Una battaglia legale lunga quindici anni si è finalmente conclusa con una vittoria schiacciante per Nintendo. Il colosso giapponese ha ottenuto un risarcimento di oltre 7 milioni di euro da Nacon per violazione di brevetti legati al controller Wii Remote, una vicenda che getta luce sulle complesse dinamiche della proprietà intellettuale nell'industria videoludica e sui rischi che corrono i produttori di periferiche third-party quando oltrepassano determinati confini tecnologici.
La controversia risale al 2010, quando Nintendo avviò un'azione legale in Germania contro BigBen Interactive, società poi diventata Nacon nel 2020.
L'accusa riguardava controller Wii Remote di terze parti che, secondo la casa di Kyoto, violavano brevetti fondamentali relativi non solo al design ergonomico caratteristico del wiimote originale, ma soprattutto alla tecnologia dei sensori integrati: la fotocamera per il tracking della sensor bar e l'accelerometro per il rilevamento del movimento.
Il sistema di motion control del Wii Remote, lanciato con la console nel 2006, rappresentò all'epoca una rivoluzione nel modo di giocare, anticipando l'era dei controller motion-sensitive che avrebbe influenzato l'intera industria.
La protezione brevettuale di queste innovazioni si è rivelata cruciale per Nintendo, che da sempre difende con fermezza la propria proprietà intellettuale contro imitazioni e riproduzioni non autorizzate.
Il Tribunale regionale di Mannheim stabilì già nel 2011 che BigBen aveva effettivamente violato il brevetto Nintendo, decisione poi confermata integralmente nel 2017 dal Tribunale regionale superiore di Karlsruhe.
Nel corso degli anni, l'azienda francese tentò ripetutamente di contestare la validità stessa del brevetto, ma sia l'Ufficio europeo dei brevetti che l'Ufficio federale tedesco dei brevetti riconobbero la piena legittimità della protezione richiesta da Nintendo.
La Corte di giustizia dell'Unione europea nel 2017 e la Corte suprema federale tedesca nel 2018 si schierarono entrambe dalla parte di Nintendo, ma Nacon continuò imperterrita a presentare ricorsi.
Secondo i legali di Nintendo, l'azienda francese avrebbe adottato deliberate tattiche dilatorie, arrivando persino a rifiutare periti nominati dal tribunale per rallentare il processo.
Queste manovre si sono rivelate controproducenti: la sentenza finale del Tribunale regionale di Mannheim ha assegnato a Nintendo oltre 4 milioni di euro di danni più interessi calcolati con un tasso del 5% superiore al tasso base.
Gli interessi accumulati negli anni rappresentano una parte sostanziale del totale, portando l'importo complessivo a quasi 7 milioni di euro.
La saga legale tuttavia non è ancora del tutto conclusa: Nacon ha già presentato appello contro questa sentenza presso il Tribunale regionale superiore di Karlsruhe, lo stesso che nel 2017 aveva confermato la violazione brevettuale.
Considerando i precedenti, le possibilità di successo dell'appello appaiono limitate, ma potrebbero trascorrere ancora anni prima di una chiusura definitiva della vicenda.