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Spaziogames Top 10: Pregianza’s Best

Oggi vi presento una classifica un po’ diversa dal solito. Non una top 10 redazionale, ma una lista personale di giochi che, per il sottoscritto e la sua barba, sono più belli o significativi di tutti gli altri. Niente limitazione di generi, sviluppatori o quant’altro, solo 10 titoli, non in ordine numerico, che per me hanno rappresentato tanto e mi hanno fatto amare profondamente i videogiochi. Magari poi non ve ne frega una mazza, ma io ve li elenco lo stesso. Così. Perché posso.
Planescape Torment/ Baldur’s Gate 2
Parto già barando, perché d’altronde sono un infame. Fatto sta che i titoli con cui comincio sono da sempre i miei due giochi preferiti in assoluto, e non sono mai riuscito a decidere quale mettere sul trono. Torment rappresenta a mio parere il punto più alto mai toccato da un gdr per quanto riguarda dialoghi, personaggi e, a tratti, gestione della narrativa. Baldur’s Gate 2 invece è il seguito ancor più riuscito del gioco che mi ha insegnato le basi dei gdr occidentali, e uno dei titoli su cui ho passato più ore in assoluto quando ero un giovincello (si parla di oltre 350 ore di gioco, tra varie run con più personaggi). Li amo entrambi, alla follia, e faccio ancora fatica a credere che possano uscire gdr in grado di eguagliarne lo spirito oggi, indipendentemente dalle meraviglie ottenute in campo tecnico. E il secondo può vantare persino un’espansione fighissima chiamata Throne of Baal, dove si può, volendo, divenire un dio. Che razza di capolavori.
Devil May Cry
Ho affermato più volte di adorare Kamiya, ma non ho mai spiegato nel dettaglio come questo amore è iniziato. Devil May Cry è la risposta. In un’era in cui io, ragazzetto ingenuo dotato di Ps2, credevo di sapere cosa fosse un gioco d’azione, arrivò Hideki e con Devil May Cry spazzo via le convinzioni di tutti. Aveva inventato lo stylish action partendo da un prototipo di seguito di Resident Evil. I giochi non sarebbero mai più stati gli stessi, e neppure io in verità. La barba ha cominciato a crescermi dopo le bestemmie tirate giocando alla difficoltà Dante Must Die, raggiunta con fatica una volta capito come sfruttare al meglio tutte le meccaniche di questo complesso è velocissimo titolo. Sto gioco fondamentalmente ha ucciso la mia infanzia, ed è una cosa per cui lo ringrazierò in eterno.
Dark Souls
Stupiti di trovare Dark Souls in lista? No infatti, mi pareva strano. Semplicemente un titolo che mi ha fatto tornare bambino, ai tempi in cui i videogiochi sapevano ancora prendere l’utenza a calci nel sedere. Demon’s lo apprezzai, e tanto, ma fu Dark a conquistarmi con la sua atmosfera lugubre, i suoi solitari falò, i suoi impegnativi ed epici boss e il fantastico gameplay. From ha veramente fatto centro con questa serie, e anche se è molto meno impegnativa di quanto sembri, poiché una volta capito come tutto gira si avanza abbastanza velocemente, resta un’esperienza esaltante che tutti gli amanti del gaming dovrebbero provare. 
Half Life
Gli fps mi piacciono, e molto anche. Sono tuttavia anche un amante delle esperienze singleplayer più che del competitivo, quindi non stupisce che il mio sparatutto preferito in assoluto sia Half Life. In un periodo in cui questo genere già iniziava ad essere improntato di brutto sugli scontri online, Valve tirò fuori dal magico cilindro uno shooter dotato di un’atmosfera unica, in grado di far calare il giocatore nella parte di Gordon Freeman da subito grazie a un prologo geniale e a un gran numero di trovate epiche. Ho adorato tutto di questo gioco: il feeling delle armi, il ritmo studiato dell’avventura, l’oscuro background narrativo, e addirittura la tensione delle fasi finali. Le emozioni che mi tornano alla mente quando ripenso alla prima volta che lo giocai sono così forti da farmelo preferire al suo seguito diretto. 
