Crucible: tutto quello che non ha funzionato (e che funzionava) – Recensione

Il debutto di Crucible è stato tutt'altro che memorabile e il gioco è tornato in closed beta: ma cos'aveva da offrire il titolo di Amazon Game Studios?

Recensione
A cura di Marino Puntorieri - 2 Luglio 2020 - 11:34

In un settore estremamente dinamico e competitivo come quello degli hero shooter moderni, Amazon ha deciso di fare il proprio ingresso grazie allo sviluppo di Crucible, con il chiaro obiettivo di diversificare ulteriormente gli investimenti verso un mercato in continua evoluzione. Il colosso dell’e-commerce, tuttavia, non ha optato per una strada semplice da seguire, quanto piuttosto per quella più difficile e tipica di chi non si fa abbattere da un rapporto tra rischi e opportunità poco incoraggiante.

Una strategia aggressiva che nell’immediato non ha dato i risultati sperati, ma che ha evidenziato tutte le difficoltà più disparate e originate dall’approcciarsi con un nuovo tipo di prodotto – considerabile sempre di più un vero e proprio servizio – orientato verso un’utenza articolata come quella del videogiocatore medio. Dopo un lancio evidentemente sottotono, nelle scorse ore abbiamo appreso che Crucible torna in closed beta: si tratta di un caso emblematico, con il gioco già pubblico che retrocede alla fase precedente, dopo che erano state già tagliate modalità presenti al lancio.

Ma cosa funzionava e cosa no, all’interno di Crucible? Vediamolo nella nostra disamina dedicata al gioco così com’era uscito, in attesa delle future migliorie e della re-release – in seguito alle quali aggiorneremo le nostre valutazioni.

Prede e cacciatori

Crucible è un action shooter multiplayer completamente gratuito che senza alcun tipo di incentivo narrativo ci proietta su un pianeta ricco di flora e fauna completamente ostile, dove cacciatori delle più disparate razze e abilità collaborano e si scontrano per raccogliere risorse, sopravvivere e ottenere la completa egemonia sul territorio.

Terminato il breve tutorial, utile solo per i comandi più generici, abbiamo la possibilità di scegliere quale cacciatore impersonare tra i dieci disponibili e in quale modalità cimentarci. Queste ultime, anche se in numero esiguo, cercano di amalgamare elementi PvP e PvE in un’unica soluzione per ottenere match frenetici e dal risultato mai scontato; soluzione condivisibile per cercare di differenziare Crucible dalla concorrenza, ma che a conti fatti non riesce a convincere completamente a causa di numerosi limiti sui quali è impossibile non soffermarsi.

Crucible: tutto quello che non ha funzionato (e che funzionava) – Recensione

Il primo aspetto che risalta non appena si accede al menù riguarda il ventaglio di possibilità legato alle scelte del proprio alter ego. I dieci cacciatori disponibili presentano differenti abilità e con ognuno di essi l’approccio da utilizzare durante i round cambia sensibilmente: abbiamo per esempio il classico assalto, Capitan Mendoza, equipaggiato con fucile automatico e granate da schierare in prima linea senza troppi ripensamenti, oppure il cecchino Ajonah – più incline agli scontri da lunga distanza, rispettivamente con abilità uniche come la creazione di kit medici e sensori che impediscono il rilevamento. Non mancano poi, a rimpinguare le file, il supporto più pesante con tanto di mitragliatrice o il berserker specializzato nei combattimenti corpo a corpo; insomma, classi e abilità non brillano per varietà rispetto a quelli visti su titoli ben più blasonati, ma almeno riescono nel semplice compito di accogliere qualsiasi tipologia di giocatore.

Le modalità disponibili originariamente, invece, sono “Cuore degli alveari” e “Controllo dei mietitori”; se la seconda si basa su una più tradizionale lotta tra due team da otto giocatori per il controllo di alcuni settori specifici e la conseguente raccolta di energia, la prima riesce a smorzare la monotonia grazie a squadre ridimensionate e alcune creature aggressive da eliminare per raggiungere la vittoria finale. Peccato queste non convincano sia sul piano estetico sia su quello dei pattern comportamentali, non mettendo quasi mai in difficoltà i videogiocatori nemmeno se in superiorità numerica. Era quantomeno legittimo aspettarsi una cura maggiore, anche e soprattutto in virtù degli annunci fatti in sede di presentazione.

Crucible: tutto quello che non ha funzionato (e che funzionava) – Recensione

La terza modalità, “Cacciatori Alfa”, era ben più favorevole agli amanti del genere battle royale, ma come accennavamo è stata rimossa perché si voleva permettere agli sviluppatori di concentrarsi sullo sistemare le due sopracitate.

