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Biomutant | Recensione – Una fiaba post-apocalittica che ricorda Fallout

Non è Blinx, ma è pur sempre un micione armato fino ai denti!

Sono un amante dei gatti (e dei cani, chi lo sente Chicco, altrimenti), per cui ogni volta che vedo spuntare un videogioco che li coinvolge – meglio se da protagonisti – drizzo le orecchie. Potete immaginare l’entusiasmo che mi ha preso ormai un po’ di anni fa alla presentazione di Biomutant, quando un micione arancione, peraltro il mio colore preferito per i felini, ha fatto bella mostra armato fino ai denti delle sue abilità nel Kung, pardon, Wung-Fu.

Biomutant

Piattaforma:
PC, PS4, PS5, XONE, XSX
Sviluppatore:
Experiment 101
Distributore:
THQ Nordic

Insomma, nella mia prospettiva, gli mancava soltanto un’aspirapolvere tra le zampe e il gioco sarebbe stato praticamente perfetto – è più forte di me, non penso avrei potuto accettare l’onere di occuparmi di una recensione. Ma, stavolta almeno, l’aspirapolvere non c’è e quindi eccoci qui alla prova del nove: è tutto hype micioso, oppure c’è un titolo con gli attributi al posto giusto, e non mi riferisco all’elemento RPG, per dire la sua nel panorama videoludico moderno?

Concediamoci una rapida premessa: quella di Experiment 101 è una piacevole eccezione alla regola nell’industria, con un prodotto che è stato sviluppato da un piccolo team a ritmi umani. Ci sono stati lunghi silenzi e rinvii taciti, è vero, ma il processo dello sviluppo di Biomutant è stato portato avanti in maniera sana, similmente a quanto fatto con un capolavoro forse meno ambizioso tecnicamente ma comunque una perla quale Hades.

Specialmente in un momento come quello che stiamo trascorrendo, che ci spinge a rivalutare ogni momento passato sulla faccia della Terra e dargli (si spera) il peso giusto, è il caso di sottolineare questa fattispecie sia come lode al team e all’editore THQ Nordic che non ha fatto particolari pressioni, sia per chiudere un occhio su certe inevitabili incertezze tecniche.

Un mondo nuovo (ma non migliore)

Prima di tutto, dal momento che le apparizioni pre-lancio sono state abbastanza fumose, prendiamoci un attimo per capire cosa sia davvero e come funzioni Biomutant. Il titolo è un action RPG con un mondo e dinamiche à la Fallout, tant’è vero che in più di un momento ve lo ricorderà parecchio da vicino e addirittura sembrerà citarlo in diverse fasi dell’esplorazione.

 

E proprio l’esplorazione è il fiore all’occhiello di Biomutant, poiché la Terra contaminata che viene visitata nel gioco ha tante cose e tanti luoghi “fatti a mano” a popolarla: vi imbatterete spesso in piccoli landmark, non necessariamente i villaggi in cui fare acquisti o vendere cianfrusaglie (pratica superflua poiché l’economia interna è abbastanza debole), ma anche velivoli abbattuti, palazzi decrepiti e porte chiuse che dovrete ingegnarvi per aggirare o aprire del tutto.

La scoperta di questi punti “speciali” presenti in dosi alquanto massicce e protetti da nemici di un’ampia gamma di livelli, come di aree con determinati pericoli biologici da cui mettersi al riparo con specifiche armature, conferisce al mondo una pienezza che ti invoglia a girovagare e fare ritrovamenti per ricompense di qualunque tipo – la prima e la più importante delle quali è rilevare come l’ambientazione non sia soltanto uno scatolone vuoto in cui galoppare fino all’orizzonte.

Quanto alle ricompense vere e proprie, va notato purtroppo che spesso e volentieri consistono – quando non sono le ben più utili cure o i pezzi della corazza per proteggere il nostro eroe – in oggetti destinati alla creazione: un po’ perché hanno denominazioni bislacche, un po’ perché il sistema del crafting è stato pressoché inutile e inutilizzato durante questa prova su strada, vi scorgerete presto a saltare annoiati le loro descrizioni.

