Outriders, una nascita apocalittica – Provato

Il punto di contatto fra TPS e RPG dritto verso la cross-gen

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A cura di Matteo Bussani - 13 Febbraio 2020 - 21:30

La next-gen di PS5 e Xbox Series X inizia a bussare alle porte dei giocatori. Rumor, specifiche, caratteristiche non fanno che moltiplicarsi giorno dopo giorno e, al netto delle speculazioni, siamo arrivati alla consapevolezza che comunque ce la vogliano e vorranno raccontare, non si tratterà propriamente di rivoluzione tecnologica. Se da una parte, dunque, ci troviamo con l’ansia giustificata di scoprire quale sarà il nostro destino in autunno, dall’altra parte viene naturale, quando si pensa a un gioco di nuova generazione, considerarlo un titolo per le attuali console, ma sotto steroidi.

Addirittura, nel mondo Xbox i titoli first party non avranno una loro esclusività e saranno rivolti all’intera linea di console e PC, con una diversa offerta tecnica. Arriviamo con questo preambolo a Outriders, titolo Square-Enix che rientra nella categoria di titoli comunemente detti “cross-gen”.

Si tratta di quei prodotti che devono fare i conti con uno sviluppo parallelo su più piattaforme, in modo che siano giocabili dappertutto, da una parte colmando il vuoto primordiale che segue il lancio di una console, e dall’altra sostenendo le proprie vendite appoggiandosi sul grande bacino d’utenza di quelle presenti. Abbiamo avuto il piacere di provarlo in anteprima a Varsavia in un evento dedicato, su una configurazione PC molto potente che potesse farci intuire cosa aspettarci durante il 2020.

Fantascienza, sparatutto e GDR: un mix consolidato

Outriders si presenta come uno sparatutto cooperativo in terza persona, con una forte contaminazione ruolistica che porta in dote abilità e poteri, oltre che un sistema a livelli particolarmente ricco e dettagliato. Senza mezzi termini, il gioco dei polacchi People Can Fly richiama a gran voce tutta la schiera di shooter GaS (game as a service, ndr) che hanno subito la sorte positiva o negativa dell’attuale generazione: Destiny, Ghost Recon Wildlands, The Division, Anthem. Si discosta però dai titoli appena citati per il fatto di non essere esplicitamente un GaS, esattamente come Borderlands ha fatto con gli FPS. La campagna single-player è il perno intorno a cui ruota tutta l’esperienza di gioco, e promette di essere estremamente longeva – oltre che di essere ampiamente rigiocabile semplicemente prendendo le parti di una classe differente.

Outriders, una nascita apocalittica – Provato

Dal punto di vista narrativo, l’intreccio si sviluppa su una semplice premessa: la Terra, il nostro amato pianeta, è sul punto del collasso atmosferico e l’umanità, per sopravvivere, è costretta a imbarcarsi su due arche e viaggiare per lo spazio. Una di questa raggiunge la meta prefissata, mentre l’altra va in frantumi. I problemi però, sono appena iniziati per l’equipaggio, che durante la fase di colonizzazione finisce con l’imbattersi nell’Anomalia, una serie di fenomeni tra il magico e l’atmosferico che distrugge tutto e che dona in rarissimi casi dei poteri ad alcuni individui. Dopo essere scampati miracolosamente all’accaduto, ed essere rinchiusi in una cella criogenica, ci svegliamo anni dopo su un pianeta ancora più piagato da questa Anomalia, e che soffre una guerra senza fine, nata dai conflitti inevitabili in un mondo così avverso. In questo contesto è nostro compito guidare i pochi sopravvissuti con del sale in zucca a risolvere il mistero dell’Anomalia e cessare gli scontri.

Con un preambolo così ricco è impossibile immaginare una banale risoluzione delle vicende. Quello che possiamo dirvi con certezza è che il gioco offre una storyline e molteplici missioni secondarie, che vanno ad arricchire il background narrativo, offrendo numerosi riferimenti e chiarimenti a un’ambientazione tutta da scoprire – trattandosi Outriders di una nuova IP. Grazie allo stratagemma delle Anomalie, il gioco di People Can Fly può vantare un gran numero di ambientazioni molto diverse fra loro, tutte in chiave apocalittica, dando al giocatore fin dalle prime ore di gioco una valida impressione di varietà.

