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Death’s Door | Recensione – La perla che non ti aspetti

Un corvo, un lavoro da svolgere e tanta bellezza

Di tanto in tanto giungono sul mercato quei titoli che non ti aspetti, capaci di rapirti e di sorprenderti in maniera tanto inattesa quanto piacevole. Spesso, scavando bene in rete e raccogliendo informazioni, si scopre che questi sono frutto dell’amore e della passione di studi spesso minuscoli, oltre che misconosciuti, infondendo fiducia nell’appassionato di videogiochi, e rammentandogli che il talento va spesso oltre le limitazioni tecniche, il budget, le pandemie.

Death's Door

Piattaforma:
PC, XONE, XSX
Genere:
action-adventure
Data di uscita:
20 Luglio 2021
Sviluppatore:
Acid Nerve
Distributore:
Devolver Digital

Ah, e spesso il minimo comun denominatore di queste produzioni è Devolver Digital, un publisher capace come pochi di pescare jolly dal mazzo e valorizzare titoli indie meritevoli.

Death’s Door rappresenta un esempio ideale.

(solo) Due uomini al comando

Dietro l’etichetta Acid Nerve, una delle più promettenti del Regno Unito e dell’intero panorama indie europeo, ci sono solamente due persone e la loro passione: Mark Foster e David Fenn, già autori dell’apprezzato (ma migliorabile) Titan Souls, action isometrico che, col senno di poi, ha gettato le fondamenta per il qui presente Death’s Door.

Due sole persone, quindi, con tutte le loro conoscenze, i loro sogni e, inevitabilmente, i loro limiti: qualcuno potrebbe obiettare che a Manchester, città natale dei due, non vi sia molto altro da fare visto il costante cielo plumbeo e le temperature rigide, ma, nondimeno, questi due ragazzi sono riusciti a confezionare un titolo di una coerenza e semplicità d’approccio davvero incredibili.

Il fascino magnetico di alcune location

Al tavolo da lavoro iniziale, durante i primi brainstorming per il gioco, immaginiamo che, oltre a due tazze belle grosse di caffè, ci fossero sul tavolo le copertine di giochi come i capitoli isometrici del franchise dedicato a Zelda, i primi lavori di From Software, il franchise Diablo di Blizzard, e, tra i più recenti, Darksiders Genesis e Hades, capolavoro indiscusso in arrivo, peraltro, anche su tutte le altre console dopo il periodo di esclusività su Switch e PC.

Eppure, come tutte le persone intelligenti, i due ragazzi del nord dell’Inghilterra hanno capito che senza uno o più marchi distintivi, senza farina del loro sacco, la loro creatura sarebbe apparsa ai più come una semplice copia sbiadita dei titoli succitati, un pastiche finanche godibile ma privo di un’identità e, come tale, incapace di lasciare il segno.

E allora i primi di questi elementi che rendono immediatamente riconoscibile Death’s Door sono lo stile visivo e l’ambientazione: l’uno ondeggia tra un bianco e nero estremamente stiloso, in un quartiere di uffici sospesi nel vuoto in cui il nostro alter ego, un corvo cacciatore, deve guadagnarsi il pane in un’ennesima giornata di lavoro, dopo aver raggiunto l’ufficio con i mezzi pubblici.

 

La seconda unisce con grande naturalezza il succitato hub in bianco e nero con ambientazioni che invece non lesinano sui colori e sui particolari, graziate da un level design mai troppo ingarbugliato ma al contempo mai banale e da una varietà visiva notevole, purtroppo non accompagnata da quella del bestiario nemico, decisamente meno nutrito.

In mezzo, una storia semplice da seguire, nonostante l’assenza dei sottotitoli nella nostra lingua, diverse battute sagaci, portabandiera dell’umorismo britannico, e un’avventura che scorre via con una naturalezza ed una freschezza francamente sorprendenti.

Qualcuno potrebbe borbottare per l’assenza dell’italiano, in un contesto in cui sono presenti sottotitoli in tantissime lingue (dal portoghese al polacco, passando per cinese e coreano), ma nell’estate in cui abbiamo battuto gli inglesi a casa loro, possiamo incassare col sorriso questa piccola ripicca.

