Dark Souls Trilogy | Il messaggio dell’Era del Fuoco

Un approfondimento sui temi della trilogia dark fantasy di FromSoftware

Da pochi giorni è in distribuzione Dark Souls Trilogy, l’edizione con contenente tutti i videogiochi dell’omonima trilogia assieme a tutti i contenuti scaricabili. La futura edizione “di prestigio” conterrà sia una statuetta del cavaliere d’élite che un compendio di tutta la narrativa della serie.

Quello che vi apprestate a leggere tuttavia non sarà né un riassunto delle trame né una caccia al dettaglio. Piuttosto rifletteremo sulle tematiche e sui messaggi che questa prima epopea e poi trilogia ha voluto veicolare dal 2011 a oggi.

Dark souls

In principio era il fuoco…

Il primo Dark Souls (2011) inizia raccontandoci una vera e propria origine cosmologica: in un mondo amorfo e avvolto dalla nebbia, in cui solo i draghi eterni e gli arcialberi potevano vivere, nel sottosuolo si accese il Fuoco. Da questo venne la disparità: caldo e freddo, vita e morte, luce e oscurità. Si tratta di qualcosa di simbolicamente molto importante, non solo per la narrativa dell’opera tout-court ma come metafora della condizione umana stessa. Da un punto di vista dell’evoluzione infatti è con la scoperta e il controllo del fuoco che gli ominidi hanno iniziato il loro percorso. È una consapevolezza a dir poco atavica, tanto da essere antecedente alla scoperta dell’evoluzione: quasi tutte le mitologie vedono il fuoco come manifestazione e contatto col divino, e i miti che lo riguardano vedono gli umani ottenerlo per dono o per furto. Tanto che anche il culto di Vesta (presente fin dalle popolazioni protolatine) vedeva il fuoco come simbolo e manifestazione del divino: per questo non andava mai spento.

E dove non arrivava il mito, si intestardiva la filosofia: il filosofo greco Eraclito identificava il fuoco come arché (principio) di tutte le cose. Non a caso, nell’universo narrativo di Dark Souls coloro che ebbero sufficiente coraggio da cercare in questa fiamma primordiale vi trovarono un potere enorme, concretizzatosi nelle Anime dei Lord. Come da filmato iniziale, questi tre erano Nito il Primo dei Morti, la Strega di Izalith e Gwyn, signore della luce solare. Ma mentre costoro sfidavano e vincevano i draghi e arrivavano (non a caso) a proclamarsi divinità, un quarto “lord” cercava tra le braci e vi trovava qualcosa di diverso. Era il Nano Furtivo, che si impadronì dell’Anima Oscura. È da quest’ultima che è comunemente asserito che siano nati gli esseri umani nell’universo di Dark Souls.

Il potere logora

Tuttavia il primo capitolo della trilogia non si ferma a questo principio. L’accensione e il ritrovamento delle Anime dei Lord è infatti un preludio a un messaggio, meno palese ma non per questo meno autentico. I tre Lord, coadiuvati dal drago traditore Seath il Senzascaglie, instaurano quindi il loro dominio sul mondo, inaugurando quella che verrà ricordata come la prima Era del Fuoco. Intere civiltà nascono e prosperano sotto questo dominio, per lungo tempo gli umani sono stati prima temuti e poi sfruttati dai Lord. Anzi, è facile pensare come l’impiegarli da parte loro come combustibile per la Fiamma fosse un modo per evitare di far loro capire di essere essenziali ai Lord. Questo perché gli umani provengono dall’Anima Oscura, che a differenza del Fuoco quando viene divisa non si indebolisce ma fortifica. Questo terrore porterà i Lord a decisioni terribili e avventate, e non volendo rassegnarsi al fatto che prima o poi il Fuoco si spegnerà, non faranno altro che morire poco alla volta.

In effetti una delle possibili chiavi di lettura del primo Dark Souls è proprio quella degli effetti nefasti del potere. Avere nei fatti le possibilità di un dio ha infatti dato alla testa di tutti i Lord, portandoli ai più terribili eccessi. E se intraprenderli durante la crisi in cui ci troviamo a muovere il nostro personaggio è già grave, capire che durante il “periodo d’oro” simili atti erano fatti solo perché si aveva il potere di farli è ancora peggio. Seath faceva orribili sperimentazioni fuori da qualunque etica e buonsenso, la Strega di Izalith ha voluto replicare la Fiamma ma è finita col creare i demoni. E se Gwyn quando Petite Londo è stata colpita dalla disgrazia dell’Abisso non ha esitato a prendere una decisione che ha fatto migliaia di vittime, si può solo immaginare cosa invece possa aver fatto per diletto quando la situazione non era ancora drammatica.

