Dead or School: piccole gemme indie crescono – Recensione

O vai a scuola, o sei morto. O comunque vai a combattere. Ma con stile.

Recensione
A cura di Gianluca Arena - 18 Marzo 2020 - 11:01

Ognuno di noi è andato a scuola e ognuno di noi ha avuto una mamma (o qualcuno che facesse le sue veci).
Partendo da questi due assunti, i programmatori di Studio Nanafushi, esordiente team giapponese, hanno intitolato il loro hack’n’slash 2D Dead or School, che è la frase con cui, in genere, vengono svegliati alla mattina tutti gli alunni di lingua inglese. Letteralmente, significa “morto o a scuola“, e, onestamente, a questo ambizioso action game non avremmo dato altro titolo al di fuori di questo.
Disponibile da qualche mese in versione PC, il titolo è sbarcato da una manciata di giorni su Nintendo Switch: vediamo com’è venuta la versione per la macchina ibrida della casa di Kyoto.

Diritto allo studio

Sono passati ben settantotto anni dalla guerra tra mutanti ed umani, che ha costretto questi ultimi, usciti sconfitti, a rifugiarsi sotto terra, nelle numerose fermate della metropolitana di Tokyo.
I pochi sopravvissuti all’evento, ormai in età avanzata, faticano a ricordare esattamente non solo cosa sia successo di preciso, ma anche la loro vita in superficie prima delle guerra; dopo anni in cui l’umanità ha pensato solamente alla sopravvivenza, accontentandosi di cibarsi in tunnel sotterranei, la terza generazione, costituita dai nipoti dei primi sopravvissuti, constatato il rischio di sovrappopolamento, sembra scalpitare per vedere la luce del sole.

Dead or School: piccole gemme indie crescono – Recensione

Hisako, giovane ed avvenente ragazza in età scolare, è una delle più curiose e non vede l’ora di raggiungere la superficie, soprattutto dopo che sua nonna, pentita di aver tenuto a freno le stesse voglie della figlia, le consegna un’uniforme scolastica e le consiglia di seguire i suoi sogni a qualsiasi costo.
L’idea di andare a scuola, che perseguiterebbe qualsiasi adolescente in situazioni normali, diviene allora una chimera da rincorrere, e la nostra eroina, decisa a perseguirla, si mette in marcia verso l’alto, incurante delle migliaia di mutanti che la dividono dal cielo che tanto aspira a vedere.
Nonostante premesse già viste, e una fastidiosa tendenza a mostrare giovani donne dalle curve generose in pose discutibili, la narrativa di Dead or School riesce a catturare, partendo piano per poi dipanarsi in maniera sorprendente, fino ad un climax finale non privo di colpi di scena.

Non siamo dinanzi a materiale da Oscar, bene chiarirlo, eppure i numerosi personaggi non giocanti che incontreremo, ognuno con le sue motivazioni e le sue personalità, riusciranno a tenere alta l’attenzione quanto basta per raggiungere lo scontro finale.
Durante gli anni di esilio nel sottosuolo, peraltro, i resti dell’umanità in Dead or School si sono divisi in numerose fazioni, spesso in contrasto tra loro, e al giocatore è data la possibilità di favorire l’una invece che l’altra scegliendo quali missioni secondarie portare a termine e quali no.

Dead or School: piccole gemme indie crescono – Recensione

Come un po’ per tutto il resto della produzione, saremmo curiosi di vedere cosa potrebbe fare Studio Nanafushi con un budget degno di tal nome: per adesso dobbiamo accontentarci di una storia mediamente interessante che spinge a proseguire pur senza stupire (se non nell’ultimo quarto), frutto tanto della capacità di scrittura del team nipponico quanto della fiducia di ottantaquattro finanziatori, che hanno consentito alla campagna di raccolta fondi di andare a buon fine a metà del 2018.

Come creare dipendenza

Nonostante non inventi nulla di nuovo e non brilli particolarmente per varietà, il gameplay di Dead or School ci ha sorpreso in positivo, ed è riuscito a farci entrare in un loop di combattimenti, esplorazione e raccolta di loot che ci ha tenuto impegnati per molte più ore di quanto pensassimo.

