La Casa di Carta 4, fra ragione e sentimento – Recensione Serie TV

In un crescendo di inganni, in un momento in cui anche la mente più lucida è annebbiata, la nuova serie evidenzia tutto il costo dei buoni ideali

RECENSIONE SERIE TV
A cura di Marco Giannotta - 4 Aprile 2020 - 9:00

La terza stagione de La Casa di Carta, popolare serie di fattura spagnola divenuta negli ultimi anni un vero e proprio fenomeno di costume a livello mondiale, ci aveva lasciati con il fiato sospeso e una sforbiciata d’interrogativi ancora senza risposta. Ora la serie tv, ormai interamente prodotta da Netflix per la seconda volta, è tornata in prima assoluta con la quarta stagione in una sequela di 8 nuovi episodi.

Il punto fino a ora

Attenzione! Questo paragrafo contiene spoiler dalla stagione 3. Non proseguite la lettura se non avete visto tutti gli episodi.

Eravamo rimasti con la banda del Professore chiusa all’interno della Banca di Spagna, impegnata in un progetto di rapina ancora più ambizioso del precedente messo in atto presso la Zecca di Stato. L’ispettore Alicia Sierra, un personaggio dall’intelletto spietato introdotto nella terza stagione con un lavoro di scrittura davvero notevole, è subentrata nell’incarico a Raquel Murillo dopo che quest’ultima ha liberamente deciso di lasciare il corpo di polizia per seguire il proprio cuore. Alicia è riuscita a mettere alle strette i rapinatori, ferendoli nel fisico e soprattutto nel morale.

Abbiamo lasciato la vita di Nairobi appesa a un filo, il Professore disperato per quella che crede essere la morte della sua amata Lisbona, che invece è stata astutamente catturata dalla polizia per costringere la mente criminale dell’organizzazione a compiere un passo falso agli occhi del popolo che desiderava proteggere. Sono rimasti aperti i numerosi e canonici flashback sul passato dei personaggi, che da sempre hanno finito per avere un ruolo centrale nell’intero tessuto narrativo della trama, conferendo agli eventi del presente tutto un altro sapore, spesso il più inaspettato.

La Casa di Carta 4, fra ragione e sentimento – Recensione Serie TV

Le aspettative sulla quarta stagione

Il trailer della quarta stagione ha aperto nuovi scenari con cui stuzzicare ulteriori domande nei fan. Il video ha mostrato Raquel (Lisbona) stretta nella morsa della Sierra, combattuta fino allo stremo fra la necessità di consegnare i propri compagni per salvaguardare la propria famiglia e la volontà di mantenere fede a tutto ciò per cui si è ribellata fino a questo momento. Quale decisione potrà mai prendere? Se tradire il gruppo non fosse un’opzione accettabile, cosa ne sarebbe di lei in prigione? I suoi compagni andrebbero forse in suo soccorso? Del resto, la terza stagione ci ha insegnato che nessun membro della banda viene lasciato indietro.

Il trailer ha mostrato anche Nairobi in una sala operatoria del tutto improvvisata, dove non mancano le proverbiali tensioni che nascono nelle situazioni di più critica emergenza. Riuscirà a sopravvivere dopo l’agguato di Alicia e a riallacciare finalmente un rapporto con suo figlio Axel? In ogni caso rimane rinchiusa nel Banco di Spagna assieme ai suoi compagni, in una situazione ai limiti della realtà, tallonata da schieramenti di forze armate in un contesto che degenera a ogni secondo che passa.

La Casa di Carta 4, fra ragione e sentimento – Recensione Serie TV

Si fa fatica a dire se siano di più i problemi fuori o dentro la Banca. Al di là dei conflitti di vedute all’interno della banda, che hanno già causato non pochi imprevisti in un piano studiato nei minimi dettagli, il corpo di guardia del Governatore, capitanato da Gandia, aveva già cominciato a mostrare i primi segni di una resistenza attiva. Il trailer lascia presagire il suo prevaricante ruolo di villain nel cuore della rapina. E se la serie ci ha insegnato che nessuno dei protagonisti alla fine è un immortale supereroe, allora è plausibile che qualcuno debba essere sacrificato.

La Casa di Carta 4: la lotta fra bene personale e bene superiore

La Casa di Carta 4 mira a rispondere a buona parte degli interrogativi di cui sopra. Il primo episodio riprende esattamente da dove si era conclusa la terza stagione e ci proietta immediatamente nel cuore del caos dilagante. Le prime puntate ingranano con ritmi tendenzialmente più lenti rispetto a ciò a cui siamo abituati, ma la sceneggiatura dimostra ancora una volta che nessun dettaglio è lasciato al caso. Questo si traduce in una soddisfacente varietà di colpi di scena, secondo la tradizionale curva che raggiunge nelle fasi finali il punto di tensione più alto.

Nonostante alcuni siparietti non sempre adatti al contesto in cui vengono inseriti, la potenza riflessiva dei dialoghi lascia ancora fortemente la sua impronta. Si approfondiscono i ritratti psicologici e le dinamiche relazionali dei personaggi, nudi di fronte alla propria umanità, il tutto inanellato in un intreccio di passato e presente che fa da filo conduttore a tutta la narrazione, inframmezzando con alcune necessarie pause i numerosi picchi di tensione emotiva. Per di più tutta la sceneggiatura conserva, coadiuvata da una regia votata a una maggiore introspezione, uno dei fattori più interessanti de La Casa di Carta: quel continuo sgrigiolare della dicotomia bianco-nero, quella chiazza indistinta in cui si mescolano bene e male senza capire esattamente dove inizia uno e dove finisce l’altro. Allo spettatore viene assegnata con prepotenza la parte di giudice supremo, non prima di averlo intrappolato in una rete di dilemmi etici o morali per i quali non si può dire se esista una risposta giusta.

In definitiva, i personaggi che già conosciamo oscilleranno fra numerose contrapposizioni, scadendo talvolta in qualche cliché di troppo, mentre quelli di più recente introduzione troveranno nuova linfa per approfondirsi (è il caso dell’ispettrice Sierra, del colonnello Tamajo e del capo della sicurezza Gandia). È sulla falsariga di tutti questi intenti narrativi che si svolge l’intera azione de La Casa di Carta 4, senza rinunciare alla spettacolarità che la serie vanta da sempre: non mancheranno le esplosioni hollywoodiane, i sofisticati tocchi di genialità degni dei migliori film di spionaggio, il ribaltamento delle certezze o la componente più prettamente emotiva. Non mancherà nemmeno il consueto omaggio alla cultura cantautoriale italiana.

+ Il lavoro di scrittura sui personaggi si approfondisce, al pari delle loro relazioni
+ La trama si mantiene nel complesso intrigante, nonostante la rivisitazione della tematica "rapina"
- La tematica centrale della rapina tende a perdersi nei meandri di siparietti e scenette da soap-opera, con qualche forzatura
- Le prime puntate mostrano ritmi d'azione ben più lenti rispetto al passato

7.0

Gli otto episodi di questa nuova stagione ci catapultano nell’entropia che cerca di delineare i contorni di ciò che è giusto, nel confine in cui tenta di demarcarsi quella linea sottile che separa il bello dal brutto, e lo fanno con tutta la prepotenza di una sceneggiatura in cui tirare il fiato quasi non è concesso. In un susseguirsi di colpi di scena, la trama continua a svilupparsi senza mai rinunciare a porre un nuovo quesito per ogni enigma che viene risolto.




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