Recensione 6 min

Hearthstone – Ceneri delle Terre Esterne: un vulcano di novità – Recensione

Diamo il benvenuto all'Anno della Fenice.

Continuando sull’onda rinnovatrice iniziata con l’anno del Drago, Blizzard ha deciso di dare una scossa elettrica al suo gioco di carte, proponendo alcune tra le novità più consistenti ed interessanti dall’esordio sul mercato del titolo, che risale, ormai, a oltre sei anni fa.
A quasi un mese dalla pubblicazione di Ceneri delle Terre Esterne, dopo aver visto sedimentarsi anche il metagame, siamo pronti a darvi il nostro giudizio finale sulla prima espansione di un 2020 che si prospetta decisamente scoppiettante per Hearthstone.

Una Grantempesta si abbatte su Hearthstone

Hearthstone: Heroes of Warcraft - Ashes of Outlands

Piattaforma:
MOBILE, PC
Genere:
gioco-di-carte
Data di uscita:
7 Aprile 2020
Sviluppatore:
Blizzard
Distributore:
Activision Blizzard

Smuovere le acque di quando in quando, soprattutto a ben sei anni di distanza dal debutto sul mercato, è ciò che consente ad un prodotto come Hearthstone di rimanere vivo, continuare ad attrarre nuovi giocatori e, elemento da non trascurare, non perdere quelli guadagnati negli anni.

Da questo punto di vista, questo Anno della Fenice si apre con il botto: l’introduzione di un nuovo Eroe giocabile, il decimo, rappresenta una delle novità più consistenti tra quelle introdotte negli anni da Blizzard nel suo card game, e c’era molta curiosità tra il pubblico per vedere come i ragazzi del Team 5 avrebbero innestato una nuova feature di tale portata in una struttura ormai molto consolidata.

Male, ci verrebbe da rispondere, almeno stando alle prime due settimane di gioco: Illidan Grantempesta, mago traditore e doppiogiochista, che i fan di World of Warcraft conosceranno bene, si è rivelato da subito una classe completamente sbilanciata rispetto alle altre, tanto da costringere il team di sviluppo alla patch correttiva più rapida della storia di Hearthstone, giunta a sole ventiquattr’ore dal debutto della nuova espansione.

Purtuttavia, questa patch non è riuscita a migliorare la situazione più di tanto, rendendone necessaria una seconda piena di nerf per la nuova classe, giunta di lì ad una decina di giorni, richiesta a gran voce della community dopo che i mazzi a tema Illidan (peraltro tutti uguali) popolavano e dilaniavano il meta senza che vi si potesse porre rimedio.
Un paio di domande nascono spontanee: chi si occupa di tutta la fase di beta testing del prodotto prima che sia immesso sul mercato?

Certo, con le centinaia di carte in ballo (che diventano migliaia in modalità Selvaggia) calcolare tutte le combinazioni e le sinergie è un’impresa titanica (per non dire impossibile), ma di certo l’impressione che restituiscono due patch correttive in meno di due settimane è quella di un team che utilizza i giocatori come tester.
Secondariamente, l’esperienza con Ciciazampa, che pure non era stata così rovinosa, non ha insegnato niente ai ragazzi di Anaheim?
A noi risulta difficile comprendere come un team di tale, comprovato talento possa incappare nel medesimo errore due volte nel giro di qualche anno, e speriamo vivamente che la situazione migliori in futuro.

Allo stato attuale, Illidan risulta ancora sbilanciato sotto alcuni punti di vista, ma l’accentuazione di alcuni dei difetti congeniti della classe e l’aumento del costo in mana di certe carte ha (per adesso) posto un freno alla frustrazione, che l’ha fatta da padrone durante le prime tre settimane di gioco con Ceneri delle Terre Esterne.
In una recente intervista, il Team 5 non ha comunque escluso del tutto ulteriori nerf riguardanti la nuova classe, che rimane quindi sotto la lente d’ingrandimento al momento di redigere questo pezzo.

Nondimeno, in prospettiva futura, l’introduzione di una decima classe non potrà che giovare alla varietà e ravvivare il metagame e la composizione dei mazzi, anche se non capiamo il perché il team abbia scelto di non aggiungere due ulteriori slot ai mazzi componibili, che rimangono diciotto in totale, costringendo così a cancellarne uno o due di quelli preesistenti per far spazio al Cacciatore di demoni.

Al termine dell’equazione, quindi, non possiamo non premiare il coraggio nell’introdurre novità, ma una maggiore attenzione nella fase di testing sarebbe stata gradita, anche perché il gran numero di patch correttive sta rendendo il file veramente pesante per quanti ne fruiscano su dispositivi mobile e abbiano problemi di spazio (o di RAM).

Carte sparigliate

Oltre che dall’ingresso di llidan e delle sue carte, il metagame si è giovato della consueta turnazione annuale delle carte, che ha rimescolato decisamente il metagame in queste settimane: Boscotetro, Operazione Apocalisse e La Sfida di Rastakhan, espansioni dell’anno del Corvo, sono scivolate nel formato selvaggio, portando all’accantonamento di determinati archetipi e alla nascita di altri, magari già presenti precedentemente ma poco considerati dai pro player.

