Recensione 13 min

Mafia Definitive Edition | Video Recensione – Il remake dal volto umano

L'ambizioso rifacimento del classico di Illusion Softworks è fedele ma pone l'accento su sfumature diverse, superando un gameplay collaudato e difficoltà tecniche

Quando ancora li chiamavamo free roaming e non immaginavamo che open world molto più grandi avrebbero presto invaso la scena videoludica, giocavamo a Mafia con gli occhi di chi guarda davvero una nuova generazione dischiudersi di fronte a sé; una generazione di immersione e possibilità illimitate, che sarebbe stata capace di raccontare storie appassionanti e coinvolgere il giocatore in un enorme mondo aperto.

Piattaforma:
PC, PS4, XONE
Sviluppatore:
Hangar 13
Distributore:
Cidiverte

Mafia Definitive Edition arriva in un momento in cui quell’illusione è diventata realtà e sta per farsì per l’ennesima volta ancora più imponente, cercando allo stesso tempo di mantenere l’identità che aveva reso speciale il gioco originale e di ampliarlo per portarlo al passo con le aspettative dei videogiocatori all’alba di Xbox Series X|S e PS5.

È evidente come la formula lineare e stretta del gioco originale, così come le sue spigolature in termini di narrazione, si prestassero e in certi casi persino richiedessero di venire riguardate e limate con cura, ma una cosa è a dirsi e l’altra è a farsi; l’incarico di non stravolgere un prodotto rimasto nel cuore e nelle menti degli appassionati, e simultaneamente rendergli la giustizia che meriterebbe nell’epoca di PC, PS4 e Xbox One, è toccato a Hangar 13, che con questo titolo ha l’occasione di rifare sua la saga dopo un Mafia III non particolarmente brillante.

 

Il risultato è un remake per tanti versi dal volto umano, che è fedele al Mafia di partenza sia quando lo ripercorre in scala 1:1, sia quando si prende delle libertà di aggiungere e sottrarre; che, pur venendo contraddistinto da imperfezioni tecniche anche aggressive, non vede sperperata la sua rilevanza a livello di storia, personaggi e gameplay neppure diciotto anni dopo.

La portata dei cambiamenti

Hangar 13 non si è limitata al compitino della rimasterizzazione, com’è avvenuto con Mafia II Definitive Edition poche settimane fa, ma ha pensato di realizzare un autentico rifacimento del gioco originale con nuovi attori e una veste grafica moderna, nonché sequenze di racconto e gameplay addizionali che non sono comparse nel gioco originale di Illusion Softworks. In fase di anteprima, quando abbiamo potuto assaggiare soltanto una porzione di questi cambiamenti, ci siamo interrogati sulla portata delle integrazioni, su quanto ambiziose sarebbero state e potenzialmente quanti danni avrebbero fatto su una base di così grande successo qual era il primo (e finora il più riuscito, a mani basse) capitolo della serie gangster.

Dopo aver giocato e completato la storia, possiamo dire che le integrazioni non aggiungono soltanto semplici sequenze d’azione in cui sparare da un furgone in corsa ma, adottando una logica di design story-driven scriptata come quella che abbiamo visto in Mafia III, contemplano del minutaggio ritagliato appositamente per approfondire i rapporti tra personaggi e le loro psicologie con stratagemmi semplici ma efficaci – una passeggiata tattica, una ricerca dell’ubriacone che prima non c’era o, perché no, l’ampliamento di un dialogo coperto in origine da una scena d’intermezzo.

Il vecchio Sam, uno dei Fantastici 3 di Mafia.

In un gioco dal passo così veloce qual era Mafia, apparve chiaro fin da subito che la storia di Thomas Angelo precipitasse da un momento all’altro, producendosi in un’escalation che abbiamo sempre pensato essere troppo rapida per quanto “giustificata” dagli indizi disseminati lungo la strada. Adesso, certe cose che potevamo soltanto teorizzare al tempo, vengono scandite più in profondità, con dialoghi che rivelano alla luce del sole i dilemmi del protagonista e delle persone che gli stanno attorno, figure con cui, nonostante qualche resistenza, finisci con lo sviluppare inevitabilmente un rapporto di fratellanza che nelle battute finali continua a pesare oggi come allora.

