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Creative director al lavoro su Stadia, piattaforma in streaming, contro gli streamer: devono pagare i giochi

Gli streamer sono famosi perché giocano a quel gioco o quel gioco è famoso perché ci giocano gli streamer?

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Creative director al lavoro su Stadia, piattaforma in streaming, contro gli streamer: devono pagare i giochi
Avatar di Stefania Sperandio

a cura di Stefania Sperandio

Ex Editor-In-Chief @SpazioGames

Pubblicato il 23/10/2020 alle 12:37
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C'è una polemica che si è fatta strada nella community dei videogiocatori, in queste ore, ed è stata innescata da Alex Hutchinson: se il suo nome non vi suona nuovo è perché parliamo di un veterano del mondo dei videogiochi, che ha messo la sua firma su titoli come Assassin's Creed III o Journey to the Savage Planet. Oggi, Hutchinson è al lavoro come creative director presso lo studio di Montreal Stadia Games and Entertainment, dove lavora a videogiochi dedicati alla piattaforma Google Stadia.

Sul suo profilo Twitter, il creativo si è scagliato contro gli streamer, usando come spunto le recenti rimozioni dei video operate da Twitch laddove fosse contenuta musica il cui utilizzo fosse non autorizzato. Secondo Hutchinson, lo stesso dovrebbe valere per i videogiochi. In sintesi, secondo il suo pensiero, gli streamer dovrebbero pagare una licenza extra, rispetto all'acquisto del gioco/licenza d'uso, per mostrare i giochi su Twitch.

Twitch è la più famosa piattaforma di streaming di videogiochi

Nelle parole di Hutchinson:

Gli streamer sono preoccupati che i loro contenuti vengano rimossi perché hanno utilizzato musica per cui non hanno pagato, ma dovrebbero essere più preoccupati di mostrare giochi per cui non hanno pagato. Tutto questo sparirà appena i publisher lo decideranno.

Secondo Hutchinson, quindi, l'acquisto di un gioco (o, meglio ancora, di frequente l'invio della chiave di gioco agli streamer da quei publisher stessi) non rientra nel "pagare i giochi". Una posizione che è andata incontro a numerose polemiche.

Hutchinson spiega:

La verità è che gli streamer dovrebbero pagare sviluppatori e publisher per i giochi che mostrano. Dovrebbero comprare una licenza, come qualsiasi altro business che paga per i contenuti che usa.

Qualcuno ha fatto notare ad Hutchinson che i giochi guadagnano tantissimo in esposizione, senza spendere in campagne marketing, grazie alle trasmissioni degli streamer, ma Hutchinson ha spiegato che «molto spesso ci guadagna solo lo streamer, le persone si collegano per guardare il loro 'show', che è costruito su un contenuto per cui non hanno pagato. Se il loro show ha bisogno di un contenuto di gioco, allora una percentuale delle loro entrate dovrebbe andare al gioco di cui si servono.»

E, ancora, «se pensano di non dover pagare per i giochi di cui si servono, allora facessero gli show senza i giochi e vediamo come vanno». Anche in questo caso, come è facile immaginare, molti hanno sottolineato che gli streamer comprano la licenza d'uso dei giochi che mostrano (è la stessa che compra qualsiasi consumatore, che non è "proprietario" del software, ma del diritto di giocarci). E, in moltissimi casi, ricevono quello stesso gioco dagli stessi publisher che secondo Hutchinson dovrebbero farsi pagare. La licenza, però, non copre la "zona grigia" dello streammare integralmente un gioco.

If they think they don’t need to pay for the the game they’re using then they can make a show without using games and see how it goes.

— Alex Hutchinson (@BangBangClick) October 22, 2020
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Il punto, secondo Hutchinson, è che «gli streamer non stanno facendo marketing per i videogiochi: stanno facendo marketing per loro stessi, servendosi dei videogiochi». Motivo per cui non sposa la visione secondo cui una vetrina come un gioco mostrato da uno streamer molto seguito sia positiva per il gioco in questione.

Think about this: if you made something, would you be happy seeing other people use it for profit without any oversight? Streamers are not marketing games they’re marketing themselves using games.

— Alex Hutchinson (@BangBangClick) October 22, 2020
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Il caso di Among Us è ovviamente finito nel calderone della discussione, considerando che il gioco era uscito nel 2018 ma era rimasto in sordina fino a quando non ha avuto un boom di popolarità grazie a Twitch – con i numeri che vedete di seguito.