Una terribile sensazione di déjà-vu

Dal punto di vista del gameplay effettivo abbiamo già anticipato come Crucible sia uno sparatutto multiplayer focalizzato sulla crescita del proprio cacciatore e che diversifica l’esperienza a seconda del personaggio utilizzato, considerazioni che per forza di cose mettono a paragone il nuovo progetto della divisione gaming di Amazon con titoli ostici e ben più preparati; senza smuovere Fortnite e la sua posizione consolidata, i confronti con titoli ugualmente sulla cresta dell’onda come Valorant o Apex Legends rischiano di pesare come un enorme macigno – e potrebbero aver avuto la loro parte indiretta nelle decisioni prese per il percorso di Crucible.

Crucible: tutto quello che non ha funzionato (e che funzionava) – Recensione

Considerano l’obbligo di distinguersi il più possibile, rimane evidente come gli sviluppatori siano stati obbligati a scendere a compromessi; se da un lato, ad esempio, si apprezza la raccolta di risorse da nemici online e creature per potenziare il proprio personaggio a fine round – tramite una limitata pianificazione per ottenere alcune abilità passive – dall’altro l’assenza di una vera e propria ultimate appiattisce drasticamente il ritmo.

Indipendentemente dalla modalità, i round su Crucible cominciano con il giusto coinvolgimento, ma per diversi motivi si tratta di sensazioni che si affievoliscono dopo una manciata di ore. In primis a non convincere completamente sono gli scontri in sé, ridotti a mere zuffe tra più personaggi e dai risvolti caotici. Una condizione peggiorata dalla totale assenza di chat o qualsiasi sistema per favorire un minimo di collaborazione. Complici dei comandi inspiegabilmente macchinosi che rendono lenti anche i più semplici spostamenti; per i movimenti più rapidi bisogna sfruttare una determinata abilità associata a uno specifico pulsante e ricaricabile solo dopo una manciata di secondi, una scelta che affossa ulteriormente il ritmo generale.

Crucible: tutto quello che non ha funzionato (e che funzionava) – Recensione

Elemento positivo è invece il time to kill vertiginosamente tarato verso l’alto per scontri che per quanto confusionari e spesso privi di mordente riescono un minimo a intrattenere.

Non manca ovviamente il Battle Pass tipico di questo genere di produzioni con un discreto quantitativo di skin ed elementi estetici da poter acquistare o sbloccare, ma comunque mai invasivo; niente di paragonabile alla mole quantitativa garantita dalla concorrenza, ma la situazione era giustificabile considerando che si trattava solo dei primi passi, per Crucible.

La mappa di gioco è discretamente grande, tra strutture o ripari naturali volti a concentrare i combattimenti in alcune aree specifiche, e almeno in parte in grado di mettere un freno alle problematiche sopracitate. Da apprezzare anche alcune scelte di design come l’implementazione di una vegetazione ricca e con la quale interagire in modo differente; ci sono piante che curano le ferite, altre che se danneggiate rilasciano un gas che rende invisibili per alcuni secondi – e non mancano nemmeno piante che se colpite fungono da vere e proprie trappole letali per qualsiasi personaggio. Peccato che il concept generale di Crucible risulti poco ispirato sia considerando il setting generico sia i modelli piuttosto anonimi dei personaggi, e nonostante un comparto tecnico soddisfacente e nel quale gli sviluppatori hanno già messo mano a più riprese per risolvere numerosi bug o problemi dei server segnalati al day one.

Se siete amanti degli hero shooter e in attesa del ritorno di Crucible, ora potete recuperare Overwatch a un prezzo ridotto.

+ Tecnicamente discreto
+ Diversi personaggi da poter utilizzare…
+ Buona implementazione della vegetazione ai fini del gameplay
+ Divertente a piccole dosi
-… ma piuttosto anonimi sia esteticamente sia nelle abilità
- Elementi PvE superficiali
- Programmazione fumosa per il prossimo futuro

Soppesare Crucible in questo specifico periodo non è per nulla semplice, il primo vero e “completo” progetto videoludico di Amazon poteva contare su alcune idee e implementazioni votate al divertimenti, soprattutto se giocato in piccole dosi. Tuttavia, è impossibile nascondere quanto il gioco fosse acerbo e bisognoso di tantissime correzioni – anche per tenersi sulla scia di una concorrenza spietata.

Dopo un lancio colmo di difficoltà e un passo indietro, sembra comunque chiara l’intenzione di lavorare per cercare di soddisfare le ambizioni della vigilia: vi aggiorneremo sulle nostre pagine per sapere se il team di sviluppo ci riuscirà, a fronte del rischio di ritrovarsi tra le mani un prodotto composto solo da buoni propositi non mantenuti.




TAG: amazon game studios, crucible, hero shooter