazie ai suoi differenti finali e alle diverse situazioni di gioco scaturite dalle nostre decisioni.

”No alarms and no surprises, please”Una delle conseguenze più importanti della narrazione basata sulle scelte del giocatore risiede proprio nella natura variegata del gameplay, visto che il collegamento tra le dinamiche di gioco e le vicende rappresentate su schermo avviene in modo positivo. Il pretesto per sviluppare un gameplay di questo tipo, infatti, risiede nelle mansioni di Tom, che nel suo lavoro come custode ha il compito di girovagare per i laboratori con l’intento di scacciare eventuali malintenzionati. Ogni turno dura sette minuti, alla fine dei quali il giocatore potrà decidere di andare a dormire o continuare a girovagare (una dinamica, quest’ultima, che in un certo senso ricorda quella di un altro titolo del genere, ovvero Lone Survivor). Per larga parte della storia, poi, il tempo verrà scandito dalla fine dei vari giorni di lavoro, i quali verranno intervallati dai criptici incubi di cui parlavamo in precedenza.Il punto importante di tutta la faccenda però risiede nel girovagare di Tom, e dunque del giocatore: a seconda delle sue scorribande notturne, infatti, il titolo trasformerà l’esperienza di gioco. Cercando di spoilerare il meno possibile, dobbiamo pur dire che durante i vari turni si potrà scegliere di leggere le mail degli ex dipendenti dello stabilimento, di modo da capire bene quale fosse l’attività svolta nei laboratori, oppure si potrà cercare di esplorare locali sotterranei all’apparenza inaccessibili. In una run, così, si potrebbe così finire per impugnare una pistola (in modo simile a quanto avveniva, ancora una volta, in Lone Survivor), mentre nell’altra si potrebbe essere alla ricerca di una determinata password. E’ anche in questo modo, dunque, che l’esperienza di gioco cambia a seconda delle nostre decisioni, proponendo di volta in volta esperienze brevi ma potenzialmente differenti tra di loro.Il lato negativo di questa impostazione è, difatti, un possibile disordine a livello narrativo, dovuto anche all’alternanza tra sogno e realtà. Alcune volte, infatti, specie durante la nostra prima run, non abbiamo capito bene il rapporto che legava una scena a quella successiva, quasi come se tra le due mancasse un qualche spezzone rivelatore. C’è da dire, poi, che la narrazione risulta tutto sommato criptica, e specialmente all’inizio il giocatore dovrà darsi da fare per capire cosa il gioco vuole veramente raccontare. Le brevi sessioni ambientate nel mondo dei sogni di Tom, ad esempio, avranno spesso un significato simbolico che si farà fatica a comprendere sul momento, anche perché ci si ritroverà a chiedersi come e in che modo il frutto dell’immaginazione del protagonista abbia un qualche collegamento con la realtà. Ci troviamo davanti, insomma, a un titolo con una narrazione che richiede una certa attenzione, per non dire pazienza. Comprendiamo come parte della tensione horror del titolo dipenda proprio dal non sapere cosa succederà nei prossimi secondi di gioco, ma è anche vero che una impostazione del genere può anche disorientare e rendere il giocatore paradossalmente meno immerso nelle vicende narrate.Questa possibile conseguenza negativa, però, è frutto anche di uno degli elementi più interessanti del gioco, ovvero la sua imprevedibilità. In Uncanny Valley, in effetti, non esistono scelte sbagliate o meno, specialmente nel momento in cui il gioco ci darà (più o meno velatamente) degli obiettivi da raggiungere. Durante i propri sogni, ad esempio, Tom verrà spesso sopraffatto da un’orda di esseri oscuri e senza volto; sulle prime si potrebbe pensare che farsi raggiungere da questi esseri possa essere un nostro sbaglio, o comunque un qualcosa che possa far terminare l’esperienza di gioco, e invece così non è, visto che il titolo continuerà come se nulla fosse, semplicemente facendo risvegliare il nostro personaggio dal suo sonno agitato. Questa stessa sensazione la si riproverà anche durante il periodo in cui Tom sarà sveglio, e difatti regala al gioco una sensazione di imprevedibilità che, come visto, porta con sé aspetti positivi e negativi.

