Recensione 3 min

We Love Katamari

Qual è la ragion d’essere di un seguito come We Love Katamari?
Esattamente quella del suo predecessore: rotolare, rotolare e rotolare.
Per quale motivo? Per il puro piacere di farlo. Anzi, andando a veder bene un pretesto esiste: se nella prima avventura il Principe del Cosmo dovette rimediare alla sbadataggine di suo padre, rimpiazzando con sfere di chincaglieria varia le stelle del firmamento accidentalmente distrutte dal Re, questa volta il rotolerà il Katamari unicamente per il visibilio dei fans di Katamari Damacy.
Piccolo ripasso: cos’è il Katamari? Nient’altro che una sfera dalle misteriose capacità attrattive, in grado di catturare qualsiasi tipo di oggetto si interponga sul suo cammino in funzione delle sue dimensioni: se in un primo momento potrà raccattare solo piccole suppellettili come monete, graffette o bottoni, in breve riuscirà a trascinare con se mobilia, alberi, cani, persone, palazzi, interi pianeti…
Sarà proprio il pianeta Terra, rappresentato attraverso il filtro deformante dell’estro creativo degli artisti di Namco, a costituire la cornice delle razzie del Principe; la camera disordinata di un ragazzino, il giardino trascurato di una villa o l’affollata profondità di una pozza d’acqua saranno l’ideale punto di partenza per rotolamenti di ambizione crescente.

Piattaforma:
PS2
Genere:
simulazione
Data di uscita:
Sviluppatore:
Namco
Distributore:

Album a colori
L’aspetto grafico di We Love Katamari è estremamente stilizzato; la semplicità delle strutture poligonali e la mancanza di effetti particolarmente coreografici sono in gran parte sopperiti dall’uso sorprendente di vivaci accostamenti cromatici e dal folle design di personaggi ed ambientazioni, frutto di un’inventiva quasi allucinata. I punti di forza non sono da ricercare nell’artificio tecnico, bensì nell’originale caratterizzazione stilistica dai tratti infantili, impregnata di un umorismo tutto giapponese e da un pizzico di ingenuità.
L’accompagnamento sonoro è perfettamente funzionale all’apparenza estetica, vista l’abbondanza di temi musicali (di solito cantati nell’indecifrabile lingua del Sol Levante) assolutamente fuori degli schemi e oltremodo buffi; tranne nel caso di poche sequenze d’intermezzo, il doppiaggio è assente, ma non mancheranno brevi digitalizzazioni vocali associati ai dialoghi tra i protagonisti. Per il resto gli effetti sonori fanno il loro dovere, rimarcando con l’incisività dei cartoni animati le azioni più significative.

Keep on rollin’, baby
L’essenza del gameplay è interamente racchiusa nell’assimilazione del sistema di controllo; a dispetto dell’estrema semplicità del concept di gioco, la gestione della sfera attacca tutto non è propriamente banale.
Sarà necessario l’utilizzo coordinato di entrambi gli stick analogici del dualshock: combinando inclinazioni nei diversi sensi si determineranno orientamento, traiettoria e velocità della sfera rotante; il sistema può essere assimilato con le dovute proporzioni al funzionamento di un mezzo cingolato o di una sedia a rotelle, al quale si aggiunga l’indispensabile possibilità dello strafe.
A rendere più interessante la situazione interviene l’implementazione di alcune interessanti routine fisiche, che simuleranno l’inerzia dovuta alla massa crescente del Katamari e le irregolarità motorie causate dall’assorbimento di oggetti dalla forma geometrica irregolare o particolarmente spigolosa: in combinazione con le asperità degli scenari di gioco, spesso organizzati su diversi piani d’altezza e ricchi di rampe ed anfratti, complicheranno non poco la vita del piccolo principe rotolatore.
Da segnalare qualche problema legato alla gestione dell’inquadratura, a volte troppo ravvicinata e quindi poco propensa a mostrare il necessario campo visivo.
Per quanto concerne il fattore longevità, We Love Katamari mostra il fianco a qualche critica; l’esperienza risulta estremamente fine a se stessa, oltre a mancare di un effettivo “senso di progressione” attraverso il gioco o di un vero e proprio sviluppo narrativo da seguire. In questo senso l’attenzione del giocatore sarà stimolata unicamente dalla tecnica della “variazione sul tema”, con la proposizione di scenari alternativi (come il rotolamento di un Katamari infiammato da alimentare freneticamente o l’esplorazione dello spazio siderale), e dall’evoluzione del rapporto tra Principe e Re del cosmo, raccontata in maniera scherzosa ma tutt’altro che superficiale dalle cut-scenes. Essere catturati o annoiati da tali fattori dipenderà in maniera fortemente soggettiva dalla sensibilità del singolo videogiocatore.

– Originale
– Intuitivo
– Gustosamente umoristico

– Longevità limitata
– Non adatto a tutti

7.8

We Love Katamari offre un’esperienza di gioco leggera e rilassante, decisamente atipica in un panorama videoludico dominato da action games e FPS; se da un lato porta con se una piacevole ondata di freschezza, rivelando inoltre una pregevole direzione artistica, dall’altro potrebbe far storcere il naso a coloro restii di fronte alle sperimentazioni troppo azzardate e divaganti.
La semplicità strutturale costituisce al contempo la principale peculiarità ed il più pesante limite del progetto; entrare nello spirito del “rotolamento” incondizionato, calandosi nelle sue atmosfere rarefatte ed ironiche, regalerà svago e soddisfazione, mentre scontrarsi con la ripetitività di fondo e la pochezza fisiologica del gameplay potrebbe comportare una prematura perdita di interesse.
In definitiva, un titolo che fa dell’originalità la propria bandiera, ma talmente particolare da poter risultare poco gradito alla fascia di utenza più legata alla tradizione o comunque amante di esperienze videoludiche maggiormente “corpose”.

Recensione a cura di xPeter