Io sono l’FBI
Finalmente, Dale Cooper. Fin dal primo momento, in questa terza stagione di Twin Peaks, ne avevamo sentito la mancanza. Ce lo sentivamo dentro, nelle ossa, che mancava qualcosa. L’agente dell’FBI era stato l’anima e il cuore della serie di David Lynch e Mark Frost, un personaggio amato da tutti, morale, integerrimo e vero protagonista della serie che rivoluzionò l’industria del piccolo schermo negli anni ’90. Dale Cooper torna esattamente come lo conoscevamo: risoluto, scattante e calcolatore. E, in tutto questo, l’agente dell’FBI era rimasto intrappolato nel suo stesso corpo, vittima del tempo passato nella Loggia Nera. Prevede tutto, dalla chiamata futura di Cole, all’arrivo dell’FBI, conservando anche i ricordi di Dougie Jones, ennesimo tulpa fabbricato da qualcuno e rimasto nel mondo esterno troppo a lungo. E inoltre, come l’aveva per l’omicidio di Laura Palmer, Dale ha una missione, scandita chiaramente da Mike, nella loggia nera: Bad Coop non è rientrato, è ancora lì fuori e tocca allo stesso Cooper riportarlo all’ovile.
Doppelganger
La stessa Diane non è quello che ci aspettavamo. Anche lei è un doppione, probabilmente originato dallo stupro di Bad Coop ai danni della Diane originale. Tutto questo non fa altro che mettere in evidenza ancora una cosa: Coop/Bob altri non è che il male assoluto. Un qualcosa che si muove per il mondo di Twin Peaks per fare del male, a chiunque, indistantemente. Il BOB di Leland Palmer era diverso, quello che c’è dentro Cooper vuole estendere i suoi piani oltre la piccola cittadina dello stato di Washington. E, indirettamente, Evil Cooper conferma la teoria di molti: dopo gli eventi della serie originale, il doppione malvagio ha continuato ad avere rapporti un po’ con tutti, prima di sparire nel nulla. Ha visitato Diane e, soprattutto, pare che abbia avuto un figlio da Audrey. Non per nulla, dopo aver condotto alla morte il povero Richard, lo saluta con un “goobye, my son”. E non poteva che essere altrimenti, Richard era malvagio, cinico e spietato e proprio queste sue caratteristiche avevano fatto saltare la mosca al naso a tantissime persone. Per una volta, uno delle pochissime volte, David Lynch si è dimostrato prevedibile.
Ma a riportarci indietro nel tempo non è stato solo il ritorno di Dale Cooper ma, in realtà, è stata la scena dedicata ad Audrey e alla sua danza sensuale. Il ritorno del tema della figlia di Ben Horne, il suo lasciarsi trasportare dalla musica e dal ballo. Ma, anche qui, David Lynch ci tiene a ribadire una cosa: non tutto è come sembra. Audrey potrebbe non essere mai stata al Roadhouse. Audrey potrebbe essere da qualche parte, sola, magari impazzita dopo la relazione avuta con Bad Cooper. E se, invece, la Audrey che abbiamo visto è l’ennesimo doppione creato da Cooper? Se la pompa di benzina vista più di una volta, altro non fosse che una vera e propria fabbrica di doppelganger?