Per entrare nello studio di Wardogs, anche ciò che si scrive online sul crunch può pesare sull'assunzione. Joe Brammer, CEO di Bulkhead, ha dichiarato che l'azienda controlla i profili social dei candidati e può escludere chi esprime una contrarietà sistematica ai periodi di lavoro prolungato. È una posizione che il dirigente collega apertamente alle aspettative verso chi entra nel team.
Il controllo riguarda in particolare i messaggi che rifiutano il crunch in qualsiasi circostanza. Brammer descrive così il ragionamento adottato durante la selezione del personale: «Controlliamo i social delle persone e, se pubblichi continuamente messaggi contro il crunch, del tipo “non dovrebbe mai succedere”, lo sappiamo e diciamo: “Guarda, qui non sarai felice, quindi non ti sceglieremo”».
Il dirigente riconosce comunque le ragioni di chi contesta questa pratica. Sostiene che lo studio cerchi di evitare il crunch, ma aggiunge che non nasconde ai candidati la possibilità di doverlo affrontare. «Molte persone che potrebbero avere un problema con il crunch, giustamente, capisco il problema, spesso non riescono nemmeno a entrare», afferma, spiegando che l'eventualità viene esplicitata.
Brammer vuole inoltre che Bulkhead sia riconosciuta come un'azienda in cui si lavora duramente. Nelle sue parole, l'esperienza dei dipendenti dipende dal coinvolgimento nel progetto e nel risultato: chi tiene al proprio lavoro si sentirà valorizzato, mentre chi non condivide quell'approccio avrà la sensazione di essere sfruttato. Il CEO presenta questa distinzione come parte dell'identità che intende dare allo studio.
A questa richiesta di impegno associa un ritorno economico per i dipendenti disposti a lavorare più a lungo. «Se vogliamo essere un'azienda che dice “facciamo crunch”, dobbiamo anche dire “ma in cambio ricevete qualcosa”», sostiene. Il dirigente descrive la ricompensa per chi lavora duramente come capace di cambiare la vita, insistendo sul legame tra lo sforzo richiesto e il beneficio finanziario.
Le dichiarazioni si inseriscono in un settore nel quale le contestazioni sulle condizioni di lavoro coinvolgono anche grandi produzioni. A luglio, alcuni dipendenti Rockstar impegnati nell'organizzazione sindacale hanno accusato l'azienda di avere incorporato il crunch nei contratti per aggirare le norme sul lavoro: un'accusa relativa allo studio impegnato nello sviluppo di GTA 6.
La questione, però, lascia una riflessione abbastanza inevitabile: un conto è chiedere disponibilità al crunch e dichiararlo apertamente, un altro è trasformare la contrarietà a questa pratica in un criterio di selezione. La trasparenza sulle condizioni di lavoro è certamente importante, ma resta significativo che chi non accetta quel modello possa essere escluso ancora prima di mettere piede nello studio.