Il gioco del 2002 e ancor di più questo remake sono bravi a disseminare la storia degli errori di Tommy, che questi finisce per pagare a caro prezzo uno dopo l’altro e fungono da “movente” quando ci si fermasse a pensare alla fulmineità della resa dei conti. Di fronte ai nemici, i Fantastici tre, Tommy, Paulie e Sam, sembrano invincibili, mentre l’unica che fa loro davvero paura è la (loro stessa) famiglia, e per questo sbagliare procura guai irreparabili.

Se il tratto di Paulie potrebbe sembrare una beata ignoranza, quello del personaggio principale è la bontà, ed è questa che specialmente la Definitive Edition vuole sottolineare, e lo fa a più riprese, come vera componente destinata a condannarlo.

In generale, Mafia Definitive Edition si sforza di cogliere di più l’aspetto umano dei personaggi, mentre l’originale si accontenta di chiuderla come una storia di gangster relativamente più semplice, ed è in tal senso che vanno lette alcune modifiche del copione, che puntano a porre l’accento su una dimensione anziché l’altra e non semplicemente, per fortuna, a stravolgere il brillante lavoro svolto dagli sviluppatori originali.

Il caratterino di Paulie non è cambiato di una virgola.

Paulie si rifà molto nella seconda metà del gioco, ad esempio, dopo che l’avevamo tacciato di insopportabilità per un doppiaggio italiano-siciliano esageratamente marcato, perché diversamente dall’originale qui Hangar 13 si è presa del tempo per dedicargli un approfondimento capace di cambiare in maniera sensibile la nostra opinione nei suoi confronti. Lo stesso si potrebbe dire di un altro personaggio, Don Salieri, che viene mostrato in inattesi momenti d’intimità che ne rivelano i sentimenti oltre la guerra tra mafiosi; non si tratta di ribaltamenti di caratteri ma di interpretazioni nuove e focus su realtà che il titolo di per sé contiene già.

La moglie di Thomas Angelo, Sarah, è come se fosse un personaggio inedito pur non essendolo. In Mafia era solo sullo sfondo, mentre in Mafia Definitive Edition si prende la scena e costituisce, stavolta in maniera visibile al giocatore e non più soltanto dal dietro le quinte, la bussola morale di un protagonista già di per se piuttosto combattuto. Sarah fa parte della famiglia per cui non si può dire tanto eticamente superiore al resto della ciurmaglia, ma il gioco non manca di sottolineare come ci sia capitata, in una situazione del genere, e dal canto suo sia una brava persona che compie azioni lodevoli per la comunità. La sua presentazione è figlia di un taglia e cuci che aggiunge elementi e ne toglie altri che non sono stati considerati evidentemente utili per gli scopi del racconto, ed è un buon esempio di come siano state condotte le operazioni sul remake da un punto di vista narrativo.

La splendida nuova Sarah.

Lo stesso finale e buona parte dei dialoghi erano più materiale da B-movie a base di gangster, mentre qui vediamo sempre porre di più l’accento sulla natura umana dei personaggi; non è un cambiamento radicale perché l’aspetto umano è un tratto sostenuto già nel gioco originale, e pure in maniera piuttosto marcata, ma ora è il focus, come se il palco avesse tutti questi elementi sparsi per la scena e adesso lo sviluppatore americano avesse deciso di spostare la luce del riflettore su un altro che era già lì.

La metafora del riflettore ci torna utile per quanto riguarda lo sbilanciamento su Paulie anziché sul trio o su Sam nel corso del gioco, qualcosa che, senza scendere in spoiler sulla storia, viene visibilmente motivata dal finale; stringere il rapporto con quel personaggio anziché un altro voleva dire dare più solidità ad una svolta che avrebbe portato ad un’escalation forse nell’originale più giustificata (rapporti di buoni amici che si fanno più tesi richiedono uno scatto che, per lo scopo del Mafia del 2002, si notava con più forza lì) ma qui più strutturata.

I dialoghi sono stati alterati specialmente nel finale, dove Hangar 13 voleva veicolare un messaggio diverso e più universale anziché concentrarsi sulle considerazioni col senno di poi un po’ limitate di un vecchio gangster in pensione, e anche in questo caso il tono profondo si addice alla nuova costruzione della storia e al contempo a quello che l’originale già aveva dentro di sé. – l’aveva soltanto tenuto in secondo piano e raccontato dal dietro le quinte. Gli spezzoni aggiuntivi in questo segmento fungono quasi da tributo alla bontà dimostrata per tutto il gioco dal protagonista, per accendere ancora la luce sulla sua dimensione umana.

