Le speranze di rivedere presto Dead Space sembrano sempre più ridotte. A raffreddare ulteriormente l’entusiasmo dei fan è stato Chuck Beaver, ex writer e producer storico della serie horror, che in una prossima puntata del FRVR Podcast ha spiegato come i costi attuali dell’industria rendano estremamente difficile giustificare economicamente un nuovo capitolo.
Secondo Beaver, il problema non riguarderebbe tanto l’interesse verso il franchise, quanto i numeri necessari per sostenere oggi una produzione AAA horror di quel livello.
“I numeri semplicemente non ci sono”, ha dichiarato l’autore, sottolineando come un eventuale nuovo Dead Space dovrebbe raggiungere risultati commerciali enormi per essere considerato sostenibile.
Beaver ha spiegato che, ai tempi di Dead Space, durante l’era dell’ex vicepresidente EA Frank Gibeau, il target richiesto per dare continuità alla saga era di circa 5 milioni di copie.
Oggi però il quadro sarebbe radicalmente cambiato. Con l’aumento dei costi di sviluppo, marketing e produzione, la soglia si sarebbe alzata in modo drastico.
“Credo che oggi si parli di circa 15 milioni di copie”, ha affermato Beaver, facendo riferimento alle aspettative richieste da publisher e investitori per franchise di questa scala.
Una cifra che appare particolarmente difficile da raggiungere per un horror single player, genere che tradizionalmente ha un bacino più limitato rispetto ad altre produzioni mainstream.
Secondo Beaver, un risultato intorno ai 7 milioni di copie potrebbe già essere considerato molto positivo e sufficiente a giustificare un nuovo progetto in determinate condizioni.
Lo stesso autore ha citato Resident Evil come esempio virtuoso, ricordando come i capitoli della saga Capcom riescano spesso a stabilizzarsi proprio attorno a quei numeri.
Il vero ostacolo sarebbe però il cambio di mentalità dell’industria moderna. Beaver sostiene infatti che molte aziende non siano più interessate a prodotti standalone tradizionali, ma cerchino titoli capaci di generare entrate costanti nel tempo.
“Le compagnie vogliono il prossimo Fortnite”, ha spiegato, riferendosi alla crescente attenzione verso modelli live service e giochi dal forte potenziale di monetizzazione continuativa.
In questo scenario, produzioni single player premium prive di componenti live service rischiano di essere percepite come meno appetibili dal punto di vista finanziario.
Beaver ha inoltre dichiarato di non aver mai vissuto come “ingiusta” la cancellazione di Dead Space dopo il terzo capitolo, pur ammettendo il dispiacere per non aver potuto portare la saga a una conclusione definitiva.
Le sue parole sembrano dunque confermare quanto già intuibile dopo il remake realizzato da Motive Studio: nonostante l’ottima accoglienza critica, il futuro di Dead Space resta oggi più incerto che mai.