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Immagine di Foundation, un city builder ai tempi del medioevo

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Foundation, un city builder ai tempi del medioevo

Abbiamo provato in anteprima la versione Early Access di un city builder sperimentale.

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Avatar di Daniele Spelta

a cura di Daniele Spelta

Redattore @SpazioGames

Pubblicato il 20/02/2019 alle 09:16 - Aggiornato il 01/04/2019 alle 16:04
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  • Pro
    • Sistema economico ben articolato
    • Diverso dagli altri city builder
    • Colorato e piacevole da vedere
  • Contro
    • In attesa di maggiori contenuti
    • Decisamente ancora "under construction"

Il Verdetto di SpazioGames

-
Nonostante sia ancora in accesso anticipato, Foundation è un titolo perfettamente giocabile, al netto di normali mancanze in una fase di sviluppo ancora allo stato di semplice versione alpha. Ma non è tanto la stabilità del codice a sorprendere nel titolo di Polymorph Games, quanto la natura semi-sperimentale da city builder, capace di pescare da più fonti celebri, come The Settlers e Cities: Skyline, e rimescolare e aggiornare gli ingredienti per proporre una ricetta fresca, innovativa e mai pesante, data l’assenza di game over o di qualsivoglia difficoltà. Semplice non vuol però dire banale e la gestione economica di questo simulatore di vita medievale è ricca, profonda e fa da perfetto contraltare alle strutture da edificare per far crescere e prosperare il proprio insediamento.

La vita nel medioevo doveva essere proprio dura, almeno per come ce l’hanno dipinta fra i banchi di scuola: il passatempo preferito dei nostri avi era ammalarsi di peste, c’era una guerra un giorno sì e l’altro pure, si credeva che il mondo dovesse finire a momenti e se ti sposavi eri pure costretto a “pagare” lo ius primae noctis. Ovviamente queste sono in buona parte leggende ottocentesche e non hanno influenzato i ragazzi di Polymorph Games, data la loro visione del passato parecchio distante dall’immaginario comune: Foundation è infatti un city builder ambientato proprio durante i secoli bui, ma fra quei villaggi in stile cartoon e i colori accesi delle vaste colline, di oscuro c’è veramente poco e la vita scorre placida tra una nuova chiesa che sorge accanto al centro città e un magazzino dove si accumulano scorte per costruire il maniero del signorotto locale. Anzi, Foundation è l’esatto opposto di quello che siamo abituati a sentire sul medioevo: non succede mai nulla ed è bellissimo così.

Foundation

Attualmente ancora in Early Access, Foundation unisce dentro di sé idee prese da alcuni suoi nobili predecessori, principalmente la serie The Settlers e il più attuale Cities: Skyline. L’eredità dell’opera di Blue Byte è evidente sin da quando si costruisce un centro di raccolta per il legname e si dà il via a quella lunga e profonda catena di produzione che parte dal più piccolo ceppo di abete per arrivare fino ad immensi ponti. La gestione economica è uno dei perni portanti dell’opera creata da Polymorph Games ed è veramente piacevole scoprire tutte le interconnessioni fra le numerose risorse e vedere crescere un villaggio sempre più industrioso e ricco di mestieri.

Gli abitanti del villaggio non vengono comandati lungo la mappa ma, una volta affidato loro un compito, questi ultimi iniziano autonomamente a svolgere il loro lavoro, facendo sorgere inoltre varie strade che collegano i punti di interesse, anche queste un ricordo nemmeno troppo lontano di The Settlers. Accanto a legno, bacche, pesce, grano e a tutti gli altri materiali, c’è poi l’immancabile oro, un budget da tenere sempre sotto osservazione e indispensabile per edificare le varie strutture. Se le entrate economiche latitano, un prezioso aiuto può venire dal mercato, in cui scambiare le eccedenze con città remote ed invisibili e ottenere così ulteriori introiti.

