Bloodstained: Ritual of the Night provato in attesa della recensione

Anteprima
A cura di Matteo Bussani - 27 Maggio 2019 - 16:31

Dalle mani di Koji Igarashi si appresta ad arrivare un titolo che i fan di Castlevania stanno da lungo tempo aspettando: Bloodstained: Ritual of Night.

Il padre di una delle serie Konami più apprezzate, nel 2015 decise di affidare alla generosità del pubblico, con una campagna Kickstarter, lo sviluppo del suddetto titolo. L’idea di un seguito spirituale della storica serie fedele alle atmosfere originali convinse su tutta la linea e la splendida cifra di 5 milioni e mezzo di dollari diede il là all’inizio dei lavori. Da quel momento in poi il gioco è stato sviluppato e, a intervalli regolari, rimaneggiato per far sì che si avvicinasse sempre più alle idee dell’autore e produttore. Arriviamo dunque a maggio 2019, anch’esso verso la sua conclusione, con in mano un’ultima ora e mezza abbondante passata sul titolo, proprio in attesa dell’imminente uscita.

Red Moon

La data precisa dipende da piattaforma e formato; per PS4 e Xbox One è lecito aspettarselo al termine della fiera losangelina il 18 giugno, mentre i possessori di console Nintendo dovranno attendere una settimana in più, ovvero fino al 25 giugno. Nel formato fisico, però, lo troveremo rispettivamente 3 giorni dopo in entrambi i casi. Con il gioco oramai completo tra le mani abbiamo mosso i primi passi di Bloodstained ed ecco le nostre ultime impressioni in attesa della recensione.

Uno sviluppo non lineare

Chi non avesse avuto tempo o modo di seguire le vicende relative allo sviluppo di Bloodstained: Ritual of the Night, sappia che il titolo in questione ricalca la formula di un tipico Metroidvania, con la struttura che rievoca in tutto e per tutto quella dello storico Symphony of the Night, come se il richiamo del titolo non lo desse già a intendere. La trama prende il via da una lotta ai tempi di una rivisitata industrializzazione tra i sostenitori delle macchine e gli alchimisti, che hanno fatto esperimenti sugli shardbinders che si configurano come un esperimento umano a diretto contatto con la magia. Il sacrificio di questi individui consente agli alchimisti di aprire le porte dei demoni e vincere così la guerra. Dieci anni dopo gli Shardbinders sono un retaggio del passato se non fosse per la protagonista Miriam che, risvegliatasi da una lunga notte inizia la sua avventura in un mondo piagato dai demoni evocati da un altro shardbinder sopravvissuto, Gebel. Il risveglio di Miriam è accompagnato da continui incontri con sue vecchie e nuove conoscenze in quella che si configura come una tipica avventura in perfetto stile Castlevania.

Miriam combatte contro la mazza ferrata

Il primo richiamo evidente è quello dell’ambientazione. Durante l’attraversamento dei diversi riquadri della mappa, non è possibile non notare l’architettura barocca decadente tipica della serie. Nelle scene all’aperto non mancano i richiami al sanguigno chiaro di luna che ha affascinato tantissimi giocatori. La storia si evolve quindi tra dialoghi, verbosi e scritti a schermo alla vecchia maniera, e piccole cutscenes, frutto di animazioni grezze ma efficaci. Non ci siamo fatti sorprendere dalla qualità di questi elementi ma il gioco riesce comunque a trasmettere ciò che serve alla storia per essere fin da subito chiara.