Don Salieri, un boss (anch'egli) intento a salire di livello.

Le sequenze conclusive, che non descriveremo nel dettaglio naturalmente, sono state ampliate per puntellare ancora di più la figura umana di Thomas Angelo e motivare la sua scelta, nonché lievemente modificate con un retcon estetico più che fattivo per fare in modo che, finalmente, quanto vi succede venisse innestato con correttezza nel quadro più grande della serie Mafia. L’occasione era semplicemente troppo ghiotta per non sfruttarla, e non farlo avrebbe lasciato scoperto un buco colto con brillantezza in Mafia II ma ancora vuoto e sul quale per forse troppo tempo si era fatto finta di niente per benevolenza.

Non ci sono state soltanto aggiunte, su cui pure viene da chiedersi se non fosse il caso di spingersi ulteriormente in alcuni frangenti, con scenari che sembravano persino suggerire un pizzico di coraggio in più e un’Hangar 13 che forse ha preferito non esagerare nell’opera di penetrazione nel materiale originale, comunque. Nel tentativo di gestire la longevità in maniera coerente (per finire il gioco principale ci sono servite all’incirca 11 ore) sono stati apportati anche dei tagli e dei cambiamenti al design di alcune missioni, con alcune che palesemente sfruttano asset creati per Mafia II e Mafia III; ci sono personaggi come il meccanico Bertone che vengono lasciati inaspettatamente in secondo piano (tranquilli, la sua iconica missione di sabotaggio e corsa in auto c’è ancora), sequenze che vengono semplificate e accelerate, ma ci sentiamo di dire che per ognuno di questi momenti c’è una compensazione, che sia di puro gameplay o narrazione.

Il nuovo gioco

Se da una prospettiva tematica e narrativa abbiamo compreso la portata del lavoro svolto da Hangar 13, ampiamente oltre il semplice recupero di un titolo storico, adesso non ci resta che prendere in considerazione “il nuovo gioco”, questo Mafia Definitive Edition e tutto ciò che ha da dare in termini di esperienza videoludica.

Sotto la pioggia, Mafia Definitive Edition ha più di qualcosa del noir.

Momento per momento, parliamo di un gioco estremamente fedele da un punto di vista strutturale: attraversa lo stesso inizio, la stessa fine, gli stessi punti, ha persino gli stessi capitoli dell’originale (a parte un accorpamento). Sotto questo profilo, non si è concesso particolari libertà, e questo siamo abbastanza sicuri farà piacere ai fan dell’originale che ricorderanno i singoli battiti della storia.

La Definitive Edition, come l’originale Mafia, è un prodotto piuttosto raccolto, come i primi story-driven dell’era PlayStation, il che vuol dire che, da gioco di quell’epoca, tenta il tutto per tutto per sfruttare al meglio quello che ha a disposizione, variando continuamente per quanto può il tipo di esperienza proposto: una volta c’è un inseguimento a piedi, una volta l’inseguimento è in auto, una volta tocca infiltrarsi silenziosamente, quella successiva bisogna eliminare un obiettivo dalla distanza con il fucile da cecchino, e così via. È una proposta che rispecchia perfettamente l’incarico da tuttofare di Thomas Angelo nella famiglia Salieri, dove, di fatto, ogni lavoro sporco spetta a lui.

La software house interna di 2K Games ci ha messo del suo per riammodernare le funzionalità alla base dell’impianto ludico, e da questo punto di vista le integrazioni sono state mutuate pressoché integralmente da Mafia III.

Una delle nuove sequenze a base di sparatutto.

Lo shooting, in origine estremamente lineare, è stato arricchito di un sistema di copertura come i due sequel diretti, che compie un buon lavoro quando c’è da dare una dimensione tattica agli scontri perché richiede di scegliere dinamicamente la propria posizione mano a mano che le varie fasi delle sparatorie si evolvono; rimanere sempre nello stesso punto espone a colpi dalla distanza o da posizioni non rilevabili, così come a lanci di molotov per stanarci, ed è così che conviene spostarsi gradualmente in avanti per conquistare il punto e rilanciare la sfida alla nuova ondata di nemici che attacca dalle spalle.

