Call of the Sea, mi mandano Firewatch e Lovecraft – Anteprima

L'ambizioso puzzle adventure è in arrivo nel 2020 su Xbox Series X, Xbox One e PC dal neonato team spagnolo Out of the Blue

Anteprima
A cura di Paolo Sirio - 11 Maggio 2020 - 17:36

L’Inside Xbox con cui Microsoft si è presentata all’appuntamento con la next-gen delle terze parti ha suscitato polemiche per l’assenza di big e di gameplay significativo, ma questo non vuol dire certo che non abbia avuto i suoi momenti e le sue presentazioni degne di nota.

Non a caso abbiamo già discusso di Dirt 5, che promette una modalità a 120fps per dare il senso di cosa Xbox Series X sarà davvero in grado di fare da qui a pochi mesi, e The Medium, il prossimo horror di Bloober Team con la collaborazione di un maestro del genere come il compositore Akira Yamaoka.

L’elenco dei giochi svelati all’evento, per quanto non estesissimo, riserva altre sorprese e tra queste troviamo sicuramente Call of the Sea, un inaspettato adventure dalla scena digital che promette di far incontrare in un posto solo gli appassionati di Firewatch e Lovecraft – due platee, evidentemente, forse più vicine di quanto non ci si potrebbe immaginare.

Il gioco è in arrivo per la fine del 2020 su Xbox One, Xbox Series X e PC Windows (anche su Steam), e – dettaglio di non poco conto – sarà incluso in Xbox Game Pass fin dal giorno dell’uscita. Se adesso abbiamo la vostra curiosità, aspettate di leggere il resto…

Call of the Sea, mi mandano Firewatch e Lovecraft – Anteprima

Una storia d’amore e avventura

Call of the Sea è un gioco d’avventura, per cui questo tema – l’avventura, appunto – sarà fondante nel corso della storia che ci racconterà. Tuttavia, un altro elemento fungerà da innesco e al contempo traino della narrazione, ovvero il rapporto tra la protagonista Norah e suo marito Harry, scomparso in una spedizione verso una misteriosa isola senza nome nel Sud del Pacifico.

Il gioco è ambientato negli anni ’30 del 1900, un periodo nel quale i viaggi verso mete inesplorate, alla ricerca di nuove rotte percorribili a scopi commerciali o per estendere le aree di influenza sociopolitica, erano praticamente all’ordine del giorno; un periodo che non a caso ha costituito il sostrato giusto per alcuni dei prodotti d’intrattenimento, che siano romanzi o film, più ispirati di sempre, mentre forse per la sua complessità non ha trovato terreno particolarmente fertile nel gaming.

Quest’ambientazione funge da espediente perfetto per il racconto di Out of the Blue, nel quale vestiremo i panni di Norah nella disperata ricerca del marito sparito in circostanze (naturalmente) misteriose. Una ricerca che assume fin dal primo istante le sfumature della disperazione, considerando il luogo in cui l’uomo si sarebbe ritrovato smarrito, ma che varrà comunque la pena condurre se non altro per mettere a tacere un povero cuore innamorato.

Call of the Sea, mi mandano Firewatch e Lovecraft – Anteprima

La software house indipendente, coadiuvata dal publisher Raw Fury per questa uscita, ha assoldato nientemeno che Cissy Jones per il doppiaggio di Norah. «Abbiamo adorato la sua recitazione in Firewatch», spiegano gli sviluppatori su Xbox Wire, «specialmente la sua abilità di creare una forte presenza solo con la sua voce, trasmettendo emozioni che fanno sentire il personaggio così vivo e vicino».

L’obiettivo è quindi fare in modo che i giocatori si sentano sia preoccupati per le possibili sorti del personaggio in un viaggio tanto pericoloso, sia desiderosi come lei di scoprire la verità che si cela dietro la scomparsa del marito – un traguardo ambizioso che sarà raggiunto soltanto se gli utenti «proveranno le sue stesse emozioni».

«Stiamo puntando ad una storia d’amore più calma, profonda e intelligente tra Norah e suo marito, una relazione che sentiamo sia troppo raramente raffigurata nei videogiochi», osservano ancora dallo studio, riferendosi evidentemente al fatto che non sarà un rapporto che vivrà dell’impeto del colpo di fulmine o delle logiche del principe che salva la principessa, ma delle dinamiche che si innescano comunemente dopo anni di convivenza tra moglie e marito.

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Di punto in bianco

Call of the Sea è un nome nuovo e abbastanza improvviso nel panorama videoludico, e mai come stavolta il nome dell’etichetta che se ne sta occupando risulta calzante – Out of the Blue, traducibile in italiano con un “di punto in bianco”. Si tratta del primo gioco realizzato da questo team di sviluppo, ma di certo non il primo di cui si siano occupati i suoi componenti.

La squadra può contare su un totale di dodici membri, veterani provenienti per gran parte dalla Spagna – dove i suoi uffici hanno sede, per la precisione a Madrid – ma anche dalla Grecia e dagli Stati Uniti; tra le loro varie esperienze figurano Red Matter, Metroid: Samus Returns, Deadlight, Gylt Celeste, Guacamelee 2 e Spacelords.

