Pac-Man | L’ora amarcord

Galeotta fu la pizza e chi la osservò

L'ora Amarcord
A cura di SirFran Snee - 7 Giugno 2019 - 8:00

E’ passato parecchio tempo da che abbiamo fatto conoscenza con la prima versione dell’omino giallo tutta bocca e tutto tondo che ha segnato gli esordi della produzione videoludica. Parliamo di un tempo talmente lontano che qualcuno di voi potrebbe essere nato addirittura più tardi. Parliamo di ben 39 anni or sono. Questo angolo è letteralmente amarcord, parlandovi di un fenomeno proposto e riproposto in tantissimi modi diversi e attraversando numerosi mondi. Pac-Man non è soltanto un’icona famosa oltre i confini del media, ma possiamo sentirlo nostro davvero, in una piccola o grande parte che sia. Non è praticamente possibile concepire l’esistenza di un solo videogiocatore che non conosca questo gioco, che sia stato un frequentatore di una sala giochi nei primi, gloriosi decenni dei videogiochi nei luoghi pubblici, o che abbia incontrato questa icona immortale su un semplice smartphone.

Alle porte delle quaranta candeline pronte per essere spente, è bene ricordare il trentennale festeggiato da Google, con Pac-Man su browser e Doodle interattivo, mentre andiamo a recuperare con la memoria la versione di Pac-Man col naso fin troppo grosso, allegro e antropomorfo in Pac-Man World, abbastanza diverso dall’originale, comparso nel 1980. Ripercorriamo insieme la strada che ha portato la piccola pallina gialla a diventare una delle immagini che per prime ci balenano in mente ripensando ai primi anni di videogiochi. Nel corso del tempo infatti, Pac è stato imitato, riadattato, citato e addirittura pare essere amato dai cosiddetti terrapiattisti per il suo celebre effetto dei warp-tunnel. Ma come è nato tutto questo? La storia della sfera affamata comincia da un’idea semplice: ricordiamo l’aneddoto più noto che ha come protagonista Toru Iwatani affascinato da una pizza, e il nome stesso del personaggio, Paku, fa riferimento all’atto di aprire e chiudere la bocca.

La differenza tra Pac e i predecessori è abissale, la conseguente fortuna e le vendite di casa Namco sono state così fortunate non certo per un caso fortuito, ma grazie alla scelta di costruire un gioco accessibile, simpatico e adatto a tutti. Iwatani, da sempre avverso alla violenza nei videogiochi, ha scelto di abbandonare il setting spaziale molto diffuso negli anni Settanta e Ottanta, per dedicare i suoi sforzi solo il divertimento puro come obiettivo finale e il risultato è stato tanto semplice, quanto efficace.

Ripercorrere un’intera ora di Pac-Man forse è un po’ pretenzioso, così come potenzialmente noioso alla lunga, per non parlare degli effetti sonori che rimbomberebbero nel cranio come un’eco da incubo. Poche e semplici regole del gioco, un arcade di tutto punto e fin troppo classico, per questo sempreverde. Scappare dai nemici, mangiare frutta e pillole, eliminarle tutte per racimolare punti e passare di livello in livello. Questo ha reso Pac-Man uno dei franchise più longevi di sempre, oltre che essere entrato di diritto nel Guinness dei Primati: con 293.800 cabinati installati tra il 1981 e il 1987, è considerato il primo titolo a introdurre Power Up, sottoforma di Pellet in grado di indebolire e scoraggiare gli avversari. Ma attenzione: per quanto la sostanza non cambi, risulta che Ms. Pac-Man sia la vera, prima protagonista dei videogame.

Oltre a questo, sono innumerevoli i titoli usciti successivamente che portano il nome di Pac-Man, o semplicemente vi fanno riferimento. La versione più moderna e svecchiata è sicuramente la Championship Edition 2 Plus, che oltre alla modalità in cooperativa, offre una buona varietà di sfide e modalità alternative, ma vi sono parecchi altri titoli che hanno segnato il lungo percorso della pizza gialla, persino in forme magari meno note, ma non meno interessanti. Così Pac-Man ha incontrato anche il colosso di Jeff Bezos con Pac-Man Stories, prima creazione dello studio per Amazon Alexa. Si tratta di un’inedita esperienza interattiva datata 2018, possibile grazie ai diversi dispositivi che supportano il popolare assistente vocale e con l’obiettivo di esplorare e sviluppare nuovi orizzonti di intrattenimento che possano sfruttare le funzionalità avanzate offerte dall’intelligenza artificiale e, in questo caso, dall’assistente virtuale di Amazon.

La piccola, grande icona videoludica non si è fermata di fronte a nulla, nemmeno alla tecnologia e all’incontro con Amazon. Cosa dobbiamo attenderci alla celebrazione dei 4 genetliaci di questo simbolo universalmente riconosciuto? Oseremmo rispondere “qualsiasi cosa”, ma sarà sicuramente un evento importante. Nel frattempo, caro Pac-Man, goditi pure questi tuoi bellissimi 39, lunghi anni. Buon compleanno ancora.




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