L'industria del gaming è piena di storie di titoli live-service che non sono riusciti a decollare, ma poche hanno deluso le aspettative quanto Anthem. Il looter shooter sviluppato da BioWare, casa storica dietro Mass Effect e Dragon Age, rappresentò uno dei flop più clamorosi degli ultimi anni, tanto che Electronic Arts ha deciso di staccare definitivamente la spina ai server lo scorso 12 gennaio 2026.
Eppure, mentre il publisher aveva dichiarato chiuso il capitolo, la community non sembra intenzionata ad arrendersi: alcuni sviluppatori indipendenti stanno già lavorando a server privati per mantenere in vita l'esperienza multiplayer.
Il developer And799 ha pubblicato un video che mostra i primi risultati di questo tentativo di revival, chiarendo però che si tratta solamente di una proof of concept e non del progetto ufficiale di private server attualmente in sviluppo.
Nonostante diverse funzionalità manchino all'appello, come i profili online, il video dimostra che è possibile far funzionare il multiplayer mettendo due giocatori nella stessa lobby.
Come ha spiegato And799, la maggior parte dei dati dei giocatori viene gestita attraverso i server di BioWare anziché tramite Blaze, il che rende necessario un lavoro approfondito per permettere al gioco di caricare offline.
La risposta della community è stata immediata e sorprendentemente entusiasta. Nei commenti al video sono comparsi decine di utenti offrendo le proprie competenze tecniche per supportare il progetto, con alcuni che hanno sottolineato come sia impressionante vedere progressi del genere a meno di una settimana dalla chiusura definitiva dei server ufficiali.
Questa mobilitazione spontanea ricorda altri casi celebri di revival comunitari, come quello di Star Wars Galaxies o più recentemente City of Heroes, dove i fan hanno letteralmente resuscitato MMORPG considerati morti e sepolti.
Tuttavia, gli stessi membri del progetto di revival invitano alla cautela. Il redditor Next-Atmosphere9202, che fa parte del team di sviluppo dei server privati, ha commentato che l'implementazione attuale è ancora molto "hacky" e necessita di parecchio lavoro prima di poter offrire un'esperienza minimamente soddisfacente.
Molte funzionalità non operano come dovrebbero e serve decisamente più rifinitura prima di parlare di un prodotto utilizzabile su larga scala.