Il sistema funziona ed è abbastanza soddisfacente, per quanto sia alquanto limitato negli spostamenti laterali per via di una meccanica un po’ troppo pignola per girare l’angolo, che nel mezzo di accese sparatorie non aiuta di certo a sgattaiolare via per mettersi al riparo o cercare una posizione di vantaggio.

L’intelligenza artificiale in questa fase vive di prestazioni a targhe alterne: capita si imbamboli e sia facile da buttar giù perché i corpi lasciano parti scoperte da poter colpire in tranquillità, così come gli alleati si lanciano nella mischia esponendosi continuamente a colpi che abbatterebbero pure un blindato, ma è capace di buoni guizzi grazie alla capacità di schivare pallottole e muoversi con reattività a seconda delle esigenze dello scontro a fuoco.

Thomas non ha paura degli scontri a mani nude.

Il gioco fa ricorso a sequenze stealth che ricalcano pedissequamente il funzionamento di Mafia III, dove non avevano spiccato per elaboratezza, e infatti sono piuttosto elementari e, a parte forse un caso nella seconda metà della storia, molto brevi e facili da aggirare: la rilevazione di per sé non è particolarmente agile ma soprattutto basta seguire il percorso tracciato a tavolino per ottenere il risultato desiderato, un po’ l’opposto di quella componente della creatività che attira nell’azione silenziosa.

I combattimenti sono stati completamente riscritti anch’essi rispetto alla produzione originale ma nemmeno loro spiccano per profondità: al livello di difficoltà Normale, è sufficiente schivare una volta il colpo nemico (ammesso che non sferriate voi per primi un colpo) e perlopiù spammare l’attacco fino a quando non si attivi il comando per l’esecuzione finale; quest’ultima, per giunta, caratterizzata da animazioni troppo lente e scenicamente alquanto posticce. In questo caso, considerando che in un caso specifico della storia ci siamo visti messi alla prova e che in quella singola circostanza abbiamo affrontato l’unico nemico diverso dagli altri in cui ci siamo imbattuti, probabilmente questa meccanica avrebbe bisogno di una maggiore varietà dei rivali per avere davvero senso.

Le moto sono una delle novità del remake.

Mafia Definitive Edition introduce nuove impostazioni per la difficoltà, modificabili al volo durante la partita, con il settaggio Classico che risulta fin dalle primissime battute più punitivo di quella base, comunque sufficientemente probante per i giocatori che volessero un livello di sfida adeguato. Lo stesso discorso vale per lo slider che regola individualmente il comportamento della polizia: forse per la prima volta nella storia della serie, il settaggio di partenza ci è parso equilibrato e, a differenza di Mafia II, non abbiamo mai sentito l’istinto di abbassarlo o alzarlo per chiedere agli agenti di darci un attimo di respiro – anzi, risulta divertente ricordarsi di attivare il limitatore passando davanti ad auto della polizia o aspettare di avere via libera prima di compiere qualche malefatta.

Attraversare Lost Heaven è molto piacevole, sia per il sistema di guida che per la bellezza della città, riproposta in una veste grafica dalla qualità per certi versi sorprendente. La guida è un’esperienza godibile, che la vogliate standard o simulativa, che varia anche sensibilmente in base al mezzo che scegliate, tra la pletora di auto e moto sbloccabili; le motociclette e i bolidi come la Crazy Horse aumentano sensibilmente il tasso di sfida per quanti volessero arrivare a destinazione senza incappare in incidenti, che qui abbassano e non di poco la salute disponibile. La sete di velocità viene però assecondata in buona parte da un trattamento più realistico della fisica delle auto (non ne vedrete nessuna impennare, o quasi), dall’ampliamento delle strade e dalla segnaletica dinamica, supplementare alla minimappa, probabilmente ridondante, ma che almeno consente di non distogliere lo sguardo dalla carreggiata.

Di giorno o di notte, la nuova Lost Heaven è uno spettacolo.

In auto sono due le storture più palesi: la prima è lo strano caso dei pedoni, che teoricamente non potremmo investire, e infatti salvo rari casi non li mettiamo mai davvero sotto, ma che basta sfiorare per vederli rilasciare scie di sangue non troppo credibili; la seconda riguarda le sparatorie in corsa, con Tommy che si può veder sparare da dentrol’abitacolo senza esporre il braccio, che sia contro un inseguitore o un inseguito.