Final Fantasy VI
Non so se l’avete notato, ma mi piacciono i gdr. Curiosamente, però, apprezzo sia i titoli nostrani che quelli made in Japan. Tra questi ultimi Final Fantasy VI è ancora oggi il mio gdr nipponico preferito, avvicinato solo da Chrono Trigger. Non ce n’è per nessuno: il sesto capitolo principale della storica saga di Square è quello con i migliori personaggi e la miglior storia, nessuno gli si avvicina, senza contare la particolarissima gestione della campagna, l’indimenticabile e folle antagonista, e la gran varietà in combattimento dei vari protagonisti. Un giocone da cui tanti sviluppatori devono prendere esempio.
Garou: Mark of the Wolves
Io sono un grosso fan dei picchiaduro. Mi piacciono moltissimo sia la loro stratificazione che l’incredibile complessità nascosta dei sistemi di combattimento quando li si va ad analizzare nel profondo. Tra tutti, però, non c’è un picchiaduro che mi abbia colpito più di Garou. Successore dei Fatal Fury, Garou è un titolo così splendidamente animato da fare la sua porca figura ancora oggi, dotato di un combat system da manuale, e ai tempi così avanti rispetto alla concorrenza da farla sfigurare. Il canto del cigno della vecchia SNK in pratica, e un must play per chi è cresciuto a pane e King of Fighters, anche se lo conoscono davvero in pochi.
Dragon’s Crown
Quando bazzicavo nelle sale giochi, non c’era titolo per cui consumavo più monetine di Dungeons and Dragons: Shadow Over Mystara. Nessun beat ’em up lo eguagliava: c’erano le classi diversificate, varie armi da raccogliere, segreti a bizzeffe, e strade alternative da seguire per un’esperienza sempre diversa. Il massimo del genere. Poi è arrivata Vanillaware e su Ps3 ha fatto uscire il suo successore spirituale. Più grosso, con elementi gdr più marcati, più divertente e immensamente più bello da vedere. E niente, l’ho messo in lista. Non potevo fare altro.
Day of the Tentacle
Vi ricordate  i tempi in cui le avventure punta e clicca spopolavano, il pensiero laterale apparteneva a grandi e piccini, e tutti amavano i polli di gomma con la carrucola in mezzo? Io sì, perché sono vecchio dentro, e tra tutti gli splendidi giochi di questo tipo non ce n’è uno che mi abbia fatto scervellare e ridere più di Day of the Tentacle, un capolavoro senza tempo per il genere diviso tra tre personaggi a dir poco strambi e svariati periodi storici. Ogni tanto me lo rigioco ancora. Così, per sfizio.
Nier
Sto gioco lo dovevo inserire nella lista. E sì, Nier ha i suoi bei problemoni, e ancora sì, è un titolo tecnicamente piuttosto atroce, ma importa poco davanti a una narrativa del genere. La trama di Nier, anzi, in verità la sua intera struttura narrativa, è tra le più complesse e folli che si siano mai viste nella storia dei videogiochi. Questo è un titolo che ribalta completamente ognuno dei topoi del gaming nipponico, ed è forse il jrpg più tragico e crudele che sia mai stato creato. Ulteriore assurdità? Per capirlo non basta finirlo una sola volta. Come si fa a non amarlo?
Starcraft II
Questo è un titolo che metto per nostalgia, più che altro, perché con l’ascesa dei dota-like il fantastico genere degli strategici in tempo reale sta purtroppo morendo lentamente. Starcraft II è l’unico sopravvissuto a questa peste nera e inarrestabile, ma anche lui ormai è ferito e gronda sangue, assaltato di continuo da giochi ben più accessibili. Si spera in una sua rinascita con Legacy of the Void, ma il futuro è grigio ed è un peccato, perché questa tipologia di videogame, di rara complessità e intelligenza, l’ho sempre amata molto. A Starcraft II ho giocato tanto, ero un basso platino agli inizi. Poi l’ho mollato e adesso al massimo potrei vantarmi di essere a livello “legno ammuffito”. Però è ancora lo strategico che mi è piaciuto di più in assoluto, quindi lo metto in classifica.