Arjan Brussee sta provando a entrare in uno dei territori più difficili dell'industria dei videogiochi: quello dei motori grafici. L'ex veterano di Epic Games e cofondatore di Guerrilla Games lavora infatti a un nuovo progetto pensato come alternativa europea ai grandi strumenti oggi dominanti.
Il nome del progetto è The Immense Engine, e l'ambizione è chiara: costruire un motore ospitato e sviluppato in Europa, aderente alle regole europee e non dipendente dalle infrastrutture tecnologiche statunitensi o cinesi. Non è soltanto una questione geografica, perché il tema tocca anche autonomia industriale, gestione dei dati e futuro della produzione 3D.
Brussee non arriva da una posizione laterale. Prima di tornare nei Paesi Bassi come sviluppatore indipendente, ha lavorato per anni nell'orbita di Unreal Engine, dopo una carriera passata anche da Jazz Jackrabbit, Killzone e Boss Key Productions. Il suo curriculum rende la mossa interessante soprattutto perché arriva da qualcuno che conosce bene la macchina che vuole sfidare.
Secondo la visione raccontata dal developer, i motori attuali sono ancora troppo legati a logiche nate per strumenti complessi, pieni di menu e interventi manuali. L'idea è invece immaginare un framework costruito fin dall'inizio intorno all'intelligenza artificiale, con agenti capaci di accelerare parti del lavoro creativo e tecnico.
Questo non significa che il progetto sia già pronto a impensierire Unity o Unreal nel breve periodo. Creare un engine competitivo richiede anni, documentazione, supporto agli studi, compatibilità con pipeline diverse e una fiducia che non si compra soltanto con una buona idea. Proprio per questo, però, la dichiarazione pesa: l'Europa potrebbe avere bisogno di strumenti più vicini al proprio quadro normativo e industriale.
Il possibile utilizzo non riguarderebbe solo i videogiochi. Mondi 3D, simulazioni e ambienti interattivi sono ormai centrali anche in settori come logistica, formazione e difesa, dove il controllo sull'infrastruttura può diventare un fattore strategico. In questo senso, un motore europeo avrebbe un valore che va oltre il semplice confronto tecnico con i tool già affermati.
Per il pubblico videoludico, la parte più concreta da osservare sarà la capacità di attrarre studi reali. Senza giochi, demo convincenti e un ecosistema di sviluppo accessibile, anche un engine promettente rischia di restare una dichiarazione d'intenti. Ma il fatto che un ex protagonista di Epic provi a costruire un'alternativa racconta bene quanto sia diventato sensibile il tema della sovranità tecnologica anche nel gaming.