Lapis X Labyrinth Recensione – cinque minuti di distruzione e follia

Attacca, raccogli, attacca di nuovo

Recensione
A cura di DottorKillex - 21 Maggio 2019 - 10:13

La foga creativa di NIS America sembra non avere fine: il team nipponico continua a sfornare prodotti, soprattutto su Switch, ad una cadenza invidiabile, arricchendo la ludoteca della console ibrida Nintendo di titoli sperimentali, dal budget ridotto, spesso divertenti ma forse non completamente convincenti, come il recente The Princess Guide, o Penny Punching Princess prima di esso. Oggi tocca a Lapis X Labyrinth (in uscita anche in versione PS4), produzione bizzarra ma interessante: un altro titolo dal potenziale incompiuto o una gemma nascosta

Scopriamolo insieme.
Lapis X Labyrinth recensione

Storia? Quale storia?

Il minimo comune denominatore per i più recenti prodotti del publisher nipponico è rappresentato dalla pochezza in termini narrativi, sulla falsariga dei platform Nintendo: storie semplici, appena abbozzate, che fungono più che altro da pretesto per spingere il giocatore ad esplorare, combattere ed entrare nel gameplay loop del titolo di turno. Lapis X Labyrinth non costituisce eccezione a questa regola non scritta, impiegando appena una manciata di minuti a gettare il giocatore nel cuore dell’azione, mettendolo al comando di un manipolo di strampalati eroi tutti creati da zero, e, come tali, privi di qualsivoglia tratto distintivo o personalità. C’è un villaggio andato in rovina, che un tempo rappresentava la meta ideale di avventurieri provenienti da tutto il globo per via della grande quantità di mostri e tesori celati sotto la sua superficie, e c’è una manciata di eroi chiamati a rimettere in moto l’economia uccidendo bestie, accumulando tesori e spendendoli nelle strutture locali, che vanno dalla classica locanda ad una specie di ristorante take-away, passando per un’armeria che fa del baratto una delle sue fonti primarie di sostentamento.

Combattimento

Anche i giocatori meno esperti realizzeranno subito che l’ultima fatica NIS è un dungeon crawler duro e puro, senza troppi fronzoli, principalmente pensato per una fruizione portatile (non a caso il publisher ci ha inviato un codice Switch per questa recensione) e per una fruizione breve ed intensa, tipica dei prodotti mobile. Questo, badate bene, non è assolutamente un difetto: Switch è una console che offre spesso il meglio di sè quando lontana dal televisore di casa, e la corrente di pensiero preponderante la vuole come una diretta discendente delle console della famiglia 3DS più che di Wii U. In ogni caso, se da Lapis X Labyrinth vi aspettate i siparietti, le battutacce e i personaggi fuori dai ranghi della serie Disgaea, giusto per citare uno dei franchise di maggior successo di NIS, rimarrete decisamente delusi.
Se, al contrario, la sostanza vi interessa molto di più della forma, e appartenente alla categoria di giocatori che skippano i dialoghi a prescindere, qui troverete molta carne al fuoco e pochissime chiacchiere.

Le classi e il mostro di Frankenstein in Lapis X Labyrinth

Per affrontare migliaia di mostri in sortite da non più di cinque minuti l’una, al giocatore viene chiesto di scegliere tra otto differenti classi, così da costruire il suo personale mostro di Frankenstein di abilità ed armamenti. Scelti quattro eroi, infatti, li si vedrà mettersi l’uno sull’altro, a creare un totem umano: sebbene sulla carta si possa controllare direttamente solamente il primo dei personaggi, quello alla base del totem, in realtà è possibile passare da uno all’altro alla semplice pressione del dorsale sinistro di Switch, sfruttando in tempo reale le abilità e gli armamenti peculiari di ognuno dei quattro componenti del party.

Una rapida analisi delle classi a disposizione è doverosa, perché scegliere con accuratezza la composizione del proprio party è fondamentale, se non durante le prime ore di gioco, quando il livello di difficoltà è risibile, sicuramente durante l’ultima parte dell’avventura, quando non mancano i picchi di difficoltà e la necessità di un po’ di grinding. Hunter è una classe rapida e letale, che fa della velocità e dei dps i suoi due punti focali, mentre la Necromancer palleggia i nemici e consente di evocare dei minion che possono aiutare non poco soprattutto durante gli scontri contro i boss. Lo Shielder rappresenta la migliore soluzione difensiva di tutto il lotto, potendo annullare qualsiasi danno in entrata per qualche secondo, laddove la Maid utilizza le sue abilità culinarie per preparare manicaretti che ripristinano salute e curano i malus che affliggono il party. Il Gunner rappresenta la soluzione ideale per quanti preferiscono tenere le distanze, potendo contare su due pistole rapide e letali, ma manca di impatto quando si passa al corpo a corpo, un po’ come la Witch, i cui formidabili incantesimi riescono a tenere a bada gruppi anche numerosi di nemici ma non le consentono di competere in spazi ristretti.