Come tutto ha avuto inizio.

Al di là dell’esplorazione quasi in toto vincente, taciuto con un sopracciglio alzato dell’assenza di arrampicate, il mondo è costruito e proposto nella maniera giusta: c’è un narratore che ci tiene compagnia (a volte un tantino invadente, ma i suoi interventi possono essere diminuiti con un’apposita opzione) del tutto localizzato – dettaglio di non poco conto per una doppia-A se non qualcosina in meno – e c’è dell’ironia; c’è forse inaspettatamente tanto del racconto per bambini, e c’è un ingrediente di spiritualità che mette sulla bilancia qualsiasi azione facciate e vi inviterà di continuo all’introspezione.

Biomutant ha un’ambizione etica mai celata, che si traduce in due aspetti fondamentali: il primo si palesa in uno scolastico sistema d’aura benevola o malevola e nella sempre più rara gestione della moralità, che ha impatti ben circostanziati su come terminerà la vostra storia (meno, invece, sul modo in cui si svilupperà).

Ve ne ritroverete tanti davanti.

La seconda, invece, è rintracciabile nella critica ambientalistica alla società moderna, i bagordi capitalistici senza freno della quale hanno portato alla fine del pianeta così com’era conosciuto, non una guerra nucleare come ad esempio nel già menzionato Fallout: il racconto del “Mondochefu” è sempre sullo sfondo ed emerge di tanto in tanto quando passerete per punti d’interesse o ritroverete dei quadri che parleranno di inquinamento, avidità, e delle modalità con cui questi due vanno a braccetto oggigiorno.

La maniera in cui viene portato avanti questo racconto è tipica, e ha tanto della fiaba e dell’umorismo amaro: ogni oggetto, ogni posto, ogni personaggio ha un nome bizzarro, e questi ultimi hanno una parlata che vi strapperà una risata specie nella prima metà della storia, quando il tono drammatico non prenderà il sopravvento faticando a creare un climax ascendente – al punto che vedrete riproposto un cattivo alla fine senza che ci siano grosse spiegazioni, giusto perché serviva un cattivo che non fosse il mondo stesso e chi c’era stato prima.

Uno scatto dalla photo mode evidenzia i panorami del gioco.

Una Terra colorata e una direzione artistica da fumetto, con le mosse speciali sottolineate da onomatopeiche a schermo come ai tempi dei primi virgulti televisivi di Batman e con tante spassose mascotte, abbassano inevitabilmente il target del progetto in termini di età: non è un gioco facile e nemmeno poco profondo, per cui non è il caso di catalogarlo quale prodotto per bambini, ma è evidente come Biomutant abbia tutto al posto giusto per piacere ai bambini.

Un’esecuzione rivedibile

Se l’elemento ruolistico ci ha colpito perché ci aspettavamo un titolo più orientato all’azione che all’RPG (c’è una scelta di specie e classe, ad esempio, e persino i minigiochi sono influenzati dalla distribuzione dei punti al level up), la realizzazione tecnica, che dovrebbe coprire il passaggio dalla teoria alla pratica, è alquanto deludente.

Non parliamo banalmente della grafica, ma anche di animazioni povere di dettaglio e legnose che si incastrano spesso con l’ambiente, e – nella versione PC che abbiamo testato – di prestazioni altalenanti persino su una RTX 3080 e una visuale complicata dal fatto che l’inquadratura sia sempre molto vicina al protagonista: se su PC, naturalmente, il FOV è regolabile tramite uno slider dedicato (ma sempre con risultati lontani dall’essere ottimali), ci domandiamo come se la caverà la versione console, di cui non abbiamo ricevuto codici prima di questa recensione, in tal senso.

Da che parte stare?

Ispirandosi alla tradizione Bethesda – e, fuor di meme, essendo un open world di una simile portata sviluppato da un team dalle dimensioni ridotte – Biomutant è inoltre afflitto da qualche imprecisione: la cavalcatura spesso non risponde alla chiamata, richiedendo quasi sempre due attivazioni prima di raggiungerci, mentre su risoluzioni inferiori al 4K abbiamo visto i nostri indicatori incastrarsi continuamente nei POI della mappa (su cui, peraltro, non è possibile apporre segnalini personalizzati). In aggiunta, è frequente che le musiche spariscano di colpo durante l’esplorazione.