Foundation Provato

Gli ingranaggi di Foundation sono numerosi e ben oliati e ognuno di essi è perfettamente inserito in un quadro generale che va via via espandendosi, in una progressione sempre molto permissiva. Non temete quindi di venire sommersi da statistiche, percentuali e improvvise epidemie, perché la parole difficoltà è semplicemente assente. Certo, gli abitanti hanno le loro esigenze e se non viene costruita una piccola chiesa all’interno delle mura può essere che il richiamo della fede li spinga alla ricerca di una nuova vita, ma non ci sono mai situazioni irrimediabili, le crisi economiche non causano improvvisi game over e di epidemie, guerre e carestie non c’è traccia.

Fatal error?

Foundation è il perfetto gioco da vivere senza ansia da prestazioni esterne, il tempo scorre sempre placido e immutabile, non ci sono condizioni esogene da soddisfare a parte qualche quest che non va oltre la consegna di una manciata di risorse al re o al clero, e tutto viene lasciato alla fantasia e alla volontà del giocatore. Regole da rispettare per far crescere al meglio il villaggio ci sono, ma non esistono errori fatali a cui non si può porre rimedio e le uniche vere difficoltà provengono da un tutorial assente, da una UI che andrà rivista nel corso dello sviluppo e da testi ancora parzialmente incompleti: il gioco è tradotto anche in italiano, ma non sono rare le stringhe momentaneamente riempite con placeholder.

City Building

Il motto di Foundation è “Sbagliando si impara” e, proprio per questa sua natura molto amichevole, è un perfetto momento da vivere in totale relax mentre si osservano i propri piccoli peones darsi da fare. Da Cities: Skyline viene infatti ripreso l’aspetto da diorama, quella caratteristica che rende il titolo un’opera non solo da plasmare e gestire, ma che la trasforma proprio in un modellino in movimento da contemplare senza troppi pensieri che qualcosa possa andare storto. L’unico appunto che mi sento di fare da questo punto di vista è lo stato attuale di laghi e fiumi: mentre tutto il resto del titolo è davvero piacevole da osservare, gli specchi d’acqua sembrano delle lastre di ghiaccio senza animazioni, su cui sono sospese quasi nel vuoto barche e pontili.

Armonia latente

Il lato voyeuristico non è però il solo elemento ripreso dal lavoro di Colossal Order e Paradox Interactive e proprio il nucleo centrale della componente da city builder di Foundation ricorda da vicino quello di Cities: Skyline. I lotti di terreno via via disponibili vanno infatti colorati e identificati per il loro utilizzo: blu per la raccolta delle risorse, azzurro per le aree boschive, gialli i terreni da coltivare, verdi le zone edificabili e via dicendo. Una volta impostato l’impiego, su quella determinata parte della mappa sorgeranno in modo automatico gli alloggi, campi arati o sarà sfruttata per estrarre i materiali: per quanto ci si sforzi a creare un piano urbanistico caotico e disordinato, Foundation ha una sua armonia interna e il proprio villaggio avrà sempre un aspetto piacevole e curato.

Villagers

Nel nome della già citata semplicità, non ci sono i “contrasti” tipici del genere che nascono ad esempio dalla vicinanza di aree urbane e aree industriali e se un popolano vive esattamente di fianco ad una miniera o all’estremo opposto della città rispetto al suo posto di lavoro poco importa. C’è inoltre una componente creativa e artistica che differenzia l’opera di Polymorph Games dai suoi simili. Oltre alle classiche risorse, ce ne sono tre particolari chiamate “splendour” e legate ad un invisibile re, ad un altrettanto invisibile clero e ai popolani, le quali danno accesso agli edifici più prestigiosi, come chiese, mercati e tenute del signore. Queste costruzioni differiscono dalle altre e possono essere create quasi a mano libera, sfruttando vari modelli e assemblando le singole parti, ovviamente con costi crescenti. Mano a mano che si avanza nel gioco, quella piccola chiesa di legno viene ampliata con nuove navate in pietra, la piccola magione del baronetto diventa un castello e la città viene cinta da possenti mura di pietra. Il risultato finale è un titolo tanto interessante da giocare quanto piacevole da vedere e l’unico limite attuale sono i contenuti ancora modesti, inconveniente del tutto normale per un Early Access.

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