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Mentre là fuori vi scannate, la mia PS5 prende la polvere

Lo stridente contrasto tra chi la desidera e non riesce ad averla, e chi ce l'ha e non la usa

Mesi dopo il lancio dello scorso novembre, PS5 è ancora l’oggetto dei desideri di milioni di giocatori che, pur volendo farla propria, non riescono ad acquistarla in nessun modo.

I social sono pieni di persone frustrate ad ogni ondata di console che arriva nei negozi, calate dall’alto come col contagocce per via di una penuria difficile da spiegare all’utente medio, e probabilmente la situazione non migliorerà in tempi brevissimi, complice una produzione complicata dalla scarsità di materiali all’origine della catena di montaggio (e non solo).

In settimana, leggendo dell’ennesimo gruppo di giocatori sfortunati e arrabbiati perché il sito del GameStop o MediaWorld aveva restituito loro il fatidico messaggio del sold-out, mi sono accorto però di un contrasto stridente che sta spaccando in due la community dei videogiocatori tra la coda del 2020 e l’inizio di questo 2020-2.

Un dettaglio del fronte (che ancora non capisco) di PS5.

Il contrasto stridente tra la gente che fa di tutto per avere una PlayStation 5, e io che ce l’ho dal day one e la ignoro.

Un’esperienza personale

Per un attimo, svesto i panni dell’osservatore e vi racconto quella che può essere catalogata come esperienza personale; un’esperienza che non ha l’ambizione di rappresentare un campione valido nell’affermare che tutti i possessori di una PS5 la stiano ignorando o meno, ma in cui è possibile che alcuni o in tanti tra voi si riconoscano perché mossi dalle medesime ragioni.

Se seguite le nostre live su Twitch, saprete che quale parte della “scenografia” ho un mobiletto alle mie spalle su cui sono appoggiate le console next-gen, tra le altre cose, e in questo manipolo compare ovviamente la tanto agognata PlayStation 5. Sono solito riprenderne una dopo le dirette per montarle affianco allo schermo che uso per giocare, nel caso in cui mi servissero, e questo caso si sta verificando sempre di meno mano a mano che ci allontaniamo dal day one dello scorso novembre.

Con PS5, mi sono rassegnato pochi giorni fa, non è scattata la scintilla. La forma del DualSense non mi ha rapito come invece mi aveva colpito positivamente quella di parecchio aggiustata del DualShock 4 (a confronto con il 3), ad eccezione delle funzionalità interessanti ma che pure stancano alla “lunga” di questi primi mesi, e penso che la dashboard, rimasta tale e quale a quella di PS4 nonostante i proclami, non abbia affatto tratto giovamento dall’aggiunta di un layer in più – da attivare con il pulsante PlayStation, che non serve più a niente tenere premuto, adesso – per innescare alcune azioni basilari del sistema operativo.

Ho un rapporto complicato con questa dashboard.

Questa settimana, complice la necessità lavorativa di giocare un titolo PS4 di cui vi parleremo nei prossimi giorni, mi sono detto che l’avrei scaricato e installato su PS5. Così, l’ho presa e l’ho messa al suo solito posto, prima di notare un fatto con cui non immaginavo di misurarmi: in barba ai fori progettati da Sony per liberarsene, la console era piena di polvere, e lo stesso era successo con il DualSense (che già inizia ad avere le levette analogiche appiccicaticce, come mi capitò con il DualShock 4, ma spero non faccia la stessa fine – dovetti ricorrere a dei gommini antiestetici).

È una condizione kafkiana perché ho avuto e ho tuttora ogni titolo uscito in esclusiva PlayStation 5 finora dal lancio, ma ho avuto una scarsa risonanza con ciascuno di loro; mi ha strappato un sorriso Astro’s Playroom e mi sono ripromesso di ritornare su Sackboy La Grande Avventura ma, dopo aver provare a restare aggrappato a quel carro il primo paio di settimane, mi sono arreso di fronte ad un Demon’s Souls che forse ora non fa per me (c’è la complicità di aver già giocato l’originale, ma questo non ne alleggerisce la complessità e i fan sapranno bene di che parlo) e alla noia di uno Spider-Man Miles Morales piatto esattamente come l’originale.

