Daymare: 1998, un ritorno ai survival horror vecchia scuola – Recensione

Daymare: 1998 si ispira ai survival horror del passato e decide di rivolgersi agli appassionati del genere. Ve lo raccontiamo nella nostra recensione.

Video Recensione
A cura di Domenico Musicò - 2 Ottobre 2019 - 10:35

Prima di essere un survival horror vecchia scuola e in piena regola, Daymare: 1998 è soprattutto un sogno che si realizza. È il frutto di un team italiano composto da una decina di persone che si è affacciato in questo mercato col remake non ufficiale di Resident Evil 2, per poi passare allo sviluppo di una nuova proprietà intellettuale che nelle intenzioni, e nei fatti, non si è mai voluta discostare dall’impostazione ormai classica che Capcom ha delineato coi suoi capolavori. Daymare: 1998 è un prodotto con una chiarezza d’intenti evidente: vuole colmare quel vuoto lasciato da un genere la cui concezione è mutata nel tempo, fino a far sbiadire un passato che con ogni probabilità non tornerà più. È prima di tutto un prodotto creato da fan per i fan, da chi è cresciuto con Resident Evil 2 e i suoi epigoni; da chi, in definitiva, vuole riproporre oggi ciò che ha cambiato per sempre la storia vent’anni fa.

Daymare: 1998, un tuffo nel passato

Non stupisce pertanto che Daymare: 1998 abbia poco da spartire coi nuovi percorsi intrapresi dal genere, e non sorprende nemmeno il fatto che la struttura e la conduzione di gioco ricalchino pedissequamente le basi su cui venne edificata una solida roccaforte inespugnabile. L’impostazione è però quella moderna resa ormai uno standard dai tempi di Resident Evil 4, con la telecamera immediatamente alle spalle dei tre protagonisti che impersonerete per sciogliere il garbuglio di una storia legata ad esperimenti di biogenetica divenuti d’improvviso fuori controllo. Narrativamente, per una scelta ben precisa che si pone a cavallo tra sincero omaggio e tentativo di dare vita a una nuova e leggendaria Raccoon City, tutto è molto derivativo e sa di già visto, ma d’altra parte Invader Studios non ha mai nascosto di voler intraprendere la medesima direzione.

Daymare: 1998, un ritorno ai survival horror vecchia scuola – Recensione

Liev e Raven sono i primi personaggi con cui entrerete in contatto, protagonisti loro malgrado di una concitata baruffa a bordo di un elicottero che sfocerà di lì a breve in un incidente, con conseguenze disastrose per la cittadina di Keen Sight. A differenza di Liev e Raven – il primo è un soldato d’élite che non va troppo per il sottile, mentre il secondo è un esperto pilota d’aerei – Sam è colui che rappresenta un po’ il personaggio di rottura, con delle diversificazione relegate però al solo background. Si consideri infatti che i tre non hanno abilità uniche e che le reali differenze che intercorrono tra loro sono solo di carattere estetico. Impersonare Sam significa tuttavia anche assistere ai suoi stati allucinatori, scanditi da una condizione medica precaria e, in parte, da un terribile trauma che lo condizionerà e darà forma ai suoi incubi a occhi aperti. Le vicende dei tre s’intersecheranno nel corso di un’avventura che, sebbene sia divisa in livelli, non manca mai di offrire quel senso di organicità necessario per non far mai avvertire quella sensazione di distacco che sarebbe risultata deleteria, per un titolo del genere.

Daymare: 1998, un ritorno ai survival horror vecchia scuola – Recensione

A tal proposito, è importante sottolineare come Daymare: 1998 riesca anche a ricreare una buona atmosfera e sia capace di dosare coi giusti tempi momenti di assoluto silenzio ad altri in cui bisogna fuggire da minacce che sembrano spesso soverchiarvi in potenza, più che in numero. Gestire al meglio munizioni e kit medici diventerà dunque una delle vostre priorità, soprattutto se sceglierete sin da subito la difficoltà più alta, decisamente intransigente e consigliabile solo a coloro che hanno già portato a termine la prima partita.
Attraverso una comoda interfaccia, snella e molto pratica, con menù consultabili da una sorta di palmare senza che il gioco entri in pausa, bisogna combinare gli oggetti per la cura e la stamina; oltre a ciò, è necessario caricare manualmente i proiettili all’interno dei caricatori, così da averne sempre uno pronto nel momento del bisogno. La ricarica rapida serve proprio per non rimanere sguarniti quando le minacce incomberanno, a patto di lasciarne cadere uno per terra (che può essere recuperato subito dopo).

