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Fire Emblem Shadow Dragon and The Blade of Light | Recensione – Classico non per tutti e non per sempre

Il capostipite di una serie amatissima torna in una lingua comprensibile ai più

Nell’ambito dei festeggiamenti che in questo 2020 hanno investito parecchie delle proprietà intellettuali più longeve di Nintendo (quella di Mario su tutte), sullo store digitale di Switch è disponibile, da qualche giorno, Fire Emblem Shadow Dragon and the Blade of Light, primissimo capitolo della saga di giochi di ruolo strategici che oggi è riuscita ad assurgere ad un ruolo assai più mainstream rispetto agli esordi.

Fire Emblem Shadow Dragon and The Blade of Light

Piattaforma:
SWITCH
Genere:
strategico
Data di uscita:
4 Dicembre 2020
Sviluppatore:
Nintendo
Distributore:
Nintendo

A testimonianza di quanto appena scritto, questa è la prima volta in cui il gioco viene pubblicato in Occidente con una traduzione apposita: il remake uscito per DS dodici anni or sono presentava infatti delle profonde differenze con l’originale. Noi abbiamo giocato il titolo NES per voi: curiosi di sapere come sia invecchiato? Non vi resta che continuare a leggere.

Dove tutto ebbe inizio

Sebbene molti abbiano conosciuto Marth, primo protagonista della serie, per la sua inclusione nel roster di combattenti di Super Smash Bros., il principe dai capelli blu era in realtà un eroe del pubblico giapponese – forse per la sua tenacia, forse perché incarnava lo spirito di rivalsa tipico di quelle genti: ingiustamente esiliato dal suo regno, anziché darsi per vinto si metteva in viaggio, arruolando alleati durante il cammino, alla ricerca della spada Falchion e della leggendaria reliquia chiamata Fire Emblem, che gli avrebbero permesso di uccidere lo Shadow Dragon del titolo e riportare pace e prosperità nel suo regno natale.

La visualizzazione degli scontri tra unità

Per quanto basilare e lineare (ricordiamo l’anno di pubblicazione, ovvero il 1990), il plot riusciva, nella sua semplicità, a dare un senso alle peregrinazioni del nostro e a contestualizzare le scelte tanto dei personaggi che decidevano di unirsi a lui quanto di quelli che lo ostacolavano, spesso anche a costo della vita.

Sebbene la narrativa faccia di tutto per non intralciare il gameplay, limitandosi ad avanzare lentamente tra uno scontro e l’altro con dialoghi testuali, c’è parecchia lore da scoprire per quanti volessero investire qualche minuto del loro tempo, e in questo episodio furono gettate le fondamenta per il franchise non solo in termini di meccaniche di gioco, ma anche di storytelling.

Fino ad Awakening, uscito su 3DS in Europa nel 2013, la serie mantenne questo profilo basso in termini di struttura narrativa, pur non lesinando personaggi memorabili ed antieroi altrettanto interessanti; eppure, ai tempi, Fire Emblem Shadow Dragon and The Blade of Light fu da molti bollato come un prodotto molto più votato alla narrativa rispetto alla media del suo genere, e questo la dice lunga su quanto sia cambiata l’industria videoludica nel corso delle ultime tre decadi.

Esattamente come per i titoli dedicati ai trentacinque anni di Mario, il file di Fire Emblem Shadow Dragon and The Blade of Light non sarà più disponibile sullo shop Nintendo a partire dal prossimo 31 marzo: una scelta controversa, che a noi non ha dato il fastidio che sembra aver generato, invece, nella maggioranza del pubblico.

I terreni di scontro sono fondamentali per l'esito di alcune battaglie

Ci ha disturbato molto di più la scelta di pubblicare una splendida edizione da collezione, correlata da una più che mai utile copia del manuale di istruzioni, limitatamente al solo territorio statunitense, soprattutto alla luce del recente aumento dei dazi doganali per le merci provenienti dagli Stati Uniti (grazie, Trump).