Di sera, convinto dal buon Valentino che mi dava una mano a realizzarne le guide, ho acquistato poi Monster Hunter Rise per Nintendo Switch ed ero lì – sono ancora lì, aspetto che arrivi il corriere mentre scrivo questo articolo – che non vedevo l’ora di iniziarlo. Fremente dall’hype per un titolo per una console uscita nel 2017, quando soltanto lo scorso novembre ho speso 500 euro per una console next-gen che adesso sta prendendo la polvere.

Su Monster Hunter Rise ho creato un doggo (quasi) tale e quale al mio.

La polvere e il nuovo gioco per Switch, contro i giocatori furenti perché non riescono, alla fine di marzo 2021, ad accaparrarsi la loro PS5. Due poli opposti di una situazione paradossale, in cui chi ha la console la perde completamente di vista (non perché non giochi, attenzione, ma perché gioca ad altro) e chi non ce la fa carte false, vede la sua dignità da consumatore spesso e volentieri calpestata, per portarsene una a casa.

Intanto la vogliono

Ma, come dico sempre in questi casi, è il software che fa l’hardware quando parliamo di console per videogiochi, ed è per tale motivo che non mi preoccupo più di tanto: me ne innamorerò quando arriveranno i giochi bomba che Sony ha dimostrato di saper fare, e ad un livello sconosciuto ai suoi competitor, nella generazione di PlayStation 4 e che saggiamente sta allontanando in una fase in cui la base installata è ancora troppo scarsa per giustificarne un’uscita di successo.

Il problema non è questo, e non è nemmeno il mio rapporto… delicato con alcune delle novità introdotte da PS5. Un aspetto interessante della questione è che, mentre vi riportiamo le ultime news dal mondo dei videogiochi, non sta arrivando una singola buona notizia dal mondo del gaming ma la gente continua a desiderarla come se non ci fosse un domani, come se fosse vittima di un incantesimo collettivo, forse corrispondente alla capacità di PlayStation di costruire un brand tanto forte negli anni, per cui deve volerla e averla, punto.

I led di PS5 diventano blu quando è accesa. Quando.

L’industria dei videogiochi sta sfornando rinvii su rinvii, sia per titoli che sarebbero dovuti arrivare a corto raggio (spesso ricadono nella finestra degli slittamenti tra gli 1 e i 4 mesi), sia per quelli che avrebbero dovuto costituire l’ossatura delle aspettative e delle prospettive dei giocatori da qui alla fine dell’anno – vedasi miraggi come Hogwarts Legacy e Gotham Knights solo adesso rimandati al 2022.

Quando non si parla di rinvii, guardando i calendari delle uscite, ci ritroviamo di fronte ad un panorama desolante in cui l’industria dei tripla-A ha abdicato o quasi al 2021 – complici le sfide del COVID-19, certo, ma anche per una next-gen arrivata palesemente troppo acerba – e, se non l’ha fatto, si è appoggiata alla stampella delle console last-gen diventate prima “vecchie” con uno schiocco di dita, poi ancora capaci di meraviglie come per Resident Evil Village, nel momento in cui si è resa conto di non riuscire ad approvvigionare di nuove piattaforme la propria clientela.

In un quadro cross-gen sempre più affermato, e che si spera quest’anno si stabilizzi con il summenzionato survival horror di Capcom, e pure Halo Infinite e tutti gli altri dopo lo scherzetto di Cyberpunk 2077, appare ancora più curiosa la voracità con cui i giocatori continuano a volersi avventare su PlayStation 5; ancora più difficile da capire perché la vogliate così fortemente da mandare al tappeto i siti dei rivenditori più grandi e rodati in circolazione non appena salti fuori la scocca bianca della console di Sony.

Lui non è così 'ambizioso', evidentemente.

Tira più un pelo di PS5 che un carro di PS4 Pro, al netto delle prestazioni che ancora non impressionano su una e tengono botta sull’altra; al netto dei giochi più importanti che escono sia sulla next-gen che su una macchina che è stata arbitrariamente definita “old-gen” quando riesce a farti girare un The Last of Us Part II così impressionante da non avere un corrispettivo sulle sue eredi (e, di questo passo, viene da pensare che non ce l’avrà mai o fino a quando Naughty Dog non sfornerà un seguito – manco la famigerata remaster).