L’immersione in una metropoli anni ’30 è totale grazie al traffico e ai pedoni, agli scenari ricchi di dettaglio e variegati, e alla possibilità di ascoltare la radio durante gli spostamenti, con una colonna sonora ora evocativa (ci è capitato di imbatterci in un “Ave Maria” mentre ci muovevamo per un raid fondamentale nella seconda metà), ora fresca come la musica dei tempi, e le trasmissioni dal piglio informativo che spaziano dalla ricostruzione storica ai particolari forniti dalla polizia o da fonti anonimi sulle nostre malefatte.

La questione storica è trattata con grande profondità e cura, e d’altra parte sia il primo che il secondo capitolo del franchise sono contraddistinti dalla capacità di leggere con lucidità le transizioni sociali e le implicazioni sul prosieguo delle loro storie. Il gioco è ambientato in un momento di grande cambiamento nel mondo, partendo dalle conseguenze della crisi del 1929 (con uno sguardo sulla piaga della disoccupazione), passando per l’alba e il tramonto del proibizionismo, arrivando fino al principio dell’ascesa di Hitler in Europa con l’annessione dell’Austria e le preoccupazioni dell’opinione pubblica americana tirata per la giacca dagli interventisti. Mafia Definitive Edition pone l’accento su questa dinamica recuperando l’espediente dei giornali sparsi per le ambientazioni e ampliandolo, così come sfruttando la radio in auto e le chiacchiere degli NPC sparsi per la città.

Una delle missioni di Fatti un Giro.

Non solo storia, comunque, ma pure una modalità che vi permetterà di continuare a giocare una volta che avrete visto i titoli di coda. Fatti un giro è un’eredità diretta del gioco originale, che permette fin dalla prima missione di accedere alla mappa di Lost Heaven a caccia di collezionabili (con la sola campagna ve ne porterete a casa presumibilmente meno della metà, e consistono in carte e fumetti di varie collane) o soltanto per… farsi un giro, mentre dopo aver concluso la storia saranno sbloccate delle speciali sfide per ricompense altrettanto speciali.

Queste sfide consistono nella consegna di un’auto in tempo o senza danni, nel recupero e nella difesa di un carico da ondate di nemici, e altro ancora, e vengono assegnate da una misteriosa personalità del mondo di Mafia attraverso bigliettini lasciati nel bar di Salieri e perfezionate nel momento in cui troveremo le cabine telefoniche dalle quali ci saranno forniti i particolari dei compiti. Le ricompense consistono in auto velocissime (come la summenzionata Crazy Horse), ma pure in skin non acquisibili altrimenti per le armi.

Il guardaroba è a disposizione per cambiarsi d'abito in qualunque momento.

A mettercisi d’impegno, parliamo di 3-4 ore di gameplay addizionale che passano anche in maniera piuttosto divertita, ed è bello che ci siano così come c’erano nell’originale; certo è che, abituati agli endgame sontuosi e “live” delle produzioni open world odierne, probabilmente vi sembrerà un po’ riduttivo, e che la stessa struttura del prodotto di partenza avrebbe fatto pensare a possibilità di ampliamento più marcate. Va tenuto in considerazione che il prodotto nasce e rimane uno story-driven e che viene venduto ad un prezzo budget, ma ciò non toglie che non ci siano NPC consultabili né missioni in senso stretto, oggi come allora, ed è un po’ un peccato.

La somma

Venendo dalla prova di qualche settimana fa su PC, possiamo confermare che Mafia Definitive Edition ci ha in parte sedotti e abbandonati su PS4 Pro. Il titolo che abbiamo testato in una build preliminare su Steam spiccava per un’illuminazione alle soglie della next-gen e una qualità delle texture massiccia, oltre che per una fluidità estrema anche su una piattaforma datata com’era la nostra (una Nvidia GTX 980, non parliamo certo di nuove generazioni), mentre quello che abbiamo ritrovato su console soffre abbastanza visibilmente di un downgrade importante che potrebbe lasciare con l’amaro in bocca, nonostante la bellezza dell’intento in senso stretto sia rimasta intatta, dopo aver visto di cosa sia potenzialmente capace il gioco.

Al di là di questa osservazione, che è stata praticamente la prima che ci è venuta in mente una volta avviata la nostra copia su PS4 Pro proprio perché venivamo da PC e ci eravamo fatti un certo tipo di aspettativa, va detto che rispetto a quella demo i passi in avanti sono stati palpabili: il sistema di danni sulle auto è stato implementato caso per caso, essendo più imponente su alcuni modelli (come le volanti della polizia) e più piatto su buona parte, ma risulta visibilmente migliorato adesso, mentre sono scomparse le transizioni grezze tra cut-scene e giocato.