Non siamo i benvenuti in casa di questa anziana signora...

Semplice e godibile

Il gameplay si articola attorno alla simmetria del numero quattro: quattro poteri ottenibili dal nostro eroe per farsi largo tra i nemici e quattro statistiche da aumentare spendendo le anime accumulate mietendo anime in giro per le mappe.

Ognuno dei poteri si rivela utile non solo in combattimento ma anche durante le fasi di esplorazione: la freccia serve per attivare interruttori fuori dalla portata del nostro impiegato modello, il fuoco è utile ad accendere bracieri sparsi per le varie location, la bomba apre nuove strade con la forza bruta ed il rampino, ultimo in ordine di ottenimento, consente di spostarsi agilmente anche in assenza di piattaforme calpestabili.

Meno fondamentali al raggiungimento dei titoli di coda sono le quattro statistiche di base del nostro pennuto: Forza, Destrezza, Agilità e Potere Magico sono aumentabili di cinque unità ciascuno, donando una sottile anima ruolistica alla produzione, ma anche senza aumentarne i parametri è possibile avanzare senza troppa difficoltà qualora si abbia un minimo di esperienza con questa categoria di giochi.

Una delle aree in cui si può tirare il fiato dai combattimenti

Questo non vuol dire che manchino i momenti impegnativi: Death’s Door è capace di farvi ripetere la medesima sezione anche cinque o sei volte prima di darvi il via libera, con alcune fasi di combattimento e di platforming che metteranno alla prova velocità di reazione e coordinazione occhio-mano, ma ogni sconfitta sarà figlia di un errore del giocatore e mai di antipatiche scorciatoie intraprese dal software.

L’arsenale offensivo a disposizione dell’utente è racchiuso in una semplice combo di attacchi rapidi, in un attacco caricato ed in uno a distanza, con la schivata come unica barriera tra il corvo e la morte, in ossequi all’adagio inglese “less is more“.

Ne deriva un sistema di combattimento i cui rudimenti risultano estremamente semplici da imparare, votato all’immediatezza ed ai riflessi piuttosto che alle statistiche ed all’attendismo, e va benissimo così: combattere non è il punto focale della produzione, e l’aver optato per un sistema tanto leggero giova al ritmo della produzione e non appesantisce minimamente le fasi esplorative, vero fulcro del titolo Acid Nerve.

Nel calderone ci sono anche altri ingredienti, tra i quali spiccano delle boss fight estremamente godibili (e meno frustranti di alcune di quelle viste in Titan Souls) ed un sistema di cura peculiare, che lascia totale libertà al giocatore su dove e quando piazzare un punto ristorativo in vari spot delle mappe di gioco.

Tra enigmi mai troppo complicati ma capaci di far sentire in gamba il giocatore, neofita o veterano che sia, una miriade di stanze segrete, perlopiù contenenti cristalli che aumentano la barra della salute o il numero di colpi magici effettuabili, e centinaia di piccoli dettagli maniacalmente curati (da strani esserini verdi che seguono il nostro alter ego ridacchiando ad oggetti rinvenibili durante il viaggio che poi si materializzano nell’ufficio centrale), si ha sempre la gradevole impressione di stare visitando un mondo artigianale, creato a mano con l’unico, riuscito intento di divertire e meravigliare il giocatore.

 

E il bello di Death’s Door è che questa sensazione, avvertibile già dai primissimi minuti di gioco, non scema mai, nemmeno dopo i titoli di coda, lasciando aperta la porta ad una seconda run e, nemmeno a dirlo, un sapore dolcissimo nella bocca di chi avrà voluto premiare questa piccola perla indipendente.

Che bella burocrazia

C’è molto da dire sul comparto artistico del gioco, tanto quanto c’è poco da segnalare per quanto concerne quello tecnico: se l’uno stupisce per lo stile complessivo, per la colonna sonora, per la scelta del bianco e nero nell’hub principale, l’altro non intralcia mai la visione artistica del team di sviluppo, rivelandosi ineccepibile quantomeno nella versione da noi testata, su Xbox Serie S.