Più non c’è, più la vogliono

La psiche umana ha dei comportamenti che oggi risultano tutto sommato piuttosto prevedibili, e in questo spettro di comportamenti ricade inevitabilmente pure l’aumento del desiderio per una PS5 nel momento in cui le PS5 sono introvabili. Ci sta, è evidentemente per questo e pochissimo altro che vediamo ancora frotte di giocatori che si scornano sui social, nei commenti sui siti, sugli scaffali virtuali di negozi che non erano e non sono preparati ad affrontare orde di gamer assatanati che si fiondano di buon mattino sulle loro pagine.

In un contesto simile, dopo aver considerato l’aspetto ludico della cosa, diventa molto importante tutelare i videogiocatori in quanto consumatori. Lo dico chiaro e tondo, per quanto sia comprensibile un meccanismo di protezione da malintenzionati, mi fa rabbrividire la logica delle lotterie che abbiamo importato dal Giappone per cui tu non vinci un prodotto ma la possibilità di acquistarlo, pagando di tasca tua.

'Il tuo ordine è una proposta d'acquisto'.

Per non parlare, e su questo ringrazio il nostro Antonello Buzzi che prontamente ci ha inviato nella chat redazionale uno screenshot illuminante, delle cosiddette “proposte d’acquisto”: i negozi si stanno mettendo al riparo da eventuali rappresaglie affermando che, una volta comprato un prodotto, in realtà non lo stai acquistando davvero ma facendo una proposta d’acquisto, che in quanto tale può essere accettata così come rifiutata.

Insomma, appare evidente che questa condizione di produzione limitata stia minando le possibilità di tutti di partecipare alla festa videoludica che dovrebbe essere il lancio di una nuova console e, al contempo, creando una elité a tavolino: una volta, magari da bambini, ci si poteva sentire fortunati nel potersi permettere, economicamente, una PlayStation al lancio, mentre adesso non basta neppure più quello, devi ottenere una specie di permesso per permettertela. C’è chi può avere una PS5 e chi, invece, no, e questo non fa altro che aumentare artificialmente – non perché se lo stia meritando con qualche annuncio o l’uscita di un gioco importante – la desiderabilità del prodotto.

Tenendo presente ciò, non credo proprio che in Sony siano preoccupati più del dovuto dell’irreperibilità della console, ma i rischi per i giocatori sono dietro l’angolo: ci sono paesi in cui una PlayStation 5 costa quasi 900 euro tra tasse e spese per l’importazione, con i giocatori del posto che si chiedono perché non dovrebbero rivolgersi al “mercato nero” dove possono ottenerla a molto meno, e poi c’è lo stesso mercato nero – il sostrato costituito dai bagarini della domenica e dai cosiddetti “scalper” professionisti.

Un dettaglio del DualSense in una nostra foto.

Mi raccomando continuamente di non acquistare console dai bagarini (che, con i loro inventari messi a terra, stanno drogando i numeri e rendendo inutili analisi sull’attach rate dei giochi acquistati per ogni console), perché si alimentano meccaniche scorrette tramite le quali l’acquisto regolare viene di fatto bloccato per i consumatori non armati di bot od ossessionati dall’apertura delle pre-vendite. Nella situazione in cui siamo oggi, in cui il senso d’urgenza è creato in provetta e non ha alcuna corrispondenza con la (mia) realtà, non posso che insistere ulteriormente su questo tasto.

E Xbox Series X?

Per quanto mi riguarda, Xbox Series X gioca più o meno nella stessa lega di PS5 in un’analisi “polverosa”, ma va detto che la console di Microsoft ha un valore aggiunto, e che quel valore sta nel suo essersi presentata come un upgrade incrementale in pieno stile PC. Pur essendo essa stessa di difficile reperimento (mi aspetto che lo sia per meno tempo rispetto alla console di Sony, a giudicare dalle richieste), la piattaforma della casa di Redmond si è proposta fin dal primo istante come un prodotto non irrinunciabile e non necessario per continuare a giocare i titoli che si amano.