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Tutto torna, ma mai in maniera identica

Col senno di poi, l’ambiguità dei finali del primo Dark Souls era l’unico modo per renderli autentici oltre che autoconclusivi. Tuttavia l’opera ebbe un successo ben più grande di quanto non si aspettassero sia gli autori che gli editori, e il sequel si trovò probabilmente nella posizione peggiore possibile: riaprire un cerchio. Dark Souls II (2014) viene quindi costruito con in mente il concetto di essere più “ingenuo”, appunto perché ambientato in un periodo di tempo successivo al pacchiano splendore dei Lord. Gli umani, ormai tristemente lasciati a loro stessi, avrebbero quindi divinizzato i vincitori dei Draghi, inseguendone l’immaginario così tanto da dimenticare che le loro origini e azioni erano tutto meno che gloriose.

Sappiamo già quanto Dark Souls II sia stato al centro di polemiche e controversie, anche alla luce delle numerose riedizioni e di una trama di fondo così incerta da subire più di una rettifica anche dopo la pubblicazione. Tuttavia questo secondo capitolo ha dalla sua l’aver introdotto due temi e concetti molto importanti: il desiderio e la natura ciclica dell’universo.

Il primo è ciò attorno al quale ruotano pressoché tutte le storie (grandi e piccole) che si svolgono nella Drangleic di Dark Souls II. C’è l’inseguimento di un amore perduto, il folle incaponirsi in una missione senza fine. Fino a crescere nell’avidità di scoprire i segreti di una popolazione straniera (i Giganti) e alla volontà folle di liberarsi dell’impossibile, cioè la maledizione della non-morte. Tale è stata l’epopea di re Vendrick e di suo fratello Aldia, oltre che di tutti coloro che li hanno seguiti e di chi ha viaggiato a Drangleic. Nessuno dei due si è voluto rassegnare al destino di scivolare sempre di più nella vuotezza. Vendrick si è lasciato traviare dalla moglie Nashandra (figlia di Manus) e accecato dall’amore che provava per lei ha fallito, consumandosi lentamente in una cripta sigillata.

Aldia invece avrebbe continuato i suoi studi, vedendo andare e venire innumerevoli altri pretendenti al trono. Ma solo dopo molto tempo (potremmo dire proprio con il Non-Morto che noi comandiamo) avrebbe afferrato qualche scintilla di consapevolezza in più: è tutto ciclico. Anche se il Fuoco non verrà ereditato da nessuno e quindi si spegnerà, si riaccenderà di nuovo in futuro. Il ciclo ricomincerà, e vi saranno altri re e altri non-morti. Tuttavia nel finale alternativo aggiunto con Scholar of the First Sin lo stesso Aldia ammette di non sapere cosa possa succedere al di fuori tanto della luce quanto del buio.

Tenerselo stretto… finché non diventa polvere

Pure se pensato per reggersi a sua volta in piedi, lo scioglimento di Dark Souls II lasciava tanto, troppo in sospeso. Il cerchio andava chiuso di nuovo, e stavolta il ritorno alla regia del creatore originale Hidetaka Miyazaki bastò a rassicurare molti animi. L’unico modo per dare un qualche senso a una narrativa andata sparpagliandosi fu quindi quello di riprendere in toto le informazioni del primo capitolo, estendendone i concetti e immaginando la natura collettiva sia per i Signori dei Tizzoni che per gli Eredi del Fuoco, fino ai viaggiatori “semplici” che erano le Fiamme Sopite. I Signori dei Tizzoni erano coloro capaci di vincolare la Prima Fiamma e strappare via l’universo dall’oscurità che sempre cresce e mai è sazia.

Ma di nuovo, neanche la natura ciclica del tutto è destinata a compiersi. Se quello di Vendrick è stato il ciclo del Fuoco più importante dai tempi di Lordran, la parte finale dell’universo di Dark Souls III (2016) si cristallizza nel Regno di Lothric. In questo regno, fusione di tutti i regni precedenti e dei loro Signori dei Tizzoni, si sarebbe compiuto l’ultimo Vincolo. Alla sua guida vi erano Oceiros e sua moglie: l’identità di quest’ultima non è mai stata del tutto chiarita, anche se buona parte degli indizi puntano con decisione a Gwynevere, figlia di Gwyn e regina della luce solare. Da tale unione nacquero Lorian e Lothric. Il secondo, pur essendo di debole fibra, venne educato fin da fanciullo a divenire un Signore dei Tizzoni.