Dead or School: piccole gemme indie crescono – Recensione

Siamo dinanzi ad un action game bidimensionale, ibridato con elementi tipici dei metroidvania, grazie a mappe dal level design intricato e ad un buon numero di segreti nascosti, graziato da un sistema di combattimento che lascia ampia libertà di approccio al giocatore e ne premia non solo il tempismo ed i riflessi, ma anche la gestione strategica delle risorse.

Hisako ha a disposizione sempre tre armi, ognuna delle quali corrisponde a tre differenti stili di combattimento, che si adattano alle diverse tipologie di nemici che infestano i tunnel della metro, da Shinjuku a Akihabara: un’arma bianca, da scegliere tra katane, asce, martelli e tanto altro ancora, un’arma da fuoco (mitragliette automatiche, fucili a pompa e pistole, tra le altre) ed una esplosiva, come lanciarazzi, lanciagranate ed altri ammennicoli molto dolorosi.

In qualsiasi momento è possibile passare da un’arma all’altra con la semplice pressione di un tasto, facendo sempre attenzione alle munizioni residue e alla durabilità dell’arma corpo a corpo: se è vero che queste si ripristinano ad ogni punto di salvataggio, lo spam di attacchi inconsiderato porta presto a terminare le risorse, trovandosi circondati dai nemici senza mezzi per difendersi.
Ognuna di queste armi può essere potenziata in molti modi, aumentandone caricatore, resistenza, danni inflitti e stamina consumata: sì, perché un’altra delle variabili da tenere in conto è rappresentata dalla barra della stamina, che si svuota molto rapidamente e che impedisce, di fatto, di farsi largo tra le orde di nemici semplicemente affidandosi al button mashing forsennato.

Dead or School: piccole gemme indie crescono – Recensione

Ci sono anche altre finezze nel combat system, dalla schivata all’ultimo secondo in stile Bayonetta, che rallenta il tempo e consente una manciata di attacchi gratuiti al nemico, alla possibilità di aggiungere modificatori alle armi, ottenendo così benefici quali effetti passivi, l’evocazione di droni che aiutano in combattimento o l’aumento delle statistiche della bella eroina.

In punto di morte, con una concessione quasi inevitabile al fan service, i vestiti di Hisako si stracciano, donandole forza e resistenza extra, in una sorta di stato di trance: questa condizione tornerà particolarmente utile negli impegnativi scontri contro i boss, che chiudono l’esplorazione di ognuna delle stazioni della metro.
Inoltre, la grande varietà di nemici, ognuno dotato di pattern d’attacco differenti, e il buon livello di difficoltà (particolarmente alzando quella impostata di default) rendono ogni combattimento una vera e propria sfida, dalla quale si esce vincitori solamente ottimizzando le risorse a disposizione ed imparando ad utilizzare le armi giuste per ogni situazione.
Non mancano nemmeno interessanti ma mai invasive dinamiche da gioco di ruolo, con la possibilità di salire di livello ed utilizzare gli skill point così guadagnati in tre differenti alberi della abilità, uno relativo ad ognuna delle tipologie di armi equipaggiabili.

Dead or School: piccole gemme indie crescono – Recensione

La fisicità e l’altissimo livello di personalizzazione del combat system sorreggono l’intera esperienza, aiutando a chiudere un occhio su un comparto tecnico quantomeno rivedibile (come vedremo nel paragrafo dedicato) e su un prezzo che, pur adeguato alla grande quantità di contenuti offerti, è inspiegabilmente triplicato rispetto alla controparte PC, disponibile da quasi due anni.
Insomma, di carne al fuoco ce n’è davvero tanta, forse troppa per una produzione dai valori produttivi e dal budget così modesti, ma il risultato finale, nondimeno, sa essere estremamente invitante, al netto di una inevitabile ripetitività di fondo, comune anche a molti altri congeneri.

Se, alla fine dei conti, non chiedete altro che migliaia di nemici da affettare con stile, centinaia di armi differenti da raccogliere e modificare e mappe non lineari da esplorare a piacimento, Dead or School saprà offrirvi abbondante pane per i vostri denti.

PS1 o PS2?