”This is what you get, when you mess with us”Ci siamo dilungati veramente molto sul modo in cui Uncanny Valley vuole raccontare la propria storia (o meglio, le proprie storie) al giocatore, perché difatti la narrativa è l’elemento centrale del survival horror che stiamo analizzando. A livello pratico, però, è giusto dire che il titolo si basa su una rappresentazione bidimensionale della realtà che ricorda altri titoli simili, come il già citato Lone Survivor o Home; questo significa che si avrà a che fare con quella che oramai è una familiare realizzazione stilizzata della realtà, vicina ai titoli dell’era 16 bit. In un titolo che proporrà anche scene horror tendenti allo splatter, questa scelta si è dimostrata comunque positiva, e capace di raccogliere la drammaticità di quanto rappresentato su schermo. Il titolo consente di utilizzare sia tastiera che pad, e in generale la disposizione dei comandi non ha destato particolari sorprese negative. Vero è che si passerà parecchio tempo ad andare ripetutamente dal proprio alloggio allo stabilimento da sorvegliare; se da un lato questo espediente si è reso necessario anche per rappresentare la ripetitività della mansione di Tom, è anche vero che fare avanti e indietro attraverso schermate conosciute premendo il pulsante per camminare più velocemente può anche infastidire.Dal punto di vista tecnico, poi, Uncanny Valley presenta qualche imprecisione: la prima volta che abbiamo avviato il titolo, ad esempio, abbiamo assistito a un crash improvviso e privo di una qualsivoglia spiegazione, che ci ha costretto a riavviare il gioco (il quale, però, può contare su un discreto sistema di salvataggio). Non abbiamo gradito, poi, il modo in cui sono state riprodotte le linee testuali di dialogo (esclusivamente in inglese), essenziali alla comprensione della storia. La scelta di utilizzare un font e una disposizione del testo peraltro molto simile a quella vista, tra gli altri, in Gods will the Watching, non ci ha convinto, visto che spesse volte il testo ha cambiato dimensione da una schermata all’altra, rendendo difficile la lettura di dialoghi e mail. La situazione peggiora nel momento in cui ci si allontana dallo schermo, magari perché si sta giocando con un pad.Per ultimo, sottolineiamo il buon lavoro fatto sul sonoro, privo di un qualsivoglia doppiaggio ma composto da chiptune ed effetti di qualità: è soprattutto l’audio, specie durante i sogni di Tom, l’elemento che permette di alzare la tensione in maniera decisiva.

HARDWARE

Requisiti minimi:OS: Windows 7 Processore: 2.5 Ghz Memoria RAM: 2 GBScheda grafica: compatibile DirectX 9.0cDirectX: Versione 9.0 Spazio su HDD: 200 MB

– Comparto narrativo che si adatta alle scelte del giocatore

– Buoni momenti di tensione

– I diversi finali aumentano la longevità…

– …ma l’esperienza nel suo complesso è comunque corta

– Narrazione a volte un po’ disorientante

– Imprecisioni tecniche

6.5

Uncanny Valley è un survival horror che punta più sulla tensione che su momenti di pura paura. Il titolo Cowardly Creations, rigiocabile ma pur sempre privo di una grande longevità, propone una struttura complessa e che si adatta alle scelte spesso inconsapevoli del giocatore. Questa complessità a livello narrativo porta a un gameplay anche articolato e votato all’esplorazione, ma spesso potrebbe disorientare e far capire poco delle vicende del protagonista Tom.

In buona sostanza, dunque, ci troviamo davanti a un prodotto ambizioso, che riesce complessivamente a proporre un’esperienza story driven di qualità, il quale deve fare i conti però con qualche problematica tecnica e, forse, con una voglia di raccontare troppe cose in un tempo così ridotto.

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