Oltre a queste inesattezze relativamente poco gravi, i combattimenti rappresentano un aspetto alquanto complicato della produzione, ed è difficile che qualcuno se lo attendesse visto l’ambizione della meccanica simil Kung-Fu qui introdotta. Specialmente nelle prime ore, lo troverete di una lentezza deludente e abbastanza inspiegabile, se consideriamo che uno stile di lotta del genere dovrebbe mettere in scena scontri veloci e variegati.

Quell'edificio in lontananza è liberamente esplorabile.

Ebbene, queste dinamiche le abbiamo intraviste soltanto verso la fine della storia, quando abbiamo sbloccato se non tutte, gran parte delle tecniche e delle armi a disposizione del micione. E persino dopo averle ottenute, il combat system è risultato popolato da combo semplici e “automatizzate”, per le quali – dopo aver premuto di norma due tasti – non bisogna far altro che spingere un grilletto o un pulsante frontale per vederle eseguite con un surplus di danno.

Una sfaccettatura forse peggiore è rappresentata dal fatto che le armi da fuoco “rompono” i combattimenti. Soprattutto contro nemici più grossi e meno inclini al movimento, vi basterà girare loro intorno e sparare di continuo, in particolare con la classe del Tiratore, per vedere la loro barra della salute – a prescindere dal livello – esaurirsi in maniera magari comoda ma inesorabile.

La componente ruolistica è piuttosto marcata.

Quando elogiavamo l’esplorazione, lo facevamo tenendo ben presente cos’altro ci sia in Biomutantuna storia che vi richiederà circa 12 ore a fronte delle 60+ che vi serviranno per vedere un po’ tutto nel suo mondo. Abbiamo accennato dell’opportunità di prendere delle decisioni che plasmino la storia, ma la verità è che lungo la main quest abbiamo riscontrato una scarsissima varietà e uno schema molto prevedibile che si ripete di avamposto in avamposto (un tratto riconosciuto persino da Experiment 101, al punto che, ad un certo momento del percorso, vi sarà permesso di saltarli).

 

Se la sfera della moralità ha il suo fascino poiché tiene in considerazione tutto, dalle alleanze fino al trattamento di una singola creatura, i finali a cui porta e il modo in cui vengono messi in scena sono inoltre abbastanza blandi: non aspettatevi molto più di un manipolo di NPC che vi accompagneranno lungo una manciata di cutscene che andranno a rimpiazzarsi a seconda di come vi sarete comportati nel gioco. Qualcosa che, contando pure una scrittura un pochino sconclusionata dell’ultima parte della narrazione, lascia l’amaro in bocca se pensiamo alle ambizioni del sistema dell’aura.

Versione testata: PC

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6,5

Biomutant

Piattaforme: pc, ps4, ps5, xone, xsx
In Biomutant, vi ritroverete a godervi l’esplorazione e un mondo affascinante ricco di spunti ludici, qualcosa di già relativamente raro nel panorama degli open world; allo stesso tempo, però, incapperete in taluni aspetti noiosi come una resa tecnica impoverita da inesattezze del codice e in altri sottotono rispetto alle premesse, e alle promesse, di un micione armato fino agli artigli e skillato come mai prima in combattimenti rocamboleschi. Quello di Experiment 101 è un progetto dalle molteplici sfaccettature, alcune riuscite discretamente, altre che avrebbero meritato – al di là di una maggiore rifinitura – un potenziamento notevole per centrare il loro obiettivo. L’esperienza resta per buoni tratti godibile ma al prossimo giro bisognerà fare molto di più per convincerci appieno.

Pro

  • Mondo ed esplorazione
  • Ambizione morale
  • Direzione artistica

Contro

  • Realizzazione tecnica mediocre
  • Combattimenti sottotono
  • Golden path monocorde
6,5