Streamer don't play game VS. Streamer play game

Pay streamer. https://t.co/DOwzV0vyGS pic.twitter.com/J4MdkzcqtU

— Landon - KRNG Apollo (@ApollosMission) October 22, 2020
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Secondo Hutchinson, si tratta di casi singoli, ma che non sono validi per l'intero settore – dove lo streaming dei giochi sarebbe assimilabile al gray market: un uso improprio della licenza d'uso di un gioco.

Among Us ha costruito su Twitch la sua popolarità

Commenti dall'industria sul caso degli streamer

Sull'argomento si è espresso anche lo sviluppatore Adrian Chmielarz, che stima Hutchinson per essersi esposto sull'argomento e fa notare che non si possono trasmettere musica e film online, perché dovrebbe essere valido per i videogiochi? Secondo l'autore di The Vanishing of Ethan Carter:

Streammare un gioco incentrato sulla storia di due-dieci ore praticamente è come streammare un film. Eppure a nessuno verrebbe in mente di streammare gratis film o serie TV su Twitch.

Streaming a short (2-10 hours) story-focused game is basically similar to streaming a movie. And yet no one sane proposes we allow free streaming of movies and TV series on Twitch. 4/5

— Adrian Chmielarz 🧙‍♀️🔥 (@adrianchm) October 22, 2020
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Degli appassionati hanno però evidenziato che chi è interessato a un gioco story driven di solito segue le prime battute dello streaming, per capire se possa fare per lui, e poi stacca ed eventualmente lo acquista. Chi lo guarda nella sua interezza, probabilmente non lo avrebbe acquistato a prescindere. Una visione che Chmielarz trova a sua volta sensata.

Anche il noto giornalista Jason Schreier si è espresso sull'argomento, rispondendo direttamente ad Hutchinson:

Non so, forse ti stanno bombardando perché stai affrontando questa battaglia in un mondo dove i dirigenti di alto rango (CEO, CFO e simili, ndr) fanno $30 milioni all'anno e invece gli sviluppatori non detengono royalty, quindi in ogni caso questi soldi dati dagli streamer non li vedrebbero mai?

Idk maybe you're getting flak because you're picking this particular battle in a world where C-suite executives make $30m/year and devs don't get royalties so they'd never see any of that streaming money in the first place

— Jason Schreier (@jasonschreier) October 22, 2020
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Gli fa eco anche il Senior Editor di The Verge, Tom Warren, che spiega che «la verità è che Twitch è marketing gratis per i publisher.»

“The real truth is the game developers should be paying the streamers for the games they stream. They should be spending a marketing budget like any real business and paying for the content they generate.” 😉

The real truth is that Twitch is free marketing for game publishers

— Tom Warren (@tomwarren) October 22, 2020
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E Google, intanto, prende le distanze

Coinvolgendo nel dibattito streamer di grande popolarità, la questione è ovviamente divenuta di primo piano – così tanto che Google ha preso le distanze da Hutchinson. Lui stesso ha modificato la descrizione del suo profilo, precisando di non essere creative director dell'intero progetto Google Stadia (cosa che prima poteva sembrare) e sottolineando che le opinioni espresse nel suo account sono le sue personali.

Google Stadia fin dall'annuncio ha mostrato l'idea di poter streammare facilmente i gameplay su YouTube, sempre di proprietà di Google

Un portavoce di Google ha spiegato ai colleghi di 9to5Google:

I recenti tweet di Alex Hutchinson, creative director presso lo studio di Montreal di Stadia Games and Entertainment, non riflettono quelli di Stadia, YouTube né Google.

Inoltre, Ryan Eatt – a capo della sezione Gaming di YouTube, ha aggiunto:

Riteniamo che i publisher e i creatori abbiano una relazione simbiotica meravigliosa che ha consentito a un ecosistema florido di nascere. Uno che ha dato mutui benefici a tutti. YouTube è concentrata sul creare valore per i creatori, per i publisher e per gli utenti. Tutti ci guadagnano, quando lavoriamo insieme.

Cannot get X.com oEmbed

La posizione di Google non sorprende: la compagnia, fin dal giorno zero di Stadia, ha sottolineato la volontà di rendere i giochi facilmente streammabili su YouTube dalla piattaforma. YouTube, inoltre, non ha mai nascosto la sua attenzione per il gaming e ha milioni di contenuti (monetizzati) che vanno da gameplay integrali dei giochi e repliche di dirette passate.

L'argomento, comunque, non smette di far discutere.

Se volete portare a casa un videogioco molto popolare sulle piattaforme di stream, potete prenotare Call of Duty: Black Ops Cold War al prezzo minimo garantito.

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Fonte dell'articolo: twitter.com

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