Come guidare un’auto d’epoca

In assenza del famigerato triangolo delle armi, che sarebbe stato introdotto solo nei capitoli successivi del franchise, in Fire Emblem Shadow Dragon and the Blade of Light è comunque possibile scorgere alcuni dei pilastri del gameplay della serie, tra meccaniche che si sono estinte nel tempo ed altre che sono state riprese anche dagli episodi più recenti.

Conquistare fortezze e cittadelle rimane un’ottima idea, ad esempio, tra personaggi secondari arruolabili, armi ed armature uniche e dialoghi opzionali, così come lasciar sferrare il colpo di grazia ad un nemico morente ad un personaggio sotto-livellato, mentre lanciare il personaggio migliore nel bel mezzo della pugna (com’era possibile fare soprattutto negli ultimi due capitoli, a certe condizioni) si rivela qui un vero e proprio suicidio.

 

Tra quelle che oggi potrebbero esser viste come limitazioni, ci siamo invece innamorati (di nuovo) dell’impossibilità di scambiare oggetti tra i personaggi del party, mancanza che costringe ad una più approfondita valutazione tattica in fase di preparazione della battaglia su cosa dare a chi. Non siamo sicuri che chi ha giocato solamente gli ultimi episodi della serie concorderebbe con noi, ma questa operazione, dopotutto, è principalmente rivolta ai fan di vecchia data del franchise, e come tale dev’essere valutata.

Per apprezzare al meglio i punti forti della produzione, che si sono conservati nonostante le tre decadi intercorse, è però necessario munirsi della medesima pazienza necessaria quando ci si mette al volante di una vettura della stessa età del gioco.

Questo è esattamente ciò a cui facevamo riferimento nel titolo di questo paragrafo: come una Mini Minor senza cambio automatico, senza servosterzo, senza climatizzatore e con le spazzole usurate, questo primo capitolo manca di tantissime funzioni che sono state aggiunte con il tempo per rendere la vita più semplice ai giocatori, dalla preview dei singoli scontri alla percentuale di successo di un attacco, passando per la portata dei movimenti e degli attacchi nemici. Eppure, proprio come la suddetta Mini Minor, il motore sotto al cofano di Fire Emblem Shadow Dragon and the Blade of Light sa ancora arrivare a pieni giri e regalare soddisfazioni a coloro i quali sapranno soprassedere su tutte le mancanza succitate.

La stessa assenza della lingua italiana, deludente se si guarda a tutti gli episodi del franchise dai tempi del GameCube in poi, può essere parzialmente perdonata se si pensa che l’attesa per giocare a questo titolo è durata trent’anni e che, soprattutto, il prezzo a cui esso è proposto è davvero competitivo, allineandosi con le produzioni per smartphone più che con quelle per console.

Spiace solo che non ci sia traccia di extra in digitale: la scansione di qualche disegno d’epoca, un’intervista al team di sviluppo originale o anche solo la colonna sonora da ascoltare liberamente avrebbero impreziosito notevolmente il download.

Arruolare personaggi secondari può rivelarsi determinante

Trent’anni non sono mica pochi

A metà del guado tra la preservazione del prodotto originale e l’inevitabile inclusione di alcune funzioni oggi ritenute indispensabili da schiere di giocatori, Nintendo ha cercato di dare un colpo al cerchio ed uno alla botte. In quest’ottica va visto l’inserimento di una salvifica funzione di rewind, affine a quella vista in alcuni degli ultimi episodi del franchise, che aiuta ad alleviare certi picchi di difficoltà del titolo, sebbene proprio questi fossero uno degli elementi distintivi della produzione sin dall’epoca della prima pubblicazione. Non stiamo parlando certo dell’episodio più impegnativo del franchise, è bene precisarlo, ma nemmeno del più semplice, considerando quanto il livello di sfida si sia addolcito nel corso degli ultimi tre o quattro episodi.

Da parte nostra, non siamo mai stati fan della funzione di riavvolgimento, che toglie il brivido a molte battaglie e permette di rimediare ai propri errori in maniera forse un po’ troppo generosa, ma la scelta di Nintendo rimane sensata nell’ottica dell’allargamento del bacino di utenza della serie e di una maggiore accessibilità del prodotto a fasce più ampie di pubblico.

