RECENSIONE 6 min

Back 4 Blood è il Left 4 Dead 3 che volevamo? | Recensione

I nostalgici di Left 4 Dead possono finalmente gioire: abbiamo l'erede non ufficiale di quell'iconica serie.

Possiamo girarci intorno quanto vogliamo e analizzare per filo e per segno tutto ciò che Back 4 Blood ha da offrire in termini ludici e di impianto di gioco, ma la verità che diventa lampante già dopo pochi attimi è che la nuova opera di Turtle Rock Studios è a tutti gli effetti Left 4 Dead 3 sotto un altro nome.

Back 4 Blood

Piattaforma:
PC, PS4, PS5, XONE, XSX
Genere:
sparatutto
Data di uscita:
12 Ottobre 2021
Sviluppatore:
Turtle Rock Studios
Distributore:
Warner Bros.

Non bastasse già il fatto che si tratta degli stessi autori (evidentemente vogliosi di riportare in auge qualcosa che sentivano proprio), ad avvalorare quanto detto c’è un sistema di gioco che ricalca per filo e per segno quanto di buono visto in quei due giochi che hanno a lungo tenuto impegnati i giocatori dell’epoca.

Ci si chiederà a questo punto se Back 4 Blood sia solo una reiterazione di quanto già visto o se in effetti abbia sufficiente personalità per spiccare come una IP originale che può svilupparsi nel prossimo futuro. La risposta è assolutamente positiva, perché il progetto di Turtle Rock Studios non è solo un clamoroso ripescaggio, ma una sua diretta evoluzione per una serie di motivi che sentiamo il bisogno di raccontarvi.

 

Back 4 Blood – Storia e progressione

Com’è facile immaginare, Back 4 Blood non ha di certo una storia elaborata né tantomeno un intreccio narrativo memorabile: la premessa, che è in sostanza solo una scusa per lanciarsi nella bagarre in solitaria o con altri tre giocatori, parla di una catastrofica epidemia in seguito alla quale gran parte dell’umanità non esiste più.

L’avventura, che comprende tre lunghi e articolati atti, più un quarto conclusivo di durata assai inferiore, è ambientata esattamente dopo il disastro, e lascia qua e là – volutamente – sparute informazioni sull’andamento reale dei fatti.

Orde di zombie e mostruosità assortite saranno all'ordine del giorno.

Sappiamo che la nostra specie è stata infettata da un parassita chiamato Verme del Diavolo, che i pochi sopravvissuti si fanno chiamare Sterminatori (a ragion veduta) e che i cosiddetti Infestati comprendono zombie e altre creature ributtanti che faranno di tutto per farvi fuori.

Da lì in poi si susseguirà una serie di eventi in cui sarete protagonisti assieme al vostro team, tra orde di mostruosità da arginare e abbattere, missioni da portare a termine e una varietà davvero importante per quanto concerne ambientazioni e modalità di incursione, difesa e attacco.

Partite sempre dall’idea che un approccio di gioco individualista e mai orientato al benessere della squadra è l’anticamera di un fallimento continuo e senza sosta, pertanto non aspettatevi mai che il gioco sia indulgente verso chi ha come unico interesse l’accaparramento delle risorse migliori e dei potenziamenti rapidi.

Questo bestione vi verrà incontro e calerà su di voi il suo gigantesco braccio come se fosse un maglio di una tonnellata.

Potrete affrontare la campagna insieme ad altri tre bot, è vero, ma in questo caso il gioco non vi consentirà di progredire e di far sviluppare il vostro personaggio. La scelta non ci è piaciuta affatto, ma è possibile che tramite futuri aggiornamenti la situazione possa cambiare. D’altra parte, il gioco è dichiaratamente un’esperienza da vivere online assieme ad altri giocatori, ma per via del genere (e non di certo per colpa del gioco) le possibilità di incontrare compagni poco perspicaci o assolutamente egoisti è sempre elevatissima.

In ogni caso, come spiegavamo, costoro avranno vita breve: Back 4 Blood è uno sparatutto cooperativo, e avanzare insieme prestando la massima attenzione è l’unico modo per avere la meglio anche nelle situazioni più disperate. Prima di iniziare un livello, esattamente come accadeva con Left 4 Dead, potrete prepararvi a dovere selezionando un’arma leggera come la pistola e una più pesante da scegliere tra fucili a pompa, mitragliatrici o fucili di precisione.