Ecco allora affacciarsi alla ladder mazzi come il Paladino composto da sole carte di classe (che poggia sui nuovi Libram) o il Mago privo di servitori, accompagnati da versioni rafforzate o modificate di altre tipologie già viste, come il Cacciatore che sfrutta la missione secondaria o numerosi varianti del Big Druid e dei mazzi con una sola copia per carta, che sfruttano carte molto potenti come Zefris il Grande o Regina Alexstraza.

Le carte inibite e l’abilità Ripudio rappresentano delle buone aggiunte alle meccaniche di gioco, sebbene si rivelino meno impattanti di altre viste nel recente passato e non sempre vengano sfruttate a pieno dai mazzi che stanno al momento dominando il meta.
Da notare anche la presenza di almeno un servitore supremo per classe, ovvero carte che, come rantolo di morte, inseriscono nel mazzo una loro versione potenziata, con un buon numero di mazzi sorti a sfruttare questa caratteristica, duplicando le carte o inserendo cloni all’interno dei mazzi.

Il ventaglio di scelte si è comunque ampliato notevolmente, nonostante la perdita di carte classiche che hanno fatto la storia del card game di Blizzard come Leeroy Jenkins, “pensionato” nelle vecchie glorie: comporre oggi un mazzo che si adatti ai propri gusti è assai più facile che in passato, sebbene questo non garantisca, ovviamente, che poi quel dato mazzo si riveli effettivamente efficace nella scena competitiva.

L’impressione è che in questo momento il meta sia spaccato in due, diviso tra mazzi aggro, con carte dal costo medio di due o tre mana, capaci di vincere, nelle migliori condizioni, già al quinto turno (ma che finiscono la benzina molto presto), ed altri estremamente lenti, che si difendono fino al sesto o settimo turno per poi prendere prepotentemente il controllo della board e dettare legge fino alla fine del match.

Mancano, tra i mazzi più in voga al momento, i cosiddetti “tempo”, mazzi buoni per tutte le stagioni, mediamente veloci (o mediamente lenti, a seconda dei punti di vista): il prosieguo dell’Anno della Fenice, che consterà di altre due espansioni, come di consueto, ci dirà se si tratta di un trend passeggero o di una direzione precisa che Blizzard ha voluto imprimere alla sua creatura.

Novità come se piovesse

Le modifiche alla struttura stessa di Hearthstone non si limitano, peraltro, a quelle fin qui elencate: Blizzard ha ideato una nuova ladder ed allargato il sistema antiduplicazione delle Leggendarie anche alle altre tipologie di carte all’interno delle buste.

La prima è divisa adesso in cinque stadi differenti, che vanno dal bronzo, il più basso, al diamante, il migliore, ognuno formato da dieci rank da scalare progressivamente; una volta raggiungo il rango oro, quello intermedio, non è più possibile indietreggiare anche in caso di sconfitte multiple, e, differentemente dal passato, si è finalmente deciso di dare un senso alle stelle, assegnate in base alle performance del mese precedente.
Adesso queste vengono tramutate in un bonus moltiplicatore che rende estremamente veloce la scalata delle prime due leghe (bronzo ed argento), per poi esaurirsi pian piano giungendo alle due successive, oro e platino. Questo nuovo sistema favorisce quindi i giocatori assidui, che vedranno ricompensati i loro sforzi con maggiori premi e con una posizione di vantaggio all’alba del nuovo mese classificato.

Per quanto concerne le buste, invece, Blizzard ha reso il sistema meno frustrante, evitando doppioni su doppioni: prima di poter trovare, all’interno di una di esse, due copie della medesima carta di qualsiasi rarità, dovremo possedere tutte le carte di quel tipo per l’espansione in questione.
Oltre a favorire i giocatori, questo sistema invoglia ad acquistare nuove buste pur avendo già parecchie carte di una data espansione, perché apre sempre alla possibilità di una busta fortunata.

+ Novità come non se ne vedevano da anni
+ Il futuro sembra radioso
+ Il Cacciatore di demoni mescola le carte…
– Poche carte davvero irrinunciabili
– …ma quanti problemi di bilanciamento!

7.5

Il voto che vedete qui a fondo pagina è una media (non troppo matematica, quanto piuttosto concettuale) tra il coraggio dimostrato da Blizzard nello sconvolgere un gioco che funziona benissimo, e l’attuale, inspiegabile incapacità a lavorare di beta testing e bilanciare opportunamente la nuova classe inserita (e non solo). Siamo convinti che, sul lungo periodo, l’Anno della Fenice sarà ricordato come quello della svolta per Hearthstone, visto il considerevole numero di novità e modifiche portate in dote anche solo da questa espansione, ma al momento Ceneri delle Terre Esterne risulta la più grezza e meno bilanciata tra le espansioni viste nel corso degli ultimi dodici mesi. In attesa di ulteriori patch e nerf, comunque, rimaniamo fiduciosi per la strada che Team 5 intende far intraprendere alla sua creatura.