Ma quando il buio divenne insostenibile e il bisogno fu incalzante, egli rifiutò di compiere questo destino. Da quel momento la raffinata bellezza del Regno di Lothric appassì, e a contorcersi non fu solo il tempo ma anche lo spazio. È qui che pertanto emerge il tema portante dell’ultimo capitolo: l’ineluttabilità. Se qualcosa deve succedere se ne potrà solo rimandare il momento, ma più lo si rimanda e peggiori saranno sia le conseguenze che l’inutilità dei sacrifici fatti nella speranza di evitarlo. In tal senso i finali possibili una volta sconfitta l’Anima di Tizzoni, nel loro minimalismo, non fanno che ricondurre sempre al medesimo punto: il Fuoco si spegnerà.

Dark Souls trilogy

Una metafora che non c’è o che nessuno vuole vedere?

Considerando la Trilogy e l’imminente uscita di Sekiro: Shadows Die Twice, è facile capire che la vicenda di Dark Souls sia ormai qualcosa di concluso, e che per FromSoftware i tempi sono maturi per dedicarsi ad altro. Appunto per questo e alla luce dei temi mossi fin dal 2011, proviamo a dare un’interpretazione di quali possano essere i messaggi e i principi di tutta la serie.

Al suo nocciolo potremo definire la trilogia di Dark Souls come l’ascesa e la caduta di un’epoca. Alcuni esseri (i Lord) ottengono il potere (Anime dei Lord) e sfidano e sconfiggono il vecchio ordine delle cose (i Draghi). Ad aiutarli c’è un esponente del vecchio “regime” (Seath) che per quanto sia ostracizzato conosce le regole del “sistema” e sa quindi anche come rovesciarlo. La sconfitta dei Draghi da ai nuovi arrivati la legittimazione che serve a governare. Ne nasce un’era di grande prosperità praticamente qualunque eccesso diviene alla loro portata di questi auto-proclamati Lord, anche quello di pensare di essere dèi. Il problema è che dopo un tempo indefinito (che la tradizione del dark fantasy colloca in millenni, ma sappiamo che nella realtà occorre assai meno tempo) la ruota gira e coloro che una volta erano i ribelli adesso sono il “vecchio”.

La decadenza viene fuori quando tale vecchia “élite” non si ostina al fatto che la loro era sta per finire. E se dapprima la loro reazione è brutale e prevaricatoria, col tempo si accontenteranno di prolungare il loro dominio con ogni mezzo possibile. In questo senso arriveranno a sacrificare gli “ultimi arrivati” (cioè i Non-Morti e le Guardiane) non accorgendosi che invece di prolungare la loro era la stanno in realtà solo erodendo. Quello che in realtà li terrorizza è che vi sarà una nuova Era del Fuoco dopo la loro, perché anche se la Fiamma si spegne si riaccenderà in futuro, e tutto ricomincerà. È qualcosa di ineluttabile, e se Vendricks i è consumato nel desiderio di debellare la Non-Morte e la vuotezza senza passare per il Fuoco, il principe Lothric ha cercato di distruggere il sistema dall’interno senza capire che quest’ultimo era troppo più grande di lui.

Col senno di poi, potremmo dire che il compito dei Dark Souls non era darci un “lieto fine”. Anzi, la presenza di quest’ultimo sarebbe risultata fuori luogo. Quello che l’opera di FromSoftware e del buon Hidetaka Miyazaki era prima di tutto farci riflettere su temi universali ma allo stesso tempo attuali. Narrazioni in cui, per quanto popolate da elementi palesemente fittizi, è forse fin troppo facile riconoscere gli echi della nostra epoca, di questi anni Duemiladieci che sembrano trascinarsi sempre più stanchi e che sembrano ritrovare un po’ di calore solo nel passato. Del resto questa è solo una possibile interpretazione della trilogia FromSoftware, che forse potrebbe non averne affatto al di fuori del videogiocare vero e proprio. Ma anche se fosse davvero così, il più grande merito di Dark Souls sta nel fatto di aver riunito milioni di “anime oscure” che cercano e condividono la propria verità. E sia che siate nuovi di questo brand o che vi apprestiate a ricominciarla per l’ennesima volta… Semplicemente, buon viaggio.

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