Outriders, una nascita apocalittica – Provato

Outriders è prima di tutto uno shooter in terza persona e rimane fedele allo stile del genere. Gli scontri invitano il giocatore a fare uso delle coperture sulla mappa, e l’IA dei nemici cerca in tutti modi con bombe e altri ammennicoli di farlo uscire allo scoperto e adottare un atteggiamento più aggressivo. Ma se alle fondamenta di Outriders troviamo lo shooting, il gameplay viene costruito con abilità e poteri. Il personaggio salendo di livello sblocca nuovi slot abilità e nuove abilità da selezionare. Ognuna si combina all’altra con danni immediati, danni progressivi, oppure bonus derivanti da un malus presente sul nemico o qualche sorta di marker. Addirittura le armi, suddivise in gradi, così come tutto il resto dell’equipaggiamento, hanno progressivamente sempre più bonus o abilità passive, man mano che si sale di rarità.

Ci sono quattro classi, ognuna con un gameplay differente che dipende dalle abilità che ha a disposizione. Ne abbiamo potute provare solo tre, con la quarta che sarà annunciata e fatta provare in concomitanza di qualche fiera: Trickster, Piromancer e l’Enoch.

Outriders, una nascita apocalittica – Provato

Il primo gioca con il nemico con abilità estremamente dinamiche, può rallentare il tempo, portarsi in un attimo alle spalle del nemico o creare vortici di lame con cui infliggere parecchi danni. Non è particolarmente coriaceo, ma è letale quando si tratta di fare breccia tra le fila nemiche.

Il piromancer è interamente incentrato, come da nome, sul fuoco. Brucia con agilità i nemici, lanciando anche ventate di fiamme a distanze considerevoli, e consente di incrementare il danno inflitto su di loro da parte della squadra. Combina caratteristiche di un classico DPS e di un support.

L’Enoch prende le parti del tank. Ha abilità difensive per accentrare su di sé un maggior quantitativo di colpi per distrarre il nemico, o semplicemente per prendere tempo e utilizzare una delle sue abilità legate alla terra. Quella più forte può far tentennare i nemici e consiste nel prendere posizione a qualche metro da terra e poi scagliarsi con forza inaudita con un pugno sul nemico e con l’onda d’urto contro quelli che stanno dietro di lui.

Outriders, una nascita apocalittica – Provato

Shooting e abilità viaggiano su binari paralleli

Outriders, in alcune meccanich,e ricorda facilmente un MMO o un hack’n’slash à la Diablo, ma il parallelismo con lo shooting è ben orchestrato e non ne prevale quasi mai l’uno sull’altro. Un altro elemento in cui il richiamo a Diablo è evidente lo troviamo nei livelli di difficoltà: sono tantissimi e scalandoli andiamo ad aumentare la qualità e la quantità del loot, oltre all’esperienza. Il parametro che regola di quanto possiamo salire di difficoltà si chiama World Level e aumenta assieme alla già citata esperienza, così da impedire exploit particolari nelle fasi iniziali del gioco.

Il gioco di People can Fly mette in mostra un lato tecnico duttile, sempre in bilico tra next-gen e old-gen, fluidità e resa grafica. A questo stato, comunque, non siamo ancora in grado di dare un giudizio su quanto visto, perché il polishing che attende il titolo è ancora parecchio e l’attenzione di questa demo era incentrata sul mostrare il contenuto, le meccaniche, l’ambientazione che questo gioco si prefigge di raccontare, piuttosto che la magnificenza tecnica che ci si potrebbe aspettare.

+ Tanti contenuti all'orizzonte
+ Giusto bilanciamento fra abilità e shooting
+ Grande attenzione alla narrativa
- Molto derivativo

Quando si sente la parola next-gen, anche per un prodotto di passaggio come Outriders, si drizzano le orecchie e crescono le attese per qualcosa che ambisca in qualche maniera a essere inedito. L’inedito però manca in Outriders, che ci è sembrato un prodotto di sostanza, che promette davvero molti contenuti non piegandosi alle leggi dei Gas, ma che non nasconde il suo essere molto derivativo, e che vuole accompagnare il lancio di una nuova IP nella prossima gen offrendo quella sostanza che solitamente manca a una neonata console nel suo periodo di lancio.




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