Daymare: 1998, un ritorno ai survival horror vecchia scuola – Recensione

Orrori vecchi e moderni

Il sistema d’inventario funziona dunque molto bene ed è efficace, mentre lo stesso non si può dire per le hitbox e il sistema di puntamento, che esattamente come nella demo ci sono parsi un po’ imprecisi. Al netto di una mira da prendere sempre con attenzione per via dei movimenti inconsulti e ciondolanti di zombi e nemici, capiterà di non avere il pieno controllo del punto da colpire e anche di assistere a una rappresentazione dei danni e delle animazioni talvolta erronea, riscontrabile soltanto con armi di piccolo calibro. Un plauso va fatto alla qualità dei puzzle proposti, taluni complessi esattamente come quelli degli altri survival horror apparsi sul finire degli anni ’90 e nei primi anni 2000, i quali garantiscono un elevato livello di sfida a tutti quei giocatori moderni abituati alle banali semplificazioni.

Daymare: 1998, un ritorno ai survival horror vecchia scuola – Recensione

Il design di zombi e mostri è piuttosto generico e non riesce a trasmettere con efficacia le sensazioni che un titolo del genere dovrebbe far arrivare al giocatore; oltretutto, i modelli sono davvero pochi e sono continuamente riproposti lungo tutto l’arco dell’avventura, compresi i boss che dopo essere stati sconfitti diventano avversari canonici. Va meglio invece col boss finale, ma in generale rimane questo uno degli aspetti meno convincenti di Daymare: 1998, assieme alla modellazione poligonale e l’espressività dei volti. Questi ultimi, infatti, appaiono grezzi e poco rifiniti, non in grado di far immedesimare al meglio il giocatore, e fanno da contraltare alla buona realizzazione degli ambienti, sempre molto curati e ispirati, sebbene non originali. Buona è anche la qualità delle luci e degli shader, un po’ meno quella di alcune texture.

Daymare: 1998, un ritorno ai survival horror vecchia scuola – Recensione

Non bisogna tuttavia dimenticare che si sta parlando di una produzione indipendente, oltretutto alla prima esperienza nel mercato di riferimento, pertanto sono comprensibili alcuni errori di esperienza. Aderire dunque a una formula già ben collaudata, che ricalca situazioni, ambientazioni e ritmi già da tempo assimilati dalla maggioranza dei giocatori, dando al prodotto una dimensione moderna – seppur con degli innegabili limiti – ci è parsa la scelta migliore. Daymare: 1998 è chiaramente rivolto a un pubblico di appassionati di survival horror hardcore, i quali non mancheranno di cogliere la spropositata quantità di citazioni a film e opere del periodo, a cui il gioco rimane orgogliosamente ancorato.

+ Survival horror vecchia scuola, senza le semplificazioni moderne
+ Buona atmosfera
+ Quasi tutti i puzzle sono ben congegnati
- La modellazione e l'espressività dei volti sono deludenti
- Hitbox e sistema di puntamento imprecisi
- Monster design non al top, con pochi modelli che si ripetono in continuazione

7.3

Daymare: 1998 verrà accolto con piacere da chi è cresciuto coi vecchi survival horror, ma troverà probabilmente poca indulgenza da parte di chi è abituato a trend e standard differenti. L’opera di Invader Studios deve scontrarsi con gli ovvi limiti imposti da una produzione indipendente, ma va ammesso che la scelta di aderire ai vecchi canoni del genere è stata ben ponderata e corretta, soprattutto perché l’avventura riesce ad essere stimolante dall’inizio alla fine, anche al netto di diverse innegabili balbuzie di entità variabile su tutti i comparti di gioco.




TAG: daymare 1998, Invader Studios, survival horror