Gli altri tre slot sono invece adibiti per accogliere kit di primo soccorso (ma anche bende e antidolorifici), armi da lancio come granate e molotov, e dispositivi di scasso o defibrillatori per aiutare la squadra.

Considerando che Back 4 Blood ha un’elevatissima rigiocabilità e punta tutto sulla diversità delle partite, ci sembra corretto aver inserito tre distinte difficoltà che sono in grado di scandire un ottimo senso di progressione. Partire da quella più bassa, che prende il nome di Recluta, non è dunque un’ammissione di scarsa abilità, ma è al contrario il modo migliore per acquisire al meglio tutte le meccaniche di gioco e iniziare a fornire una prima tornata di miglioramenti ai vostri personaggi.

Separarvi ed essere egoisti significherà fallire continuamente.

Gameplay e sistema di carte

Aumentando la difficoltà le maglie della permissività si restringeranno a dismisura, al punto che diventerà essenziale agire con criterio e non sbagliare più nulla di eclatante. Si tratta però di gradini successivi, da affrontare solo quando si conoscono meglio i livelli e si ha maggiore disinvoltura. Ed è proprio qui che entra in gioco quello che è con ogni probabilità uno tra gli aspetti più importanti di Back 4 Blood: il sistema di carte e gestione dei mazzi.

I giocatori avranno la possibilità di acquisire, scegliere e disporre di particolari carte che andranno a influire su parametri come la salute, la resistenza, la capienza dei caricatori, l’agilità, la stamina, ma anche alterare dinamiche di squadra tramite aiuti per il gruppo e tutta una serie di variabili che vi lasciamo il piacere di scoprire. A sorpresa, prima di iniziare un livello vi renderete conto che anche il cosiddetto Game Master possiede il suo mazzo, così da cambiare alcune delle condizioni a cui dovrete sottostare.

Attenzione anche a questi simpatici mostri che possono colpirvi a distanza.

Se a livelli bassi le carte non fanno davvero la differenza (se non nelle fasi più avanzate), la musica cambia quando si sceglie di aumentare il livello di sfida. Oltretutto, per una corretta gestione del mazzo bisogna sapere sempre che la prima carta viene applicata automaticamente, e che la sequenza stabilita dell’uso in-game del mazzo segue la cronologia che avrete impostato a inizio sessione.

Ne esce fuori un sistema che funziona alla grande e che è in grado di offrire ad esempio buff, miglioramenti alle armi o potenziamenti di squadra. Inoltre, se riuscirete ad allestire un team affiatato e intelligente, potrete sperimentare con mazzi che si completano a vicenda e avere più chance per vincere anche alla massima difficoltà, che vi confermiamo essere un vero incubo.

Le carte, oltre a essere raccolte in giro per la mappa, possono essere sbloccate progressivamente grazie a dei punti che otterrete partita dopo partita, aumentando di fatto la percentuale di successo per le sessioni successive. Naturalmente c’è anche una buona dose di assoluta casualità a mettere parecchio pepe alle vicissitudini degli eroi, e dipende sia dalle ondate delle orde che dalle dinamiche di gioco in cui incapperete col vostro team di volta in volta.

Non c'è bisogno di ricordarvi dove abbiamo già visto questa scena.

PVP e comparto tecnico

La campagna, sebbene non sia particolarmente lunga, presenta ambienti sempre vari pur ricalcando molti dei luoghi tipici dell’America cittadina e rurale: ecco dunque che troverete diner, pompe di benzina a tutto spiano, fattorie abbandonate, paludi nebbiose, aree semidistrutte in salsa post-apocalittica e altri grandi classici dell’horror moderno a stelle e strisce.

Nonostante le ambientazioni non siano dunque particolarmente originali, ci sono dei momenti della campagna in grado di garantire un’elevatissima dose di divertimento. E i motivi vanno ricercati nell’ottima gestione degli obiettivi all’interno delle singole missioni e all’effetto sorpresa che non manca mai, tra boss che sbucano all’improvviso e autentici deliri in cui si spara letteralmente a qualunque cosa si muova sullo schermo senza un attimo di respiro.

