10 curiosità su SEGA Dreamcast (3 di 10)
Una memory card che voleva essere una console
La Visual Memory Unit non era una semplice memory card: era un oggetto borderline, un’idea a metà tra periferica e console portatile. Inserito nel controller, mostrava informazioni aggiuntive durante il gioco, trasformando il pad in un’interfaccia aumentata prima ancora che il termine diventasse di moda. Poteva ospitare minigiochi autonomi, scaricabili dai titoli principali, da portare in tasca come piccoli esperimenti portatili. Era una follia geniale. Consumava batterie con voracità, aveva uno schermo minuscolo e monocromatico, ma rappresentava un tentativo concreto di espandere il videogioco oltre la TV. In un’epoca in cui la cross-experience non era nemmeno teorizzata, Dreamcast suggeriva che il gioco potesse “uscire” dalla console e seguirti altrove. Non tutto funzionava alla perfezione, ma l’audacia era evidente. Ancora una volta, SEGA provava a fare un passo in più rispetto alla concorrenza, non limitandosi a competere sul terreno della potenza bruta, ma su quello dell’idea.