Uscendo dai confini della città, ci si imbatte in un aggressivo pop-in della vegetazione.

Hangar 13 non è nuova ad imperfezioni del codice, specie in fase di lancio, e, nonostante abbiamo già scaricato una patch, i difetti grafici, i bug e i glitch sono presenti in quantitativi alquanto generosi. Abbiamo assistito ad auto sparite mentre le avvicinavamo in strada, pop-in della vegetazione fuori città, e persino un bug che ha sparato a volume altissimo un audio graffiato mentre stavamo giocando (per una pura coincidenza senza cuffie, sebbene abbiamo scatenato l’allarme in casa) e ci ha costretti al riavvio della partita.

Il gameplay vero e proprio è minato da un frame rate non di rado instabile nello shooting, perché soffre particolarmente le esplosioni e non appena ne vede una verificarsi cala sensibilmente, rendendo davvero complicato gestire un sistema di tiro che già di suo è abbastanza leggero e poco incline alla mira precisa (da amanti degli headshot, non abbiamo apprezzato particolarmente, per quanto la dinamica in se sia divertente). Il frame rate va in difficoltà anche sotto la pioggia, e non a caso condizioni meteorologiche particolari sono alquanto rare.

Per quanto su console siamo abbastanza indietro rispetto alla controparte PC, ciò non vuol dire che l’effetto wow di vedersi una Lost Heaven rifatta da zero, con standard grafici moderni che si riflettono sui modelli poligonali dei personaggi così come sugli edifici e sulle strutture come i ponti, di giorno e di notte, al sole e sotto la pioggia, abbia finito con l’essere totalmente depotenziato; anzi, sotto il profilo squisitamente visivo e a prescindere dalla piattaforma, questa Definitive Edition si difende con le unghie e con i denti dall’assalto della prossima generazione di console.

Bongiorno è bravo a rendere il nervosismo di Angelo di fronte a Norman.

Le performance degli attori del nuovo cast sono particolarmente brillanti, specie durante le cut-scene, con particolari delle loro interpretazioni (come il nervosismo di Tommy quando muove su e giù il suo accendino durante i colloqui con Norman) che catturano l’attenzione insieme alle espressioni facciali che restituiscono la pienezza dei loro umori, una gamma che copre l’esaltazione, la tensione, la tristezza, il sospetto a seconda del momento.

Il doppiaggio in Italiano, fatto l’orecchio ad alcune esasperazioni sulla resa delle origini siciliane, è riconoscibile e di buona fattura, specialmente per quanto riguarda il Thomas Angelo di Andrew Bongiorno, continuamente – spesso sommessamente, con i suoi silenzi e ossequi a sottolineare più volte che si tratta sempre di un nuovo arrivato – sotto i riflettori e, al netto di una certa genericità del volto in alcune condizioni di luce, promosso in questa sua nuova incarnazione.

Mafia Definitive Edition è in uscita il 25 settembre e potete farlo subito vostro acquistandolo su Amazon al prezzo minimo garantito.

7.8
Piattaforme: pc, ps4, xone
Mafia Definitive Edition è un'operazione coraggiosa, sia per il materiale d'origine particolarmente amato dagli appassionati, sia per lo scopo ambizioso che si è posto, ovvero proporre un rifacimento che fosse al contempo anche un ampliamento. La portata di questo sforzo è graffiata solo parzialmente da un comparto tecnico sottotono su console rispetto alle aspettative che ci eravamo fatti provandolo su PC, e da un'offerta ludica che, pur sfruttando la variegata base dell'originale, non registra progressi da un Mafia III limitato nelle meccaniche. Ne è uscito un remake fedele quando ricalca pedissequamente il gioco originale e capace nelle diversità di cogliere il senso (o almeno uno dei sensi) dell'opera del 2002 di Illusion Softworks.

Pro

  • Fedele nel calco e nelle diversità
  • Un remake visivamente da cartolina
  • Narrazione, storia e personaggi hanno ancora quello che serve per appassionare

Contro

  • Sugli approfondimenti si poteva osare di più
  • Lato tecnico su PS4 Pro è meno impressionante della versione PC
7.8