PS5, al contrario, ha provato finché ha potuto a dire “io sono la rivoluzione”, a cominciare dall’esclusione categoria dei cross-gen poi ritrattata, e, dirò una banalità, da funzionalità esclusive come il feedback aptico e lo shock del colore bianco in un design che tutti si aspettavano più raccolto e più tradizionalmente nero.

Xbox Series X non se la passa troppo meglio.

In quanto rivoluzione, voleva imporsi come un must have fin dal giorno uno e questo ha portato la gran parte dei giocatori – e probabilmente anche noi che siamo chiamati ad analizzare gli andamenti dell’industria – ad avere aspettative molto alte; non fosse nella lineup del lancio e dei primi mesi del 2021, perlomeno in una comunicazione che eravamo stati abituati a vedere come impeccabile, aggressiva, accattivante, e invece ha scalato verso il basso i suoi sforzi una volta capito che stava già vendendo tutto quello che poteva.

Xbox Series X è in questo momento un PC da salotto sul quale, con la complicità di Xbox Game Pass, potete giocare ogni cosa vi venga in mente: una piattaforma sulla quale la quantità di prodotti, e la quantità di prodotti che non dovete pagare perché parte di un singolo abbonamento, è tale che avete persino smesso di pensare che “non ci sono giochi” come ai tempi di una Xbox One che di giochi ne aveva molti di più.

Se questa console prende la polvere, sostanzialmente, è perché non vuoi giocarci – o perché non sai scegliere cosa giocare. Uno dei rischi di Xbox Game Pass, con il quale mi ritrovo spesso a combattere, è “giocarne il catalogo” e non i titoli inclusi; per tanti, me compreso, è diventato quasi un gioco in sé mettermi lì a cercare, scegliere, listare, mettere in download e installare, salvo poi accorgermi che s’è fatta l’ora di andare a letto e che se ne riparlerà la prossima volta in cui avrò del tempo libero (e chissà quando questo miracolo si ripeterà).

L'abbuffata da Xbox Game Pass è spesso solo teorica.

In questo momento, insomma, Xbox Game Pass è più una promessa d’intrattenimento che intrattenimento vero e proprio per me, e conoscendomi lo sarà fintanto che non avrà grandi giochi tripla-A che mi “costringeranno” a sedermi e giocarci fin dal day one. Ma, in senso generale e pure guardando al grande lavoro che sta facendo nell’aiutare la preservazione della memoria storica dei videogiocatori (pensate alla retrocompatibilità, e all’Auto HDR e a FPS Boost) mentre sull’altra sponda fanno finta di niente, è una prima risposta decisa a chi si chiede “perché dovrei scegliere una Xbox?”.

In conclusione

Il contrasto tra chi è dentro e chi è fuori, insomma, è particolarmente acuto – principalmente perché i primi non riescono a capire le ragione dei secondi, e questi ultimi hanno le loro motivazioni, visto che il desiderio del gadget e del prodotto tecnologico appena uscito sortisce un fascino ben comprensibile per gli appassionati di videogiochi (con le dovute eccezioni).

Mentre mi preme che nessuno si faccia abbindolare né dal mercato ufficiale né da quello sommerso, è evidente come serva tanta pazienza perché l’industria dei videogiochi trovi le risposte giuste alla richiesta di console e nel complesso alla fame degli appassionati che, ormai a mesi dall’avvio, si chiedono l’utilità dei costosi hardware che hanno acquistato e, per paradosso allo stesso tempo, perché non possono spendere per portarsele anche loro a casa.

Sarà una generazione di alto livello, ma ha bisogno di tempo.

Sarà una generazione di alto livello, adesso che abbiamo due player coinvolti in egual misura e con soluzioni diverse per appagare le proprie clientele, ma ci sarà bisogno inevitabilmente di tempo perché gli ingranaggi si assestino e vadano al posto giusto, correggendo sia le storture di approvvigionamento che cogliamo da mesi, sia la carenza di grandi novità che sarebbe stato lecito attendersi all’alba di una next-gen.

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