Partiamo, allora, da quanto di buono la premiata ditta Foster – Fenn ha saputo fare dal punto di vista artistico: Death’s Door non si vergogna di pescare da quanto costruito da altri mostri sacri dell’immaginario collettivo, traendo ispirazione, in maniera trans-mediale, dai lavori dello Studio Ghibli, ma aggiunge sempre un pizzico del suo charme al tutto, cosicché l’omaggio non scada mai nel plagio.

Dal protagonista stesso alla scelta del bianco e nero per le sequenze “burocratiche”, dall’assenza di doppiaggio alla pungente ironia che permea i dialoghi scritti (purtroppo non in italiano, come detto), il mondo a cavallo tra la vita e la morte in cui ci muoviamo ha una forte personalità, ed offre sufficiente varietà per non stancare mai gli occhi durante la decine di ore necessarie a vedere i titoli di coda.

Uno dei luoghi più enigmatici del gioco...

Abbiamo visto giochi (anche indipendenti) più gradevoli alla vista? Certamente.

Abbiamo potuto apprezzare universi visivamente più originali? Senza dubbio.

Eppure Death’s Door mantiene un livello di coesione e di identità tali da rendere sempre molto piacevole tanto l’esplorazione quanto l’ascolto. E qui veniamo all’altro, grande punto di forza della produzione: la colonna sonora.

Infarcita di brani rilassanti, tra melodie new-age, pianoforti e flauti, questa accompagna il giocatore con una presenza costante ma mai invasiva, cambiando registro in un attimo, ma senza forzature, in occasione delle stanze-sfida e degli scontri con i boss, punteggiando in maniera indimenticabile anche le fasi di gioco apparentemente più banali.

Un vero toccasana in fondo ad una giornata particolarmente pesante, un balsamo per le orecchie intasate dei rumori della frenetica vita quotidiana. Come anticipato, le performance del gioco, quantomeno nella versione oggetto della nostra prova, non hanno mai intralciato la godibilità dello stesso: mai un rallentamento, mai un singhiozzo della telecamera, mai un bug.

...e questo è il nostro (anti)eroe

Si gioca sul velluto, godendosi il prodotto come il team di sviluppo avrebbe voluto senza essere intralciati da problematica alcuna, e questo, per un prodotto figlio degli sforzi di due sole persone, rappresenta già di per sé un traguardo importante.

E non fatevi ingannare dal rapporto quantità/prezzo: il titolo Devolver Digital dura il giusto, senza perdersi in attività tese a gonfiarne la durata complessiva e senza piegarsi troppo alla ripetitività, che sarebbe stata altrimenti inevitabile qualora l’esperienza di gioco fosse stata diluita.

Versione recensita: Xbox Series S

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8,4

Death's Door

Piattaforme: pc, xone, xsx
Death's Door è tanto imperfetto quanto godibile, tanto limitato nella sua portata complessiva quanto ambizioso nella sua direzione artistica, nell'incantevole colonna sonora, nel gameplay intuitivo e rilassante. Come il Foggia di Zeman o come un Negroni sbagliato, il titolo Acid Nerve non punta alla perfezione, ma si accontenta di proporre un'esperienza di gioco adatta a varie fasce di pubblico, ognuna delle quali godrà di aspetti differenti: chi la splendida atmosfera, chi gli enigmi ambientali, chi ancora il sistema di combattimento. Proprio per questo motivo, non ci sono categorie di videogiocatori a cui sconsigliarlo: vi bastano meno di venti euro ed una decina di ore della vostra vita per godervi un titolo magnetico e seducente, l'ennesima gemma rara dell'infinito catalogo Devolver Digital.

Pro

  • A tratti rilassante, a tratti impegnativo, ma mai frustrante
  • Comparto artistico da spellarsi le mani
  • Adatto a praticamente tutti i tipi di videogiocatori...
  • Colonna sonora sognante ed ipnotica

Contro

  • ...al costo di una profondità generale non memorabile
8,4