I nomi dei giochi su Steam rischiano di diventare meno riconoscibili quando inseguono le stesse formule. A sollevare il problema è Hannah Flynn, direttrice della comunicazione di Failbetter Games e consulente di marketing, che ha pubblicato un thread dedicato alla scelta dei titoli. Il suo invito agli sviluppatori è partire dal proprio progetto, mettendo da parte le aspettative su come dovrebbe suonare il nome di un videogioco.
Flynn porta un’esperienza di 12 anni in Failbetter Games e il lavoro di revisione di centinaia di pagine del negozio per altri team. Nel suo percorso professionale figurano anche Penguin Books e Tate, nel Regno Unito. L’interesse per l’argomento, racconta, nasce sia dal mestiere sia dal desiderio personale di ricordare i giochi che vorrebbe provare.
Tra gli esempi concreti del thread compaiono tre espressioni considerate riempitive: «fall of», associata a 11.527 risultati su Steam, «echoes of», con 2.750 risultati, e «shadow of», con 8.243. Sono conteggi di risultati riportati nell’intervento, non un censimento di altrettanti giochi con quelle esatte parole nel titolo.
Il meccanismo descritto dalla consulente parte dal prendere altri videogiochi come modello anche per il nome. Le possibilità finiscono così per restringersi attorno agli stessi riferimenti. Flynn lo riassume con un titolo immaginario volutamente esasperato: «Rise of the Bonelord: Origins of Dust», una combinazione che concentra diverse formule ricorrenti in un’unica sequenza.
Per Flynn non esiste una formula universale capace di garantire un buon risultato. Il criterio che propone è scegliere un nome che rifletta lo spirito del gioco e che eviti di ostacolarne la memorizzazione. Il punto di partenza resta quindi l’identità del progetto, dalle sue caratteristiche al modo in cui vuole presentarsi al pubblico.
Fra gli esempi positivi indicati figurano Hades, Clickolding e Dave the Diver, insieme a Sunless Skies, sviluppato dalla stessa Failbetter. Sono i riferimenti scelti dalla consulente per accompagnare la sua riflessione sulla riconoscibilità dei titoli in un negozio che ospita migliaia di giochi.
Flynn collega inoltre questa tendenza a un’industria che cerca ispirazione soprattutto al proprio interno. La sua proposta è allargare i riferimenti a storia, arte, scienza, spettacolo, natura e fumetti: ambiti da cui attingere tanto durante la creazione di un videogioco quanto nella scelta del suo nome.