I dialoghi tra personaggi aiutano ad approfondire la trama

In questo specifico caso, però, tenuto conto dell’impossibilità di disattivare la morte permanente delle unità cadute in battaglia e del massiccio utilizzo di rinforzi da parte della CPU, il rewind si rivela più utile e digeribile che in altre occasioni, come il recente, ottimo Fire Emblem Three Houses.

La doppia opzione di velocizzazione, che consente di raddoppiare la rapidità di tutti gli scontri o, in alternativa, dei soli turni della CPU, aumenta il ritmo di gioco, originariamente un po’ troppo compassato per gli standard odierni, e aiuta soprattutto i neofiti a rimanere concentrati anche durante le battaglie più campali, che possono portare via anche un’ora buona qualora si cerchi di portarle a termine senza incappare in un bagno di sangue.

Torna anche la possibilità di effettuare un segnalibro, ovvero un rapido save state che congela il gioco nell’istante in cui viene effettuato e consente di riprendere esattamente da quel punto in un secondo momento: l’unica, consueta limitazione deriva dalla presenza di un singolo slot, che si sovrappone all’ultimo effettuato per evitare che il giocatore “bari” salvando praticamente ad ogni turno.

Tra le note negative, dobbiamo segnalare come il gioco sia decisamente più scuro nella sua palette cromatica rispetto alla versione originale, esattamente come lo era l’edizione pubblicata sulla Virtual Console di Wii U, esclusiva per il solo territorio giapponese, che evidentemente è servita da base per questa: nulla che impedisca la fruizione del titolo, sia chiaro, ma con qualche piccola accortezza si sarebbe potuto porre facilmente rimedio.

Le mappe non sono poi così articolate, a sapranno mettervi in difficoltà in certi frangenti

Per quanto concerne la screen ratio, invece, nonostante la presenza di un’opzione di stretch che allarga minimamente l’immagine per adattarla agli schermi moderni, consigliamo la fruizione negli originali 4:3, non tanto per una questione di purismo quanto per non vedere deformati alcuni scenari ed i volti dei personaggi durante le sequenze dialogiche.

Se volete giocare il più recente episodio del franchise, l’eccellente Fire Emblem: Three Houses, vi raccomandiamo di approfittare del vantaggioso prezzo di Amazon.

7,0

Fire Emblem Shadow Dragon and The Blade of Light

Piattaforme: switch
Inutile negare che i due principali traini al download di Fire Emblem Shadow Dragon and The Blade of Light sono rappresentati dalla nostalgia dei veterani e dalla curiosità dei neofiti, che magari si sono avvicinati alla serie solo l'anno scorso con Three Houses. Ma questo non dev'essere necessariamente considerato un difetto: operazioni nostalgia ben congegnate, e che richiedono meno del costo di una pizza, sono benvenute, soprattutto quando il materiale di partenza è di tale qualità. Certo, Nintendo avrebbe potuto mettere mani ad alcune delle asperità del titolo, invecchiato maluccio sotto alcuni aspetti, ma questo avrebbe alterato l'essenza del gioco originale, che era invece quello che la grande N voleva offrire ai suoi fan in occasione delle celebrazioni per il trentesimo anniversario. Se seguite la serie dai tempi delle console a 8 o 16 bit, procedete al download senza pensarci troppo; se, invece, avete giocato solamente gli ultimi episodi, potreste dover scendere a patti con un livello di difficoltà a tratti proibitivo e una presentazione scarna, ma potrebbe comunque valerne la pena. Ciò che ci rende più felici, e lo avevamo espresso anche in sede di recensione di Three Houses un anno e mezzo fa, è che questo franchise sia finalmente assurto al ruolo di protagonista delle strategie di mamma Nintendo anche per il futuro, dopo anni in cui sembrava destinato allo stesso, triste destino di franchise come F-Zero e Earthbound.

Pro

  • Buona traduzione dei testi
  • Un classico senza tempo...
  • Costa meno di una pizza margherita

Contro

  • Mancano molte delle migliorie a cui la serie è andata incontro negli anni
  • ...invecchiato non sempre benissimo
  • Niente versione fisica da collezione per noi europei
7,0