Spadone

Chiudono il cerchio il Bishop, abile nelle magie curative ma dotato di una lancia devastante sul medio raggio, e il Destroyer, la classica classe che punta tutto sulla forza e sui danni da impatto a scapito della velocità e della difesa. Come si vede, le scelte sono tante e con esse le possibilità strategiche e di personalizzazione: avremmo forse gradito un livello di difficoltà più pronunciato, che premiasse maggiormente la pianificazione e la scelta azzeccata dei personaggi da portare in battaglia, ma, tutto sommato, il gameplay funziona e diverte anche così, ad una condizione, però. La ripetitività dei dungeon, lo stringente timer impostato di default e la struttura stessa delle missioni, che si ripete identica a se stessa centinaia di volte, rendono Lapis X Labyrinth un prodotto estremamente soddisfacente per sessioni di gioco brevi ed intense, in cui grindare e godere del meritato bottino a fine missione, magari durante uno spostamento in metropolitana o in treno.

Revers

Nel contempo, però, in caso si scegliesse di dedicarsi al prodotto NIS per un paio di orette consecutive o più, com’è successo a noi in fase di recensione, sarebbe impossibile non accusare una certa stanchezza dopo poco, con lo spettro della ripetitività a fare da spauracchio.
Il numero abnorme di nemici e di gemme a schermo, la follia del Fever Mode, che si attiva dopo un certo numero di uccisioni, il brivido della scelta casuale del loot a fine missione sono tutte frecce nell’arco del prodotto NIS, ma la scarsa varietà delle situazioni rischia di uccidere il divertimento per quanti vedono (ed utilizzano) Switch principalmente come una console fissa.
D’altronde, se finanche sua maestà Diablo III viene a noia dopo un certo quantitativo di tempo (decisamente maggiore di Lapis X Labyrinth, è bene sottolinearlo), come poteva pensare di scampare a questa legge il piccolo action RPG di Nippon Ichi Software?

Incantevole

A non stufare mai, invece, sono la direzione artistica e la tavolozza di colori messi in scena dagli artisti della software house giapponese: Lapis X Labyrinth è splendido da vedere tanto in modalità docked quanto in modalità portatile, e in nessuna delle due, nonostante l’abnorme numero di cose che succede a schermo, tra nemici, gemme e proiettili, accusa flessioni nelle prestazioni.
Ad ulteriore testimonianza di un buon lavoro di ottimizzazione, durante le venti e passa ore di test non siamo mai incappati in alcun tipo di bug o glitch, nè tantomeno in rimandi alla desktop della console ibrida Nintendo, come successo con altri prodotti testati: è bello vedere che nel 2019 c’è ancora chi non dimentica il beta testing.

Inventario

La morbidezza e la pienezza dei colori che pervadono lo schermo risaltano maggiormente in modalità portatile, ma anche su un televisore dalla diagonale generosa il lavoro degli artisti di NIS fa la sua ottima figura, coadiuvato da animazioni sempre sul pezzo e da una colonna sonora per forza di cose ripetitiva ma altamente orecchiabile. L’unico rimpianto è rappresentato dalla constatazione che se anche ad altri aspetti della produzione fosse stata dedicata la cura maniacale che ha tanto giovato al comparto audiovisivo, probabilmente staremmo parlando di un must have per tutti i possessori di Switch, invece che di un gioco “solo” buono. Nondimeno, a nostro avviso, Lapis X Labyrinth, pur con tutti i suoi limiti, rappresenta uno dei prodotti migliori tra quelli che Nippon Ichi Software ha portato in occidente nel corso dell’ultimo triennio.

+ Gameplay semplice ed assuefacente
+ Perfetto in mobilità...
+ Buon livello di personalizzazione
+ Colorato e rifinito
- Ripetitivo
- ...assai meno per lunghe sessioni di gioco
- Timer troppo stringente

7.4

Ci spiace non poter assegnare un voto più alto a Lapis X Labyrinth, perché è stato un fedele compagno dei nostri ritagli di tempo nelle ultime due settimane, da quando abbiamo ricevuto il codice per la recensione: giocato in sessioni brevi, rubando tempo alla quotidianità, il dungeon crawler di NIS si rivelato veloce, godibile, pieno di adrenalina. Purtroppo, la limitatezza della sua struttura e delle missioni, regolate da un timer davvero troppo stringente, non gli consente di aspirare all’eccellenza, soprattutto per quanti utilizzano Switch principalmente come una console domestica.Se però vi piacciono gli action rpg e adorate perdere ore nei menu a spulciare statistiche delle armi, potrebbe comunque fare al caso vostro.




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