Lo Stato delle Hawaii contro le microtransazioni: non c'è posto per il gioco d'azzardo nei videogiochi

Avatar

a cura di Stefania Sperandio

Editor-in-chief

Vi abbiamo riferito, poche ore fa, che il Belgio ha dichiarato ufficialmente secondo la sua normativa che le loot-box sono da considerarsi gioco d’azzardo. Per questo, saranno presi opportuni provvedimenti per vietarle, in modo da evitare il contatto tra un pubblico potenzialmente minorenne e i meccanismi di spesa previsti proprio dal gioco d’azzardo, che creano spesso dipendenza e disagi (all’individuo e al portafogli).A quanto pare, chi si serve di microtransazioni deve preoccuparsi anche di quello che sta succedendo negli Stati Uniti, e non solo in Europa: il democratico Chris Lee della Camera dei Rappresentanti delle Hawaii ha infatti pubblicato un video il cui titolo non lascia spazio a molti dubbi, che fa riferimento a quello che bisogna fare contro «l’atteggiamento predatorio di EA». Ovviamente, il riferimento è al caso di Star Wars: Battlefront 2, che ha scatenato proteste senza precedenti, facendo sollevare contro EA anche Disney, a quanto pare. Il risultato è che le microtransazioni sono state sospese e che il problema è diventato di dominio pubblico.

La posizione delle Hawaii

Come accennavamo, Lee non le ha mandate a dire ed ha definito Star Wars: Battlefront 2 semplicemente come «il casinò online a tema Star Wars, progettato appositamente per spingere i ragazzini a spendere dei soldi.» Ha anche aggiunto che le meccaniche relative alle microtransazioni «sono una trappola.» Chris LeeSu Reddit, l’esponente democratico ha approfondito ulteriormente la questione, precisando che «le persone sono più potenti di quanto non pensino. Mentre abbiamo mosso i primi passi per agire nelle Hawaii, abbiamo anche iniziato delle discussioni con delle controparti in un numero di altri Stati, che stanno a loro volta considerando di prendersi cura di questo problema. Cambiare è difficile ad un livello federale, ma gli Stati possono agire singolarmente.»Il politico chiede quindi ai cittadini degli Stati Uniti di rivolgersi al proprio legislatore statale per premere su questo fatto, per fargli sapere che è necessario intervenire per evitare il proliferare delle microtransazioni e dei loro meccanismi. Lee chiede anche di coinvolgere in questo i membri più in vista della propria comunità, che siano insegnanti o il pastore: «politicamente, la loro voce è molto potente.»Dopo aver espresso il suo ottimismo su un buon esito di questo movimento, considerando che mette d’accordo tutti i membri della comunità (a pare i publisher, a quanto pare), Lee scrive che «questa tipologia di loot-box e di microtransazioni sono progettate esplicitamente per andare a caccia di prede, giocano con la psicologia umana nello stesso modo in cui lo fanno i giochi dei casinò. È una cosa particolarmente vera soprattutto per i giovani adulti, che secondo gli psicologi infantili ed altri esperti sono particolarmente vulnerabili. Questi meccanismi approfittatori e questo marketing ingannevole che li promuove non possono avere spazio nei videogiochi venduti anche ai minori. Forse, non possono avere spazio nei videogiochi e basta.»Vediamo se, come dichiarato da Lee, altri Stati si uniranno al sollevamento contro le microtransazioni e le loro meccaniche ludiche. Nel frattempo, sicuramente un publisher saprà, in futuro, qual è la percezione generale che il pubblico avrà di fronte alla presenza di loot-box e microtransazioni in un videogioco.Fonte: Kotaku

Leggi altri articoli