Con un palmares del genere, appare evidente come il loro primo titolo non avrebbe potuto essere banalmente un adventure o come vengono definiti in senso abbastanza spregiativo “walking simulator”, e infatti ci sarà qualcosa, e pure di piuttosto cospicuo, in più rispetto a quanto si sia potuto immaginare leggendo questa dicitura o persino guardando il reveal trailer.

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Il gioco è un first-person adventure puzzle game, e probabilmente ogni singola parolina di questa complicata nomenclatura ha importanza in egual misura: first-person perché l’idea, come abbiamo visto poche righe fa, era convogliare le emozioni del personaggio di Norah verso l’utente; adventure perché il senso dell’avventura e della scoperta in senso stretto sarà fortissimo, nell’ambiente di una civiltà dimenticata; puzzle perché i rompicapi sparsi per le location fungeranno da motore del gameplay.

I puzzle saranno tutt’altro che una comparsa o un elemento dello scenario, dal momento che una menzione d’onore per loro compare fin dal manifesto della neonata compagnia, in cui viene sintetizzato che «facciamo giochi narrativi e puzzle game»; questa componente ha dunque la stessa valenza rispetto all’ambizione di raccontare una storia in un contesto esotico, per cui non è il caso di aspettarsi di muoversi in un corridoio e restare con le mani in mano mentre il racconto viene calato dall’alto – anzi l’impressione che abbiamo avuto è in tal senso più vicina a un The Witness che a un What Remains of Edith Finch, per usare titoli recenti e noti al grande pubblico.

Nonostante il lancio sia destinato a celebrarsi già per la fine dell’anno, presumibilmente in tempo per l’uscita di Xbox Series X, Out of the Blue ci sta lavorando soltanto da un anno «e siamo ancora in sviluppo», segno che – quand’anche dovesse arrivare un qualche slittamento al 2021 – le idee del team sono chiarissime e l’esecuzione sta venendo compiuta in maniera chirurgica.

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Il gioco e la sua “bibliografia”

«Durante il vostro viaggio in Call of the Sea vogliamo svegliare la vostra curiosità. Scoprirete i resti di una civiltà perduta e segreti occulti mentre cercherete indizi su quale destino sia toccato alla spedizione. Inizierete anche a comprendere che le cose non sono come sembrano al primo impatto. Capiterà che la realtà diventi improvvisamente distorta e surreale».

Questa citazione più di ogni altra evoca H.P. Lovecraft in ogni singola parola, e di certo non si tratta di una coincidenza. Il team di sviluppo madrileno ha una passione per il sovrannaturale e l’occulto, e menziona esplicitamente l’apprezzato scrittore di horror cosmico. Call of the Sea non è un gioco horror, anzi si terrà distante da quello stile, ma è «ispirato al modo in cui Lovecraft racconta alcune delle sue storie» e ciò è abbastanza piacevolmente palese.

Out of the Blue ha creato un vero e proprio mistero che i giocatori dovranno risolvere, acquisendo man mano che proseguiranno nella loro avventura una maggiore consapevolezza del fatto che, no, non si tratta di una semplice isola disabitata. Un mistero di cui gli utenti potranno venire a capo, com’è stato con Outer Wilds di recente, scrutando gli indizi lasciati dalle persone che hanno visitato l’isola prima di loro.

Call of the Sea, mi mandano Firewatch e Lovecraft – Anteprima

I riferimenti dell’etichetta spagnola sono molteplici e tutti cari agli appassionati di puzzle: Firewatch, Subnautica, Red Matter, Myst, Soma e Obduction sono alcuni dei nomi avanzati alla presentazione del gioco, e di ognuno di loro vediamo in effetti una traccia lasciata già nel trailer d’annuncio visto a Inside Xbox. Qualora voleste farvi trovare pronti all’uscita del gioco, ora avete una bella “bibliografia” da spolpare, insomma.

L’intento è proporre un titolo che sia in grado di affascinare vecchi e nuovi fan del genere, aggiungendo «nuove dimensioni» ai classici che hanno lasciato un segno nella storia di questo filone; aspettiamo di scoprire del gameplay per capire quali saranno tali dimensioni ma, a giudicare dal poco che abbiamo già assaporato, non possiamo che dirci fiduciosi per la buona riuscita del progetto.

+ Racconterà una storia profonda ma senza dimenticare il gameplay...
+ Ambientazione affascinante
+ Riferimenti di primo piano
- ... ma quanto ce ne sarà è ancora da verificare

Call of the Sea è stata una delle sorprese dell’ultimo Inside Xbox, ed è istantaneamente entrato nei nostri desiderati per la fine dell’anno. Le premesse per ripetere quanto di buono è stato fatto con il summenzionato Outer Wilds, inserito non a caso anch’esso in Xbox Game Pass fin dal day one, ci sono tutte ma è innegabilmente il focus maggiore sul gameplay che potrebbe dare quel tocco ludico finora mancato a molte delle produzioni con l’ambizione di raccontare storie profonde e temi forti. Un tasto che, naturalmente, andrà verificato nel corso del 2020 e infine pad alla mano a ridosso dell’uscita.




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