Flotsam, le città dove vivremo fra qualche anno – Provato

Flotsam è un city builder che parla di riciclo e di recupero dei materiali, in un futuro che tristemente potrebbe essere il nostro

Provato
A cura di Daniele Spelta - 8 Ottobre 2019 - 11:45

Stando agli ultimi rapporti sul cambiamento climatico, entro la fine del secolo ci potrebbe essere un innalzamento del mare di oltre un metro, con conseguenze drastiche per molte città di cui rimarranno solo sbiadite cartoline. Visto che al massimo sappiamo insultare una sedicenne, abbiamo due prospettive davanti a noi. La prima è di diventare dei pirati punk post-apocalittici in puro stile Waterworld, la seconda è di abitare nelle comunità galleggianti di Flotsam, il primo city builder sviluppato da Pajama Llama Games e composto al 100% di rifiuti e scarti di una società passata – la nostra ovviamente – arrivato in questo caldo autunno in Early Access su Steam.

Flotsam, le città dove vivremo fra qualche anno – Provato

Green economy

Prima di iniziare a scavare fra i materiali di recupero di cui è fatto Flotsam occorre spendere qualche secondo sull’attuale stato di avanzamento del progetto. In questo momento si tratta di un investimento sul futuro, non tanto per qualche piccolo e anche simpatico glitch, quanto per una durata approssimativa che si attesta sulle tre-quattro ore al massimo, lasso di tempo più che sufficiente per vedere quello che mette sul piatto ad oggi il titolo. Il materiale non è insomma moltissimo, capace comunque di stuzzicare l’interesse di chi è cresciuto con i vari The Settlers, la serie Anno o ha provato più di recente l’interessantissimo Foundation ma è stufo di vivere con i piedi ancorati al suolo e preferisce passare i suoi giorni su una piattaforma di plastica.

Flotsam, le città dove vivremo fra qualche anno – Provato

Come nei titoli appena citati, lo scopo è quello di sostenere una comunità attraverso l’accumulo di risorse e il soddisfacimento dei bisogni primari. Inizialmente il compito è semplice, la città ad impatto zero coi suoi soli tre abitanti riesce a campare con la poca acqua conservata e con le ultime riserve di cibo e l’unica incombenza è spedire gli inquilini in acqua per recuperare la legna che galleggia e i pezzi di plastica necessari a costruire le prime strutture. Su queste basi si innesta la classica catena di produzione che, partendo da risorse grezze, arriva a generare oggetti sempre più raffinati. Ad esempio, la plastica serve per costruire gli stendini e su questi vanno riposti i ceppi di legno da fare asciugare prima che finiscano in pasto al laboratorio che li trasforma in brace. A questo punto i tizzoni diventano combustibile per il dissalatore che provvede a generare acqua potabile, riposta con cura nei depositi costruiti con i rifiuti restituiti dal mare.
Flotsam, le città dove vivremo fra qualche anno – Provato

Autogestione marittima

Questa è una delle tante catene di montaggio, una piramide di Maslow in continua crescita per sfamare bocche sempre più numerose. Almeno in queste prime fasi lo spettro della microgestione resta per fortuna relegato sullo sfondo e sono sufficienti dei piccoli accorgimenti affinché la fame e la sete non imperversino sulla struttura galleggiante. Come nei suoi simili, anche in Flotsam non si gestiscono singolarmente gli abitanti che, lasciati alle loro esigenze, eseguono in modo indipendente i lavori necessari. Ciascuno di essi ha comunque dei tratti specifici ed è più adatto a determinati compiti, motivo per cui conviene impostare delle priorità attraverso un semplice e comodo pannello, in modo tale da favorire magari la costruzione sul recupero dei materiali o sul trasporto delle merci.

Flotsam, le città dove vivremo fra qualche anno – Provato

Complessivamente, tutta la UI è caratterizzata da tratti cartoon che si sposano alla perfezione con il tono del gioco e, vista la natura da Early Access, sorprende il livello di pulizia e gli accorgimenti già presenti, come alert e avvisi che segnalano eventuali problematiche. Un po’ più di attenzione servirebbe invece sul tutorial: chi ha già esperienza con il genere trova tutto chiaro e immediato sin da subito, ma ci sono ben poche istruzioni a disposizione per un neofita.

Flotsam, le città dove vivremo fra qualche anno – Provato

Un nuovo futuro

Flotsam non è solo un city builder statico, è anche il racconto di un viaggio sulle onde di un mondo sommerso. Su una mappa sono indicate varie tappe in cui spostare letteralmente tutto l’insediamento, nuove porzioni di mare in cui esplorare gli ultimi lembi di terra ancora emersi per salvare naufraghi e avere più manodopera, per cercare preziosi materiali e per ottenere nuove costruzioni. In un modo abbastanza originale. Spedendo le proprie imbarcazioni fra isole e relitti si ottengono infatti, per un principio abbastanza misterioso, dei punti ricerca utili per sbloccare strutture più avanzate necessarie per colmare i fabbisogni di una comunità più numerosa. Al momento si tratta giusto di un abbozzo, perché fra migliorie nautiche o per il cibo si contano una manciata scarsa di tecnologie.

I ritmi di gioco lenti e compassati nascondo solo in parte la mancanza di contenuti, novità che comunque arriveranno e si inseriranno su un’intelaiatura di gioco interessante e impreziosita da un setting che fa di Flotsam un city builder decisamente unico.

+ Un'ambientazione diversa dal solito
+ Per ora microgestione quasi assente
+ UI chiara e senza fronzoli
+ Meccaniche solide e ben rodate

Flotsam è appena arrivato in Early Access e bisogna quindi sorvolare e giustificare i contenuti abbastanza scarni in questa fase di lancio. Le idee sono al contrario ben definite e le meccaniche gestionali sono già lì al loro posto, inserite in una UI stranamente rifinita e senza le solite stringhe di testo messe lì giusto a fare da placeholder. Il setting è originale, gli schemi da city builider sono quelli noti del genere e il cel shading rende ogni bracciata un tuffo spensierato in un mare di spazzatura: speriamo arrivi prima la versione 1.0 e non il nostro futuro predetto da Flotsam.




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