Armi, rifornimenti e medikit possono essere trovati in porte speciali scassinabili con determinati attrezzi.

Lo stesso vale per la modalità PvP chiamata Sciame: dopo diverse partite, non siamo per nulla distanti dalla prima valutazione data lo scorso agosto nel nostro provato (ecco l’articolo). La modalità competitiva prevede sfide dirette tra due gruppi che si alterneranno prima nei panni degli Sterminatori, poi in quelli degli Infestati. All’interno dei round lo scopo sarà quello di resistere per tutto il tempo indicato dal timer, uccidendo di continuo gli avversari ed evitando di avere tutti e quattro i membri completamente ko e senza più possibilità di essere curati.

Non si registrano particolari squilibri, ma va comunque ammesso che determinate combinazioni, specialmente quelle che prevedono mostri in grado di attaccare dalla lunga distanza e altri che tentano di sfondare con prorompenza le difese nemiche, aprono una piccola breccia in termini di bilanciamento. Niente di troppo grave, sia chiaro, e siamo anche piuttosto convinti che gli update nel tempo possano perfezionare ulteriormente il tutto.

Nella nostra precedente anteprima ci dicevamo anche piuttosto contenti dello stato di ottimizzazione in cui si trovava il gioco, che per la recensione abbiamo provato sia su PC, sia su Xbox Series X (a proposito, Back 4 Blood è disponibile dal 12 del mese corrente per tutti gli abbonati di Game Pass). Al di là di qualche bug dove i bot incappano in elementi dello scenario producendosi in movenze buffe, su console non abbiamo rilevato problemi di alcun tipo.

L'attento allestimento delle carte fa davvero la differenza se giocherete a difficoltà più elevate.

La fluidità resta sempre elevata anche nei momenti concitati, e vi assicuriamo che questi rappresentano un’altissima percentuale di gioco. Su PC, il supporto al DLSS dà una marcia in più in termini qualitativi e di fluidità globale. Il gioco ha poi quattro opzioni legate al DLSS che, ricordiamo, è disponibile solo per le schede grafiche GeForce RTX della serie 20 e 30: qualità, bilanciato, performance, e ultra performance.

Lo abbiamo provato su un PC che monta un i5 di fascia alta, 16 GB di Ram e una RTX 3060, quindi con un hardware ben al di sopra dei requisiti consigliati per il gioco, che sono molto abbordabili. Gli unici singhiozzi sono stati legati a degli episodi di micro lag con scatti frequenti un po’ fastidiosi, ma nulla che possa pregiudicare in modo importante la fruizione delle partite. Al netto di tutto ciò, in definitiva, Back 4 Blood non può che dirsi un’operazione di buon successo, che speriamo venga supportata nel tempo anche con eventi speciali legati alla campagna.

Versione recensita: Xbox Series X e PC

Se volete giocare a Back 4 Blood con risoluzioni importanti, vi consigliamo di acquistare questo performante portatile da gaming dotato di una RTX 3060. In alternativa, se volete spendere meno rimanendo nei requisiti consigliati, vi segnaliamo quest’ottima proposta.

8,0

Back 4 Blood

Piattaforme: pc, ps4, ps5, xone, xsx
Back 4 Blood testimonia la chiara volontà di riesumare Left 4 Dead modernizzandone la formula. Turtle Rock Studios riesce nell'operazione riproponendo quanto di buono fatto in precedenza e migliorando di molto personalizzazione, sviluppo dei personaggi e gestione delle partite tramite l'uso strategico dei mazzi di carte e degli Sterminatori. Il potenziale è davvero importante e la base ha grande solidità: adesso sta agli sviluppatori supportare degnamente la loro nuova creatura, che ha pochi punti deboli e assicura davvero tanto, tantissimo divertimento a chi avrà altri tre amici con cui condividere le partite.

Pro

  • Divertente, frenetico e anche molto strategico ai livelli di difficoltà più alti
  • Buona la modalità Sciame, che garantisce un PvP senza importanti squilibri
  • La gestione delle carte, dei potenziamenti e degli Sterminatori dà davvero una marcia in più all'intero progetto

Contro

  • Non c'è una progressione se si decide di giocare completamente da soli
8,0