La presentazione di PSP fece arrivare sul telefono di Shawn Layden un messaggio decisamente poco diplomatico: «Voi bastardi». A mandarlo, racconta l'ex dirigente PlayStation in un'intervista, fu un amico che lavorava in Nintendo. Layden rispose con una battuta, ricordandogli che, in fondo, si trattava pur sempre di giochi. Il racconto riguarda quindi uno scambio personale tra conoscenti, nato quando Sony mostrò la sua prima console portatile.
Il mercato in cui l'azienda entrava era dominato da Game Boy e Game Boy Advance, capaci complessivamente di vendere centinaia di milioni di unità. Con DS, Nintendo imboccò una strada diversa, puntando su due schermi e un'interfaccia touch: una scelta che avrebbe accompagnato l'espansione verso un pubblico più ampio, anche meno abituato ai videogiochi.
Alla fine del suo ciclo commerciale, Nintendo DS aveva superato i 154 milioni di console vendute. La macchina di Sony raggiunse invece 76 milioni di unità: un risultato inferiore a quello della rivale, ma che la fonte indica come il più alto mai ottenuto da una portatile non prodotta dalla casa di Kyoto.
Layden ricorda però che al successo dell'hardware si affiancò un problema per la vendita del software: la pirateria. Il sistema operativo venne violato e modificare la console diventò relativamente semplice. A sostenere la piattaforma contribuì Monster Hunter: in Giappone, la componente cooperativa spingeva i giocatori a convincere gli amici ad acquistare console e copie del gioco per partecipare insieme alle cacce.
Il dirigente ha affrontato anche la difficoltà di Sony nel promuovere due piattaforme contemporaneamente. Nel suo racconto, PS3 attraversò una fase complicata mentre la portatile otteneva successo; successivamente, quando PS Vita stava andando bene, la console domestica ritrovò slancio. I fondi per il marketing dovevano essere distribuiti tra prodotti diversi.
Per un eventuale ritorno nel settore, Layden suggerisce persino di creare una società separata, dedicata esclusivamente alle portatili. La proposta nasce dall'esigenza di concentrare risorse e attenzione su quell'attività, evitando che un unico budget debba sostenere contemporaneamente hardware domestico, dispositivi portatili e software.
Ripensando a PS Vita, Layden ha inoltre descritto l'obiettivo originario di trasferire un'esperienza da console in un dispositivo da portare con sé. La conclusione maturata dopo quell'esperienza è diversa: il pubblico cerca soprattutto buoni giochi pensati per l'uso portatile, senza necessariamente desiderare una replica dell'esperienza domestica. Per l'ex dirigente, Sony dovrebbe definire quale direzione vuole prendere prima di avviare un'altra piattaforma.