Ci sono elementi del passato videoludico che oggi sembrano quasi impossibili da riproporre. E poi ci sono quelli che, nonostante tutto, continuano a riemergere nelle discussioni con una certa insistenza. È il caso dei famigerati mini-giochi “romantici” della trilogia originale di God of War.
Dopo l’annuncio del remake completo dei primi tre capitoli da parte di Sony Santa Monica, una domanda ha iniziato a circolare con sorprendente forza: torneranno anche quei contenuti? Non una questione di gameplay, né di grafica, ma di tono. Di sensibilità. Di epoca.
A gettare benzina sul fuoco ci ha pensato T.C. Carson, storica voce di Kratos nei capitoli originali, oggi nuovamente coinvolto nel progetto. Durante un panel al MegaCon Orlando, alla domanda diretta sul possibile ritorno dei mini-giochi, la sua risposta è stata tanto semplice quanto ambigua: “Sì, penso di sì.”
Una battuta? Forse. Una mezza verità? Possibile. O magari solo una provocazione lanciata con il sorriso. Il punto è che, nel vuoto comunicativo attuale, basta poco per alimentare speculazioni.
Perché quei mini-giochi, per chi c’era ai tempi di God of War su PlayStation 2 e poi in God of War III, rappresentano un simbolo preciso: quello di un’epoca più “spigolosa”, meno attenta a certe sensibilità moderne. Un tipo di contenuto che oggi verrebbe probabilmente riletto, se non del tutto eliminato.
Eppure, la questione non è così semplice. Perché se da un lato c’è il desiderio di aggiornare il linguaggio e rendere il remake coerente con il presente, dall’altro c’è anche la volontà di preservare l’identità originale di una saga che ha fatto scuola.
A complicare ulteriormente il dibattito ci ha pensato Alanah Pearce, ex writer proprio di Sony Santa Monica, che ha ricordato come quei mini-giochi siano stati in realtà sviluppati in gran parte da donne all’interno del team. Un dettaglio che smonta una narrazione fin troppo facile e aggiunge sfumature a una discussione spesso superficiale.
Quindi, torneranno davvero? La risposta, al momento, è un onesto non lo sappiamo. E probabilmente non lo sapremo fino a quando il remake non sarà finalmente tra le mani dei giocatori.
Ma il punto forse è un altro. Non tanto se quei contenuti torneranno, quanto come verranno eventualmente reinterpretati.
Perché rifare God of War oggi non significa solo migliorare texture e animazioni. Significa anche decidere cosa del passato vale la pena portarsi dietro. E cosa, invece, è meglio lasciare lì dov’è.