Non useremo mezzi termini per definire il comparto tecnico della produzione Studio Nanafushi: siamo tra l’appena passabile ed il gravemente insufficiente.
Dead or School ci ha per larghi tratti ricordato un titolo della tarda era PlayStation, o al massimo dei primi giorni di quella PS2: sprite bidimensionali che scorrono su fondali in 3D di una pochezza imbarazzante, texture slavate e grossolane, spesso messe in ulteriore evidenza da scelte registiche discutibili, con la telecamera che zooma e sottolinea le problematiche, soprattutto nel caso decideste di giocare in modalità televisiva.

Dead or School: piccole gemme indie crescono – Recensione

Giocando in modalità docked il framerate si difende benone, invece, nonostante il costante spawn di nemici e la quantità di esplosioni ed oggetti che vengono ridotti in mille pezzi dalla spada o dalle armi da fuoco della protagonista.
Se, d’altro canto, optaste per giocare il titolo distribuito in Europa da Marvelous in mobilità, guadagnereste nel colpo d’occhio complessivo, vista la minore diagonale dello schermo di Switch, ma la perdita in termini di performance sarebbe significativa in caso lo schermo si affolli di molti nemici (evenienza non troppo remota) e la distanza con l’azione potrebbe farsi talvolta eccessiva, riducendo gli sprite a dimensioni davvero troppo ridotte.

Difficile essere troppo duri quando il team di sviluppo è al debutto ed è composto da soli tre elementi, che si sono fatti bastare i poco più di cinquemila euro raccolti su Indiegogo, ma è giusto segnalare che, insomma, tra i pregi di Dead or School non c’è la prestanza tecnica.

Ci sono anche aspetti positivi, beninteso: la direzione artistica, al netto di un fanservice ricorrente ma nemmeno troppo fastidioso se confrontato con altre produzioni simili, riesce a rendere credibili storia ed ambientazione, e, sebbene puzzino di basso budget lontano un miglio, alcune delle cutscene animate (non quelle prerenderizzate) riescono a restituire quel feeling da fumetto giapponese a cui Studio Nanafushi probabilmente aspirava.
Ridotto anche il consumo di batteria, probabilmente dovuto alla pochezza tecnica del titolo: anche giocando con Switch Lite, difficilmente la batteria vi abbandonerà prima di quattro ore piene di gioco.

Non ci è dispiaciuta la colonna sonora che, pur riciclando con una certa frequenza alcuni dei suoi pezzi migliori, riesce a sottolineare bene l’azione a schermo e a rendere memorabili alcune delle boss fight più adrenaliniche, e, soprattutto, non possiamo che toglierci il cappello dinanzi alla quantità di contenuti inserita dal team di sviluppo.
A fronte della trentina scarsa di euro richiesti, ci sono quasi altrettante ore di contenuti, quantomeno giocando al livello Difficile da noi selezionato: tirando abbastanza dritto e lasciandoci dietro diverse quest opzionali, abbiamo fermato il nostro counter per questa recensione a circa ventotto ore, ma non vediamo l’ora di rituffarci nei bui tunnel della metropolitana di Tokyo per finire quanto lasciato in sospeso e dedicarci ad un po’ di sano backtracking.

+ Sistema di combattimento semplice ma non privo di profondità
+ Level design rimarchevole
+ Infinite possibilità di personalizzazione
+ Parecchi contenuti...
- Tecnicamente insufficiente
- Problemi di performance in modalità portatile
- ...ma ad un prezzo tre volte più alto della versione PC

7.3

Dead or School è un gioco di alti e bassi, una piccola produzione indipendente che dimostra, ancora una volta, come il talento e la passione possano sopperire alla mancanza di fondi e di spinta pubblicitaria. Nonostante gli innegabili difetti (da performance migliorabili in modalità portatile ad un comparto tecnico davvero arretrato), la produzione Studio Nanafushi può vantare controlli precisi, un sistema di combattimento divertente e rapido, un buon level design ed infinite possibilità di personalizzazione del proprio arsenale. Non poco per un titolo di queste dimensioni, che quindi non esitiamo a consigliarvi, aspettando magari il primo calo di prezzo.




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