Bloodstained Ritual

Combattimento di fino

Dove però si sviluppa la stragrande maggioranza di Bloodstained: Ritual of the Night è pad alla mano nelle fasi di esplorazione e combattimento. Il gioco è in 2.5D, anche se il mezzo punto è un fattore puramente concettuale. L’azione si svolge nelle due direzioni, con talvolta dei piani di fondo che interagiscono con quello frontale, come accade durante la prima boss-fight del gioco. La mappa è divisa in riquadri, ognuno foriero di sfide e ricompense e al giocatore è dato l’onere di affrontarle. Uscendo e rientrando in un riquadro i nemici meno importanti tornano in vita, offrendoci modo di aumentare la quantità di esperienza ottenuta, ma rendendo anche più difficoltoso il backtracking alla ricerca di un punto di salvataggio precedente. Come un buon titolo che vuole definirsi a diritto old-school, non è contemplata la rigenerazione della vita, se non con pozioni, e non è contemplato alcun tipo di salvataggio automatico, nemmeno dopo i boss. E’ abbastanza rapido rientrare in questi meccanismi da anni novanta, ma la prima volta è facile incappare nella boriosità della prima run e dover riaffrontare un’intera sezione per un’eccessiva imprudenza nell’avanzare.

Dashing through the snow

Una cauta esplorazione fa il paio con un sistema di combattimento estremamente godibile. Miriam in Bloodstained cambia moveset e ritmo di attacco a seconda dell’arma, se ne trovano davvero tantissime nel mondo di gioco e si è spinti a provarne di tutti i tipi. Dai pugnali corti e veloci si passa a massicce asce bipenne, per chiudere con moschetti per l’attacco dalla distanza. Ci sono piccole combo e mosse, ma il più si fa con il giusto posizionamento sia a terra sia in salto. Il tutto mentre si fa uso delle abilità sbloccate durante l’avventura e legate agli shard. Il personaggio sale anche di livello guadagnando esperienza durante i combattimenti, niente di più semplice. In questa maniera migliora automaticamente le proprie statistiche, che possono essere sbilanciate nei vari campi tramite gli accessori dedicati all’equipaggiamento. La natura da Shardbinder di Mirian le consente di apprendere le mosse, attive e passive, dei nemici sconfitti e legarle così alla propria natura. Si equipaggiano come abilità dal menù e una volta messe nel proprio moveset la rendono libera di consumare mana a piacimento per scatenare le forze demoniache con cui è entrata in contatto. Alcune le consentiranno poi di superare e raggiungere zone della mappa che nascondono segreti. Questi non mancano a Bloodstained: Ritual of the Night e i riquadri di gioco danno una mano all’occhio attento di dove possano nascondersi e in che modo si possano raggiungere. C’è anche una buona dose di attività legata al crafting, ma l’approfondiremo a tempo debito.

Inventario

La difficoltà di Bloodstained: Ritual of the Night è in linea con gli elementi messi in gioco: non fa sconti al giocatore con le sue meccaniche di altri tempi videoludici, ma non ci è parsa eccessivamente sadica, prendendosi beffe del giocatore facendolo perire oltre ciò che il buon senso consiglierebbe… a livello normale, s’intende.
A livello tecnico e grafico, invece, il gioco ha fatto bei passi in avanti rispetto a quanto visto in passato. Pur non pretendendo di diventare in alcun modo riferimento nel panorama videoludico attuale, solidità del framerate e piacevolezza, almeno per questa prima parte, sono elementi percepibili. Non possiamo dire lo stesso della cura di ogni singolo quadro, perché talvolta i dettagli di una rifinitura non perfetta ci sono tutti. Discorso migliore per il comparto sonoro che fin da subito non nasconde pezzi orchestrali di impatto che definiscono abbastanza in alto le mire qualitative della OST di Bloodstained, che speriamo possano essere mantenute perlomeno costanti durante l’intera avventura.

Bloodstained: Ritual of the Night è il tributo di Igarashi alla saga che lo ha consacrato. Il rispetto verso l’archetipo videoludico di riferimento c’è tutto, e i fan di questo modo di fare i videogiochi apprezzeranno il lavoro svolto dal produttore. Il nostro giudizio è comunque ancora in una fase embrionale, dato che il counter delle ore di gioco si ferma sulla modalità principale e solo sull’ora e mezza, per cui ad ora possiamo semplicemente rinviarvi alla recensione, che arriverà sulle pagine di spaziogames.it intorno all’uscita fissata dapprima su Xbox One e PS4 il 18 giugno in formato digitale, il 21 in formato fisico, e su Nintendo Switch il 25 giugno in digitale e il 28 in quello fisico.




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