La vulnerabilità BlueHammer legata a Windows Defender è entrata nella fase più delicata: viene sfruttata all'interno di campagne malware, nonostante Microsoft abbia già distribuito una correzione tramite gli aggiornamenti standard di Windows.
La patch risale al 14 aprile, ma il problema non è soltanto tecnico. A circa un mese e mezzo dalla pubblicazione della correzione, molti sistemi risultano ancora esposti, confermando quanto la sicurezza dipenda anche dalla rapidità con cui gli aggiornamenti arrivano davvero sulle macchine degli utenti e delle aziende.
Il punto più critico riguarda i privilegi ottenibili dagli aggressori. BlueHammer può consentire l'accesso a una shell con privilegi SYSTEM, uno scenario particolarmente pericoloso perché offre un livello di controllo molto elevato sul sistema compromesso.
Nel caso di attacchi ransomware, questo può tradursi in danni più profondi della semplice cifratura dei file personali o aziendali. Con privilegi così estesi, il malware può colpire parti del sistema operativo o del processo di avvio, rendendo la macchina inutilizzabile e complicando il ripristino.
Il tema degli aggiornamenti lenti resta centrale anche nei dati citati dal report di Absolute: l'applicazione delle patch critiche su Windows 11 e Windows 10 avrebbe un ritardo medio di 127 giorni, cioè oltre quattro mesi. In ambito enterprise, la media indicata scende ma resta alta, con 76 giorni prima dell'installazione delle correzioni.
Il quadro si intreccia anche con la base installata di Windows 10. Le stime sulla sua diffusione variano tra il 15% e il 26% a seconda della rilevazione, con un valore intermedio vicino a un computer su cinque. Microsoft ha esteso il supporto tramite ESU, con una nuova fine del ciclo fissata al 14 ottobre 2027, ma l'adesione al programma non elimina il rischio per le macchine non correttamente registrate o aggiornate.
Nel frattempo il gruppo Nightmare Eclipse ha anticipato nuove pubblicazioni per luglio, parlando di risultati potenzialmente controversi. Per chi gestisce sistemi Windows, il caso BlueHammer conferma una priorità concreta: verificare che gli aggiornamenti standard siano stati installati, perché la sola esistenza della patch non protegge le macchine rimaste indietro.